Guido De Angelis: «Senza tifosi derby perde tantissimo, nessuno come Giorgio Chinaglia»

© foto Mi Roma 27/11/2012 - campionato di calcio serie A / Lazio-Udinese / foto Marco Iorio/Image Sport nella foto: Miroslav Klose

Le parole del direttore di “Lazialità”, conduttore di “Lazialità” su Gold TV e della trasmissione radiofonica di Radiosei “Quelli che hanno portato il calcio a Roma”, Guido De Angelis

Guido De Angelis ha concesso un’intervista al Match Program della Lazio alla vigilia del derby. Eccola riportata di seguito.

DERBY – «Senza tifosi il derby perde almeno il 50% del fascino, c’era l’attesa delle coreografie, sentivi la carica dei sostenitori sin dal riscaldamento, il botta e risposta a suon di striscioni. Sarà invece una gara normale fino al fischio di inizio, poi sarà la solita di sempre quando l’arbitro aprirà le danze. Il mio primo derby in assoluto allo stadio fu deciso da D’Amato, ma quello che ricordo bene fu quello del 1970, era il 15 novembre, un pareggio in cui aprì le marcature Arrigo Dolso e poi pareggiò Petrelli, che due anni dopo si sarebbe trasferito proprio alla Lazio e con noi avrebbe vinto lo scudetto».

TELECRONISTA – «Il calciatore da derby? Chinaglia, ovviamente, ha rappresentato al meglio il tifoso laziale, per Giorgio era derby tutti i giorni. Era temuto da tutti i romanisti, un giocatore incredibile, più avanti ci ha provato anche Paolo Di Canio, ma nessuno è come Long John. Il derby che mi porto nel cuore? Ne ho raccontati tanti, ma quello del 6 gennaio 2005 deciso da Di Canio fu una sorta di rivincita personale verso altri telecronisti, il più bello, ‘BellapalladiLiveraniperDiCanio’ è divenuta una sorta di filastrocca; ricordo con piacere anche l’1-3 del 1997, vincemmo nonostante l’espulsione di Favalli in apertura. Impossibile non citare quello di Klose nel 2011, Miro è stato un calciatore planetario, in quel gol c’è tutta la sua freddezza, la capacità di farsi trovare al posto giusto nel momento giusto».

PREPARAZIONE – «Come mi preparo al derby? Raccontarlo me lo faceva vivere meglio, mettersi la cuffia mi aiutava ad affrontarlo in modo meno preoccupante, paradossalmente ho sempre sofferto di più quando siamo andati in vantaggio, adesso che non faccio più le telecronache gestisco meglio l’attesa ma vivo peggio i 90 minuti».