Una squadra, un inno, una storia: NON MOLLARE MAI!

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© foto @Official Lazio

L’analisi di Fiorentina-Lazio, partita rocambolesca terminata con il punteggio di 3-4 dopo una doppia rimonta della squadra di Simone Inzaghi

Gli episodi di 10 partite concentrati in una sola. Tante emozioni, forse troppe. Tutto quello che poteva succedere è successo. E’ finita al 7’ di recupero, dopo una sofferenza pari a un campionato intero. Ce l’ha fatta la Lazio, ha vinto ancora una volta. Senza aiuti, senza nessuno, sola contro tutti. Senza Inzaghi, con Farris. Senza Parolo e subito senza Murgia, ma con un carattere unico. Non più tardi di una settimana fa questa squadra veniva messa sul banco degli imputati per aver sbagliato 10 minuti in una stagione. Critiche ingenerose, sentenze ridicole, finti intenditori di calcio che parlavano a sproposito. La Lazio vi ha zittito ancora una volta e continuerà a farlo. La Lazio l’hanno salvata i laziali VERI e non la ammazzerà nessuno. Gli hanno tolto rigori già dati, non gli hanno dato rigori clamorosi, gli hanno segnato di mano, gli hanno espulso calciatori quando avevano subito dei falli. Più l’affossano e più risorge. La Lazio è forte e non la fermerete mai. Non l’avete capito ancora?


CORAGGIO –
La partita di ieri non ha precedenti. E’ successo di tutto e di più. Dal punto di vista arbitrale e anche tecnico. Dalle stelle alle stalle in poco tempo con gli episodi che sembravano girare solo a favore della Fiorentina. Quando ti senti con le spalle al muro, probabilmente è più facile fare scelte irrazionali, come apparentemente poteva essere una sostituzione dopo 25 minuti sul risultato di 1-0. Non per Inzaghi, criticato troppo pesantemente a Salisburgo e tremendamente determinante ieri. I viola giocavano con il solo Simeone davanti dopo l’uscita dal campo di Eysseric, inutile quindi tenere dentro tre difensori centrali. Nessuno però avrebbe immaginato che ad uscire sarebbe stato de Vrij. Squadra ridisegnata con un 4-4-1 con Luis Alberto in posizione di finto esterno, così come avvenne col Benevento. Dopo il 2-0 subito altro cambio tattico e si passa al 4-1-3-1 con il solo Leiva a protezione della difesa e tutti gli uomini di fantasia alle spalle di Immobile. Dopo il doppio schiaffo arriva il cambio di marcia e la Lazio riesce a rimettere sui binari giusti, una partita che sembrava compromessa. Fondamentale il gol di Caceres, forse il più importante della stagione. L’incornata dell’uruguaiano ha ridato serenità e tranquillità alla squadra biancoceleste nel momento decisivo, ovvero all’intervallo dove si riorganizzano le idee e si cerca di correggere ciò che non è andato. Nella ripresa arriva il 3-1 che avrebbe tagliato le gambe a tutti. Tutti tranne la Lazio. Nel calcio c’è bisogno di estro, di follia, di sana pazzia. A volte però è la pazienza e ieri la squadra di Inzaghi ne ha avuta tanta. Non ha perso la testa quando avrebbe potuto, non si è disunita quando sarebbe stata la cosa più facile da fare e ha vinto quando tutti la davano per spacciata. Perché come recitava un vecchio slogan coniato dai tifosi laziali: «Il mio inno già lo sai, è non mollare mai!»


INNOVAZIONE TATTICA –
La tanto attesa difesa a 4 ha dato subito i suoi frutti, però a trarne beneficio non è stata la fase difensiva, bensì quella offensiva. I gol subiti restano comunque tanti e preoccupano le innumerevoli palle gol concesse agli avversari, ma le buone notizie arrivano dal centrocampo in avanti. Inzaghi già con il Benevento aveva sperimentato un anomalo 4-4-2 con una particolarità: Luis Alberto e Felipe Anderson sulle fasce. Mentre per il brasiliano quello si tratta del suo ruolo naturale, lo spagnolo in quella zona di campo perde di efficacia, quindi il tecnico ha leggermente corretto questo assetto. In fase di possesso infatti Milinkovic, Luis Alberto e Felipe Anderson si muovevano verso la zona centrale del campo senza dare punti di riferimento. Il tutto propedeutico alle difese di Lukaku e Marusic, due treni instancabili sulle loro fasce di competenza. L’azione veniva condotta da Leiva o da Luiz Felipe con i tre che facevano sempre movimento, mandando in tilt la difesa avversaria. Diverso il discorso in fase difensiva, quando il modulo diventava a tutti gli effetti un 4-4-1 con Luis a sinistra, Felipe a destra e Sergej al fianco di Leiva. Questo potrebbe essere un modo per vederli tutti insieme in campo, ma a 5 gare dalla fine sicuramente e anche giustamente, Inzaghi non farà esperimenti. Anche perché lo spagnolo con la Sampdoria sarà out per squalifica. Come detto ieri anche dal mister, la Lazio non è soltanto racchiusa nelle sue bocche da fuoco offensive, ma ci sono tanti ragazzi che in silenzio si impegnano e danno tutto. Caceres non giocava da quasi due mesi, Lukaku tornava da un infortunio che lo ha limitato molto. Lulic continua a giocare sul dolore, per non parlare di Immobile. La Lazio è la squadra che tutti i tifosi vorrebbero avere, piena di calciatori pronti a lottare su ogni pallone per la propria maglia. La Lazio è Lazialità, quella ricevuta e tramandata da Inzaghi. La frase di Farris nel tunnel prima del secondo tempo: «Vinciamola sul campo!» La Lazio è lottare, pur sapendo in partenza che sarà una lotta impari. Ancora una volta contro tutto e tutti.

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