Juventus-Lazio, Allegri vs Inzaghi: quando la realtà si scontra con la favola

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Juventus e Lazio si contenderanno la Coppa Italia il 17 maggio. A guidarle saranno Allegri contro Inzaghi, due allenatori più pragmatici che spettacolari

La quarta squadra d’Italia contro la seconda in Europa. Tante differenze, tutte apparenti, poche reali. Due stili di gioco più che simili, due allenatori con lo stesso diktat tattico, due filosofie di calcio quasi identiche. Prenderne uno di meno degli altri e non farne uno di più. Allegri e Inzaghi, due che dell’’italianità calcistica’ ne stanno facendo le loro fortune. Tanti sono gli allenatori che negli ultimi anni hanno provato ad esportare le loro idee nel bel Paese, pochi sono stati quelli che ci sono riusciti. Lo spettacolo non vince, la difesa e il contropiede spesso si. La Juve è una corazzata: concreta, solida e compatta. Fase difensiva perfetta, con poche sbavature e attaccanti pronti a concretizzare le poche occasioni che gli si presentano. In Italia quale è la squadra più vicina ai bianconeri? La classifica dice Roma o Napoli, il campo dice la Lazio. I principi sui quali si basano i successi di entrambe sono le stesse: umiltà, corsa, sacrificio e giocare ogni partita come fosse la più importante. Ovviamente a fare la differenza sono i valori tecnici, quelli per cui oggi i biancocelesti sembrano la rappresentazione dell’Atletico Madrid di qualche anno fa. Una squadra inferiore a parecchi, ma con più fame di tutti.

C’ERA UNA VOLTA LA B.B.C.
Barzagli-Bonucci-Chiellini. Protetti da Buffon. Ne hanno fermati tanti di attaccanti prima di essere accantonati e poi venir nuovamente riproposti nella gara di ritorno contro il Monaco. Allegri nell’ultima stagione ha quasi sempre optato per la linea a 4, sacrificando il più anziano (Barzagli), colpito anche da qualche infortunio di troppo. La Juve ha comunque trovato il suo equilibrio con i 4 dietro: Dani Alves e Alex Sandro garantiscono tecnica, fisicità e spinta. Dopo la sconfitta di Firenze, i bianconeri hanno abbandonato il 3-5-2 per proporre un calcio apparentemente più offensivo, ma sempre equilibrato. Mandzukic è un terzino aggiunto, così come Cuadrado o meglio Dani Alves, scortato da Lichtsteiner. Il 4-2-3-1 juventino non è altro che un 4-4-1-1 con Dybala libero di svariare su tutto il fronte per lavorare palloni da servire poi a Higuain. Il vero marchio di fabbrica della Juve è l’attesa: farsi attaccare e rinunciare a fare la partita, per poi giocare di rimessa e colpire. Segno di riconoscimento questo anche di chi? Semplice, la Lazio di Inzaghi. Differenze? ‘Soltanto’ gli interpreti. A Torino c’è qualche milione in più, a Roma quel pizzico di razionalità in meno. Le idee però son le stesse e il 17 maggio si scontreranno. In una partita secca, dove anche i dettagli possono fare la differenza e soltanto chi li curerà in maniera più maniacale, riuscirà a prevalere sull’altro.

CI SONO ADESSO I GIGANTI BUONIBastos-de Vrij-Wallace. Tre giganti, anzi due, ma è come se fossero tre. L’angolano è il più piccolo della compagnia, ma anche il più rapido. Forte nell’uno contro uno e abile nel gioco aereo. Si completano reciprocamente tutti e tre, formando un muro davanti a Strakosha. Così come due anni fa, la Lazio riscopre impenetrabile con la linea difensiva a 3 e si prepara ad affrontare la Juve come accadde con Pioli. A protezione c’è un centrocampo di qualità e quantità, abbinata con il giusto mix che in tanti cercano e in pochi trovano. Parolo e Milinkovic sono ovunque, il tutto sotto la regia del miglior direttore d’orchestra in circolazione: Lucas Biglia. Leader silenzioso in grado di far più rumore con i piedi che con la bocca. La Lazio nelle gare ad eliminazione diretta ha dimostrato di essere attenta e precisa come le big: non concede quasi nulla, indovinando sempre l’approccio. Questa volta sarà l’atto finale e in caso di errori, non si potrà porre rimedio. La quarta in Serie A può giocarsela con la seconda in Europa, basta essere se stessi e non snaturarsi. La Lazio prima era costretta a farlo, rinunciando ad un gioco proposito, per uno meno spettacolare, ma da qualche mese ha trovato la propria dimensione giocando all’ ‘italiana’. Come la ‘Juve’ che sta riportando alla ribalta questo vecchio stile di gioco in tutta Europa. Dall’anno prossimo lo farà anche la Lazio, ma quella è un’altra storia. Adesso il presente spinge a non viaggiare troppo con la mente e a fossilizzarsi sull’unica cosa che conta: la vittoria. Il 17 maggio è vicino. Lazio e Juventus anche, più di quanto si possa immaginare.