Potevate fermarci solo così. VERGOGNA!

© foto @OfficialLazio

Il nostro pensiero riassunto in un editoriale dopo una stagione vissuta con il cuore in gola e che ha visto la Lazio assoluta protagonista nonostante tutto

Forse è per giornate come queste che siamo laziali. Per la notte insonne appena passata, per le lacrime buttate, per la tanta disperazione che non accenna ad uscire dalle nostre anime. Forse siamo laziali perché dopo questa brutta caduta, la prossima vittoria ci farà festeggiare il triplo. Siamo laziali perché vediamo tutto nero e questa partita ce la porteremo dietro per l’eternità. Siamo laziali perché ci siamo battuti fino alla fine contro le ingiustizie, mostrando a chi ci voleva morti che l’impossibile è solo un limite della mente. Siamo laziali perché stiamo soffrendo e chissà quando ci passerà. Oggi siamo laziali solo se parliamo dei FURTI e dei SOPRUSI a cui abbiamo assistito. Lazio-Inter in un campionato normale avrebbe dovuto vedere l’esordio di Bruno Jordao e Pedro Neto, con la nostra squadra che veniva portata in trionfo dai propri tifosi, dopo una stagione straordinaria.

SCANDALO – Al termine di un’annata comunque strepitosa, non va rimproverato NIENTE alla Lazio, andata ben oltre le proprie possibilità. Due mesi fa un noto giornale italiano che si occupa di Finanza, ha scritto un articolo in cui venivano tirati fuori dall’armadio tutti gli scheletri. Dove si parlava dell’Inter che ha 628 milioni di euro di debiti e che senza Champions League chissà come si sarebbe segnata al prossimo campionato. Questa è la verità che non troverete scritta da nessuna parte perché d’ora in avanti su tutti i format nazionali verrà esaltata una squadra ai limiti dell’indecenza, portata in alto soltanto da dei signori che in un mondo normale verrebbero chiamati attori e non arbitri. Oggi chi se la prende con de Vrij, parla di Strakosha, di Luiz Felipe, Caicedo, della rosa corta, dei mancati acquisti, fa solo il gioco di questi signori che si divertono a buttare bombe nel nostro ambiente. Ultima in ordine di tempo, ma non di importanza, la VERGOGNOSA notizia nell’aria da 4 mesi e fatta passare come ufficiale a 10 giorni dalla sfida più importante dell’anno. Questo a dimostrazione del fatto che i laziali devono fare i laziali, perché la Lazio vogliono già ammazzarla gli altri. Entrando nel merito degli episodi chiave della stagione, si può parlare solo di quelli arbitrali perché a questo ci hanno costretto. Alla Lazio hanno segnato di mano nell’epoca del Var, hanno espulso l’attaccante più forte al mondo in quel momento dopo che si era procurato un rigore. Alla Lazio hanno fatto falli in 3 contro 1 perché non riuscivano a fermarla, ma nessuno ne ha parlato nei vari salotti televisivi. La verità è chiara e limpida e chi non vuole vederla o fa finta di nascondere la testa sotto la sabbia è in MALAFEDE, come coloro che da mesi ci mettono i bastoni tra le ruote. Dobbiamo lamentarci perché ci hanno ammazzato per un anno intero e un gol preso a 7 minuti dal termine del campionato, non può cambiare l’andamento dello stesso. I calciatori sono esseri umani come noi e ne hanno dovute subire di cotte e di crude. Luis Alberto che contro il Torino parla di Lazio non voluta in Champions, Parolo che con il Bologna dice che gli arbitri quando si tratta di noi, non vanno al VAR altrimenti sarebbero costretti a darceli i rigori. Ma di che parliamo? Una stagione a recriminare GIUSTAMENTE e ora davanti alla bandiera scacchi diventiamo tutti allenatori? La Lazio ha giocato più di tutte le altre, ha dovuto sottostare a soprusi che altri club nemmeno in 100 anni di storia hanno subito e oggi questa squadra merita solo gli applausi. Dal primo all’ultimo. Da chi ha giocato stirato, chi non c’è riuscito ma ci ha provato fino alla fine. Chi ha lavorato 24 ore al giorno per giocare con una gamba, chi si è fatto cacciare della panchina perché ne aveva le palle piene dopo una stagione in cui ha dovuto vedere di tutto. I calciatori sono esseri umani e se a Salisburgo, contro l’Inter o in altre circostanze sono crollati, è perché da un anno non combattono soltanto contro i loro avversarsi di giornata, ma c’è sempre qualcuno di più grande e potente a manovrare tutto. E oggi chi nega questo, oltre a essere in MALAFEDE con se stesso, non può definirsi laziale.

ENNESIMA VERGOGNA – Parlare della partita di ieri come quella che non ci ha permesso di andare in Champions è ingeneroso oltre che irreale. La Lazio era scoppiata sotto tutti i punti di vista, non ne aveva più perché è stata falcidiata e se oggi tutti dicono che meritava il quarto posto, al cospetto dell’Inter, fatevi delle domande. La classifica dice addirittura che le due squadre sono a pari punti con i biancocelesti arrivati quinti con il MIGLIORE ATTACCO DELLA SERIE A. Queste sono tutte cose normali? Anche la partita di ieri merita spazio in questa pantomima studiata ad arte. Fallo di Miranda su Murgia da giallo, quando in Inter-Juventus, Vecino è stato espulso per qualcosa di molto simile. Gol di D’Ambrosio che può anche essere regolare, ma a te non l’avrebbero mai concesso. Rocchi che concede un rigore oltraggioso nei confronti delle persone colte e piene di sapienza, perché una palla presa con il braccio non può mai uscire fuori dall’area per una legge fisica. Perché se quel pallone avesse toccato la mano di Milinkovic si sarebbe fermato lì a fianco a lui. Il desiderio di concedere un penalty era talmente forte nell’arbitro e lo si vede qualche minuto più tardi. Poi nemmeno a dirlo arriva un’espulsione, con il secondo giallo forse giusto, ma il primo? Ecco, la morale della favola è una sola ed è abbastanza chiara: gli episodi che hanno deciso l’andamento di Lazio-Inter non sono clamorosi e possono anche passare per normali, ma tutti queste decisioni, forse giuste ma al limite, a parti invertite sarebbero state prese? Lulic espulso per due falli a 70 metri dalla porta e Pjanic perdonato dopo un’entrata che poteva mandare in ospedale Rafinha. Per non parlare dei 4 minuti di recupero concessi e del fischio finale arrivato a 93:58 mentre stava ripartendo l’ultima azione. Così come meriterebbe ore di discussione il fallo fischiato a Lucas Leiva al limite dell’area, dopo aver preso una gomitata da Miranda. Sarebbe stata espulsione e punizione dal limite a due dal termine, dalla stessa posizione da cui Milinkovic nel primo tempo prese il palo. Se andiamo ancora più indietro troviamo una campagna di strumentalizzazione vergognosa, costruita attorno a degli adesivi affissi da 11 persone (per lo più minorenni) e per cui ne hanno fatto le spese: una società quotata in borsa, 30 calciatori e 5 milioni di tifosi. E’ stato fatto leggere il diario di Anna Frank a della gente appena alfabetizzata per sensibilizzare il tutto e mettere la Lazio in una posizione di vittimismo assoluto. Ci siamo dovuti sorbire gente che a malapena conosce l’uso dell’ ‘H’, parlare di etica e di storia. Solo dopo si è passati al piano ‘B’, quando si è visto che bisognava ricorrere ad altri mezzucci per fermare la migliore realtà di questo campionato. Da qui viene aperto un altro fascicolo, quello dei soliti errori che non si compensano mai. Oggi tocca a noi piangere, domani toccherà a qualcun altro. Perché in Italia funziona così, ci si preoccupa di un problema soltanto quando ci tocca personalmente, per la solita teoria che ‘se crolla il mondo io mi sposto un po’ più in là’. Questo è un Paese che si mette le fette di prosciutto davanti gli occhi quando gli fa comodo e le toglie a proprio piacimento per lo stesso motivo. Se a vincere sono sempre le stesse qualcosa vorrà pur dire. Non date adito agli sfottò di qualche amico romanista, perché tanto anche loro difronte alle tre del Nord solo un piccolo granello di sabbia in una spiaggia chilometrica. Oggi è toccato a noi domani toccherà a qualcun altro. Perché la Lazio per vincere uno scudetto è stata costretta a far prendere denunce a centinaia di persone che ancora oggi vanno ringraziate per quella manifestazione in Via Allegri. Le bacheche dei social network vengono quotidianamente riempite di post, da individui che denunciano: concorsi pilotati, criminali a piede libero, disparità di trattamenti tra persone più importanti rispetto a quelle meno importanti. Tutti pregiudizi che arrivano prima dei giudizi, perché in Italia è sempre stato così e sempre lo sarà. Però se in uno sport considerato tra i primi 5 business del Paese, qualcuno parla di cose pilotate, ci si scandalizza etichettando chi lo denuncia come visionario. E’ questo che non si vuol capire è questo che fa male.

ONORE – Da piccolo guardavo tutte le puntate di Robin Hood. Non ne perdevo una e forse già da lì dovevo capire che sarei diventato laziale. Un capopopolo che per scelta ruba ai ricchi per dare ai poveri, perché una persona con un euro in tasca deve essere uguale a chi ha la carta oro nel portafogli. C’è gente che per i diritti umani e le disuguaglianze è MORTA e oggi dopo 2000 anni siamo ancora qui a parlare dei meriti sovrastati da soprusi.  Il calcio è solo uno sport certo, ma è lo specchio più lampante di una società in qualsiasi Paese in qualsiasi cultura. Perché se l’Inghilterra è la patria del fair-play succede che una volta ogni tanto, una squadra chiamata Leicester vinca la Premier League. Senza scendere all’inutile retorica è giusto spostare il discorso su una cavalcata iniziata il 13 agosto con la vittoria di un trofeo. Tutto il mondo Lazio oggi deve essere onorato e fiero di essere rappresentato da questi calciatori, questo allenatore, questa società. Non si sono piegati alle ingiustizie, hanno lottato con tutte le armi a loro disposizione, hanno preferito la fisioterapia alle giornate in famiglia e si sono arresi solo al male del calcio. Dal primo all’ultimo, dal più forte a chi non ha giocato neanche un minuto. Oggi chi indossa l’aquila sul petto può solo andarne fiero. Niente da rimproverare a una squadra andata a 5mila giri per un anno e crollata solo perché ammazzata da fattori esterni. Avete protestato contro chi rideva di voi. Avete onorato il nostro simbolo in Italia, in Europa e nel mondo. Ho letto la parola ‘Lazio’ sulle prime pagine dei giornali più importanti del pianeta, ho sentito dire a bocca storta dalle tv nazionali che la Lazio stava tornando grande. Avete costretto chi ci ha sempre deriso a lodarci. Siete andati in guerra sapendo di essere già morti, ma ci siete andati per noi. Perché l’affetto mostratovi quest’anno l’avete meritato e anzi, bisogna solo chiedervi scusa dato che oltre alle vergogne a cui avete dovuto sottostare, siete stati costretti a giocare quasi sempre in una cornice di pubblico che non meritavate. Vorrei abbracciarvi uno ad uno e tenervi con me fino a quando sarò in vita, perché con voi al mio fianco ho imparato a non avere paura. Siete stati la mia luce al buio, la speranza di cambiamento in una vita di stenti e di poche vittorie. Come Robin Hood insegna, si può lottare anche con un arco e una freccia contro gli eserciti più potenti al mondo. Noi l’abbiamo fatto, TUTTI INSIEME mentre gli altri ci sparavano addosso qualsiasi colpa che non meritavamo di avere. Qualcuno se ne andrà, altri resteranno, ma una squadra più laziale di questa non l’avevo mai vista. La speranza è anche la certezza, che seppur con un’altra maglia, alla fine della vostra partita il primo risultato che andrete a vedere sarà sempre quello della Lazio. Fa male soffrire, ma mai come oggi mi sento in dolce compagnia. Siamo sempre stati delle mosche bianche, delle gocce nell’oceano, ed ora lo siamo ancor di più. Ci hanno preso di mira, colpito con pistole e fucili anche mentre barcollavamo e la cosa più bella e che oggi mi rende orgoglioso, è essere caduto a terra solo a 8 minuti dal traguardo. Con tante ferite che chissà quando verranno rimarginate, con un cuore in frantumi che oggi batte più forte di ieri e mai più di domani per questi colori. La nostra forza, QUELLA DI TUTTI, è riassumibile nella classifica finale. Non sono riusciti nemmeno a farci arrivare sotto di loro, ci hanno fatto arrivare a pari punti con una squadra ridicola perché stare dietro anche solo di un punto sarebbe stato impossibile. Dopo quanto successo, faccio mia una frase all’apparenza banale, ma da cui bisogna ricominciare dopo aver messo il punto alla stagione appena conclusa: «Adesso c’è delusione, ma ripartiremo più forti di prima». L’ha detta Simone Inzaghi, un laziale convinto e che come noi oggi sta malissimo. Oggi mi sento così, domani chissà. Con la morte che nel mio cuore è diventata una vicina silenziosa dell’eterno orgoglio. Fiero di essere laziale. Fiero di soffrire. Fiero di piangere per una partita di calcio. Fiero di non piegarmi mai. Ci esaltiamo nelle difficoltà e quando ci sentiamo insultati oltre che derubati. Sarà per questo che oggi l’unica immagine nella mia mente è quella di Giorgio Chinaglia, che pieno di fierezza e superiorità stava seduto dinanzi alla scritta che più di ogni altra ci gonfiare il petto: «LAZIALI BASTARDI».

 
Luca Palmieri
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