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Campionato

Luis Alberto e Milinkovic: insieme si può. Sarri ha trovato la chiave?

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Atalanta-Lazio ha sottolineato come Sarri possa far coesistere Luis Alberto e Milinkovic dando comunque equilibrio alla squadra

Aprite le porte alla bellezza“, con questo slogan la Lazio dava il benvenuto a Maurizio Sarri lo scorso giugno. La dirigenza si affidava al carisma del Comandante, dando un taglio netto con il passato targato Simone Inzaghi e gettando le basi per un calcio spettacolare, ma di attuazione difficilmente immediata. Troppo radicata nelle menti dei calciatori biancocelesti la filosofia dell’attuale tecnico dell’Inter, più “terreno” del toscano e per questo più facilmente comprensibile. Passare da quasi 5 anni di 352 a un 433 poi, rendeva il tutto ancora più confuso. Lo si è visto per ampi tratti del campionato in corso, lo si è visto anche nelle scelte di Sarri, che è stato quasi costretto a rinunciare alla presenza simultanea di Luis Alberto e Milinkovic, che sotto la gestione Inzaghi erano insostituibili.

La spiegazione è molto semplice. I due pilastri del centrocampo della Lazio, non avendo caratteristiche difensive, mal si abbinano a un modulo che prevede maggiore copertura sulle fasce delle mezzali, non essendoci più gli esterni a tutto campo del 352, bensì due ali d’attacco. Con Inzaghi in panchina, il lavoro difensivo del Mago e del Sergente era certamente limitato vista la presenza dei Lulic e Lazzari di turno, inesauribili locomotive pronte ad attaccare ma allo stesso tempo a difendere. Con il passaggio al 433, gli spazi laterali sono meno coperti vista la propensione di Pedro e Felipe Anderson a offendere più che a ripiegare. Va da sé che il lavoro di pressione sugli esterni avversari è affidato ai centrocampisti e in seconda battuta ai terzini. Per questo motivo Sarri ha talvolta rinunciato a Luis Alberto, affidandosi a Basic o Akpa Akpro, decisamente più propensi al sacrificio in fase difensiva dello spagnolo.

Questo castello composto da fragili mattoni ha modo d’esistere se applicato a un gioco di stampo sarriano, votato all’attacco, ma esposto a eventuali ripartenze in caso di perdita di possesso. Se il contropressing va a vuoto infatti, è comune ritrovarsi scoperti sulle zone laterali, che a questo punto verranno facilmente occupate dall’avversario. E se Sarri snaturasse, almeno in parte, il suo gioco per ottimizzare il materiale a disposizione? Raramente il tecnico toscano è sceso a compromessi, ma contro l’Atalanta ne abbiamo visto un assaggio. I biancocelesti in poche occasioni hanno avuto il pallino del gioco, certamente subito dopo il gol di Pedro per una questione di entusiasmo e fiducia in sé stessi. Ma prima, e soprattutto dopo questa fase di “euforia” successiva al vantaggio, la Lazio ha saputo anche abbassarsi, compattarsi e soffrire, agendo di ripartenza. Sarrismo? Macché. Eppure non si può dire che la Lazio vista contro la Dea sia stata solo attendista. Le occasioni da gol ci sono state, così come l’intensità e la corsa. Cosa è cambiato allora? L’atteggiamento. Meno votato al dominio del gioco e del possesso palla, ma più prudente, oculato e intelligente. In questo modo la squadra ha saputo supportare la coppia Luis Alberto-Milinkovic, poiché meno proiettata alla costruzione e quindi meno propensa a subire ripartenze una volta persa palla. Che sia la svolta per la stagione dei biancocelesti? Troppo presto per dirlo, ma Maurizio Sarri potrebbe aver trovato la chiave per dare maggiore equilibrio alla sua creatura.