Serie A, Sconcerti: «Se si può, si deve riprendere»

sconcerti
© foto Db Milano 26/07/2012 - presentazione calendari serie A stagione 2012-2013 / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Mario Sconcerti

Il giornalista e commentatore televisivo ha detto la sua riguardo una possibile ripresa della Serie A dopo questo lungo stop

La Serie A, come tutta l’Italia, è bloccata per colpa del Coronavirus. La domanda che attanaglia tutti gli appassionati di calcio è sempre la stessa: Riprenderà il campionato?

Mario Sconcerti, noto giornalista e commentatore televisivo, ha provato a rispondere a questa ed altre domande a TMW Radio: «Le parole di Gravina sono importanti perché sostiene che la volontà generale è quella di portare a termine il campionato e che se non si dovesse riuscire a farlo, ci sarebbe la non assegnazione dello scudetto. Il Belgio ha chiuso il campionato? Tutte le cose che abbiamo in mano fanno pensare a questa soluzione. Non perché la malattia durerà così a lungo, ma perché riprendere un campionato dopo quasi due mesi di stop è complesso. Chiuderlo dentro la stagione è molto complicato. Ci saranno regioni che riapriranno prima di altre. Sento squadre che vogliono tornare ad allenarsi dopo Pasqua, ma ora ci sono regole molto precise e chiare. Credo che si possa arrivare ad una ripresa solo a fine giugno. Oggi si pensa ad una ripresa graduale per tutti, ma non sarà così. Ci sono delle leggi. Finché c’è l’emergenza, non ci si allena e non si gioca. La priorità è la salute. Per riaccendere un’epidemia basta un caso. Facciamo fatica a capire che la riapertura non sarà totale e immediata. In Cina ci sono state riaperture parziali. Dovremo aspettare la fine dell’epidemia. Se si può, si deve riprendere. È vero, il calcio italiano ha dimostrato di essere molto fragile, ma non si può tornare a giocare se il Governo non lo consente. I calendari devono essere fatti quando non ci sono più malati. Le coppe? La Uefa credo possa reggere il danno della non ripresa, così come la Fifa. Prima pensiamo a guarire. E non credo che i giocatori siano così vogliosi di tornare a giocare, in queste condizioni. Il pensare già al dopo temo stia riportando la gente in strada».

Iscriviti gratis alla nostra Newsletter

Privacy Policy