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Campionato

Eriksson: «Orgoglioso della Lazio e di Inzaghi, avrei voluto uno come Immobile»

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L’ex tecnico della Lazio ha parlato ai microfoni de Il Messaggero: le parole di Eriksson

 

L’ultimo, o meglio l’unico, a portare la Lazio tra le migliori 16 d’Europa è stato Sven Goran Eriksson. Che poi, a dir la verità lo svedese nell’anno dello scudetto (1999-00) arrivò fino ai quarti, fermato dal Valencia di Cooper. La formula, infatti, prevedeva che dopo il primo girone non ci fossero gli ottavi ma un altro girone da 4 squadre. La stagione successiva (2000-01) i biancocelesti si fermarono proprio a questa seconda fase. A distanza di 20 anni Simone Inzaghi può eguagliare il suo maestro

«Mi renderebbe molto orgoglioso. La Lazio sta facendo molto bene con Simone in panchina. Ormai sono molti anni che allena la Lazio e ha fatto crescere molto la squadra. Domani gioca in casa e sono convinto che possa riuscire a tagliare questo traguardo. Il Bruges è inferiore ai biancocelesti come potenzialità, per questo dico che Sono i favoriti e io farò il tifo per loro».

Eriksson come si affrontano queste partite? Su cosa di deve puntare?

«Rispetto al campionato giochi contro squadre che conosci meno. Inoltre non c’è tempo per recuperare se sbagli. E’ una partita da vita o morte. Conta tantissimo l’aspetto mentale. E’ la testa che farà la differenza. La Lazio è in casa e anche se non c’è il pubblico sarà comunque un fattore determinate. E poi diversi giocatori di questa rosa lavorano da anni per andare in Champions e ora che hanno davanti un grandissimo obiettivo non credo che sbaglieranno partita».

A proposito di testa, in molti hanno criticato la Lazio per i blak out prima delle gare di Champions. Come si evitano?

«Se lo sapessi ora sarei l’allenatore del Barcellona. È impossibile pensare di vincere tutte le partite. Serve la testa ma non è sempre possibile quando c’è un grande incontro all’orizzonte. E’ successo a tutti di perdere. Anche ai più grandi. Bisogna evitarlo ma non è un dramma». 

Per anni si è detto che la Lazio non era in grado di fare il salto di qualità, vedendola in queste ultime due stagioni secondo lei ci è riuscita?

«Credo proprio di sì. Non è facile imporsi in Europa come sta facendo. Non ha perso nessuna partita del girone. Vedo un atteggiamento diverso e una maggiore consapevolezza nei giocatori». 

Vuole dare un consiglio a Simone?

«Simone non ha bisogno di consigli, sa benissimo come si fa a raggiungere il maestro (ride, ndr)».

Guarda spesso le partite della Lazio?

«Quest’anno me ne sono persa qualcuna ma lo scorso anno le ho viste tutte. La squadra gioca alla grande. Il miglior calcio d’Italia. Una squadra imprevedibile e divertente. Poi è sparita quando c’è stato il lockdown. Non so cosa sia successo, non posso dire io se è stato un problema di testa o di altra natura. Però sono convito di una cosa: senza lo stop la Lazio avrebbe vinto lo scudetto».

C’è un giocatore che avrebbe voluto nella sua Lazio?

«Ciro Immobile, facile. Uno che fa 30 gol a stagione chi non lo vorrebbe?».

Eppure qualcuno lo critica

«Ha vinto la Scarpa d’Oro come si può criticarlo? Io l’avrei voluto nella mia Lazio e lo avrei fatto giocare molte volte».

Se lo aspettava un Inzaghi così bravo in panchina?

«Se me lo avessi chiesto 20 anni fa avrei detto di no (ride ancora, ndr). Ma ha fatto un grande lavoro partendo dal settore giovanile. Non mi sorprende che stia facendo così bene, né lui e né suo fratello. Hanno sempre vissuto di e per il calcio».

Queste le parole dell’ex tecnico biancoceleste ai microfoni de Il Messaggero.

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