Poca umiltà e tanta stanchezza: Lazio, così non va

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L’analisi di Genoa-Lazio, partita emozionante e ricca di colpi di scena, finita 2-2 con un gol di Luis Alberto nel finale

Lazio troppo molle, Genoa pimpante come non mai. Padroni di casa aggressivi e sempre primi sul pallone, come fosse la partita della vita, interpretazione totalmente opposta invece quella dei biancocelesti. Il copione della gara è stato chiaro sin da subito e Simeone ha iniziato a scriverlo dopo 10 minuti. La troppa voglia di riprendere il risultato, fa perdere lucidità alla squadra di Inzaghi, poco concreta sotto porta e pericolosa solo con giocate individuali. Nonostante ciò, nel primo tempo mancano due rigori solari, uno con conseguente espulsione di Burdisso. Non contento Maresca, completa l’opera nella ripresa, quando Keita viene abbattuto da Laxalt. In partite del genere la beffa è sempre dietro l’angolo e dopo essere uscita dal guscio, la Lazio subisce il 2-1. Autore della rete? Facile, Goran Pandev. ‘Ah ma gioca ancora’-  si staranno chiedendo in molti- e a quanto pare la risposta è “si, solo contro la Lazio”. Gol in Coppa Italia e in campionato, dove l’emozione di vedere il pallone entrare in rete, gli mancava da ben 4 anni. Pandev e Simeone, il passato e il chissà, forse il futuro. In mezzo a loro c’è Cataldi, l’unico ad appartenere ai biancocelesti anche nel presente. Vedendo i marcatori delle due reti rossoblù, mancava soltanto una rete di Danilo per completare il quadro, ma almeno questo al tifoso laziale è stato risparmiato. Anche se in molti lo avranno ipotizzato, ricordando le molte partite tragicomiche perse dalla Lazio al Ferraris negli ultimi anni. E poi… Quando sembrava tutto perso arriva Alberto che per un giorno e chissà per quanti altri ancora, sveste i panni del ‘Lupo’ e diventa un’aquila.

LENTI E PREVEDIBILI – I sintomi c’erano e si sono rivelati giusti. La Lazio da molte partite non è più la stessa. Cagliari, Sassuolo, Roma, Napoli e Genoa. Cinque partite che fanno accendere la spia rossa. Poca brillantezza, tanta stanchezza e molta spocchia. I ragazzi di Inzaghi non attraversano un buon momento psicofisico e le prestazioni recenti ne sono la testimonianza. La linea di difesa non dà più le stesse garanzie, i centrocampisti non si sono mai fermati e di conseguenza a risentirne è la fase realizzativa. Poco gioco e tanti nervi: così si sviluppano le azioni recenti. Giocate estemporanee dei singoli che raramente portano qualcosa di buono e troppa prevedibilità nello sviluppo della manovra. Biglia troppo impreciso e Hoedt e de Vrij, che fanno fatica a far partire l’azione. I due centrali entrano spesso nel campo per giocare il pallone, ma il più delle volte, dato il poco movimento dei compagni, sono costretti a lanciare lungo. Con il Genoa la prestazione è stata ben al di sotto dei normali standard e questo non può più accadere. La Lazio deve viaggiare sempre a 1000 all’ora per vincere e se viene tolto il piede dall’acceleratore, ecco che si rischia di incombere in figuracce. Il turno di campionato era favorevole, ma per poco non stava per riservare sorprese. Biancocelesti che possono ritenersi soddisfatti di aver tenuto invariate le distanze, nonostante l’impegno fosse il meno proibitivo. Con il Palermo bisognerà invertire la rotta e recuperare energie e morale in vista del derby.

LAZIO COSA TI SUCCEDE? – «Dopo l’approdo in finale non siamo più stati noi stessi, ci siamo rilassati». Breve e coinciso il messaggio di un capitano mai banale. Il messaggio recepito all’esterno è lo stesso che si ha all’interno dello spogliatoio. La doppia semifinale vinta con la Roma ha dato quel senso di appagamento che una grande squadra non dovrebbe avere  (la Juve insegna). L’attenuante evidente da riconoscere ai ragazzi di Inzaghi è la stanchezza: escluse alcune rotazioni, i migliori non hanno quasi mai riposato, se non per squalifiche e rari infortuni. Milinkovic e Parolo sono arrivati a questo punto della stagione con la lingua  di fuori, egual discorso per Anderson e Immobile, l’ombra di loro stessi. I troppi impegni ravvicinati e soprattutto importanti, hanno fatto si che si arrivasse a questo punto della stagione con il fiato corto. Nonostante ciò, la squadra ha avuto il merito e la forza di non arrendersi e di agguantare un punto, dopo una partita indirizzata dall’arbitro con errori clamorosi; anche questo è un segnale di forza. Adesso in vista del rush finale bisognerà ricaricare le pile e trovare energie anche dove non ci sono. Sei partite di campionato e una di coppa decideranno il futuro, che non può essere compromesso, dopo 8 mesi ai limiti della perfezione. Blindare il quarto posto e prepararsi al meglio alla finale: questo è l’obiettivo. Tecnico,  squadra e i tifosi, tutti insieme si deve portare a termine un lavoro lungo una stagione.