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Chirico attacca la Lazio: «Rigori inventati e rossi graziati, così riapre il campionato»

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Marcello Chirico, dopo Lazio-Fiorentina, si è scagliato contro la squadra di Inzaghi e ha messo al vaglio gli episodi del match

Fa discutere il clacio di rigore con cui la Lazio ha potuto rimettere il risultato in stato di parità, contro la Fiorentina. Tra i tanti che sul web stanno attaccando la squadra biancoceleste, non poteva mancare Marcello Chirico che, per Calciomercato.com, ha analizzato la gara di ieri dell’Olimpico.

Già il titolo è un concentrato di polemiche: «Rigori inventati, rossi graziati e Var a comando. Così la Lazio riapre il campionato. Ma va tutto bene, non è la Juve…». Il testo si sofferma poi sui singoli momenti: «L’episodio chiave della partita, quello che ha fatto svoltare la gara fin lì gestita alla grande dalla formazione Viola, è stato quello del rigore, ma a corredo ce ne sono stati almeno altri tre altrettanto determinanti e che hanno pesato mica poco sull’economia generale della partita, marchianamente indirizzata in un unico senso. Lo si può dire? Lo si può scrivere? O succede solo con la rubentina Juve?».

Chirico rivendica il giallo di Bastos – a suo avviso ci sarebbe stato meglio un rosso – quello di Radu per un intervento su Badelj e un mancato cartellino (sarebbe stato il secondo che avrebbe portato al rosso) per Parolo.

Ovviamente, il tema più caldo, Chirico lo ha lasciato alla fine: il rigore concesso a Caicedo. Al riguardo scirve: «Caicedo molto scaltro, ha preso un penalty ‘di mestiere’. Quale mestiere? La furbizia semmai è un’attitudine. E quale ingenuità avrebbe commesso il portiere della Fiorentina limitatosi ad accompagnare verso l’esterno Caicedo senza nemmeno toccarlo? Semmai è stato il laziale a prodursi in una plateale simulazione. Se Fabbri si fosse degnato di andare al Var l’avrebbe vista, così come l’abbiamo vista nitida e chiara tutti noi in tv. Ha deciso invece di non andarci (volutamente?), sicuro che Dragowski avesse fatto cadere l’ecuadoregno. […] Non lo sapremo mai, perché gli arbitri possono falsare un’intera partita ma non gli è consentito spiegare i motivi delle loro talvolta assurde decisioni».

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