La certezza Reja e la confusione di Lotito: non si vuole rischiare, però…

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Passo in avanti o indietro? Edoardo Reja sarà il nuovo allenatore della Lazio: nelle prossime ore arriverà la firma sul contratto di un anno e mezzo. Niente traghettatore, quindi: Edy ha sposato il progetto al 100% e con lui la società, che sembrerebbe aver mollato il pallino Murat Yakin. Un ritorno, quello del tecnico goriziano, che coincide (con le dovute proporzioni) con il primo arrivo nella stagione 2009-10: squadra sfilacciata e relegata alle parti basse della classifica, poche motivazioni e zero voglia di lottare. Reja incarna perfettamente l’allenatore idoneo in questo tipo di situazione, una sorta di secondo papà, eccezionale nel rapporto umano, incredibile per la grinta che riesce a trasmettere ai propri ragazzi. Ci sono poi, ovviamente, anche le doti tecnico-tattiche: squadra accorta, difesa solida, attacco cinico. Poche chiacchiere, servono punti. Poi se arriverà anche il gioco, meglio ancora. Ma l’arrivo di Reja è una vittoria delle società? Lotito e Tare, con l’arrivo di Petkovic, avevano l’intenzione di costruire una squadra decisamente più spregiudicata rispetto a quella presentata dal tecnico goriziano nelle due stagioni precedenti: gioco veloce, pressing alto, voglia di giocare e fare spettacolo. Un’impresa riuscita solamente nei primi sei mesi dell’era Petkovic, e adesso, con Reja, praticamente e definitivamente (almeno per il momento), abbandonata. Perché a Edy non gli si può chiedere il calcio-champagne, perché forse c’era la paura di rivivere un Ballardini-bis. Meglio andare sul sicuro. Meglio fare punti, ricostruire il gruppo, riordinare i pezzi, c’era troppa confusione. Pochi rischi, “progetto”, a proposito di confusione, decisamente avventato. Non si rischia, si gioca anche male. Servono punti. Manca la voglia di rischiare, in questi momenti è tutto. Mancherà lo spettacolo, mancherà, ancora una volta, qualcuno, che da lassù, ammetterà di aver sbagliato qualcosa.