Ripresa, il dott. Pulcini: «No all’isolamento di squadra per un positivo» ESCLUSIVA

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In esclusiva per Lazionews24.com, le parole del dott. Ivo Pulcini, responsabile dello staff sanitario della Lazio

Il dottor Ivo Pulcini – responsabile dello staff Sanitario della Lazio – è intervenuto in esclusiva per i nostri microfoni, per analizzare l’importanza della praparazione atletica dei giocatori, dopo il lungo periodo di stop. Ha inoltre espresso il suo parere sulla getione degli eventuali casi positivi in squadra:

Questo lungo stop quanto e come può influire sulla condizione fisica dei giocatori? 

«Tutto riguarda la coordinazione neuromuscolare, i giocatori a casa si sono allenati, non sono scaduti fisicamente. È mancato il campo, è mancato il pallone, l’aspetto tecnico tattico, non c’è deficienza fisica. Per tornare in forma come quando hanno lasciato il campionato, servono circa tre settimane, ma gli esperti possono far tornare ogni atleta al top e prevenire e i traumi da sovraccarico, muscolari più che scheletrici. Questi si possono però prevenire facendo una preparazione graduale, con carichi crescenti, dopo un bel riscaldamento, tanto stretching abbinato ad alimentazione e idratazione con acqua alcalina. Poi non ci sono pericoli e sono pronti per la ripartenza».

È un tipo di preparazione differente rispetto a quella estiva?

«No, perchè la loro condizione di fermo non è dovuta anche a un riposo mentale, solo fisico. La mentalità ce l’hanno sempre avuta alta, sono su di giri. Non basta solo l’efficienza fisica, serve anche la voglia di vincere, la motivazione, tutto questo li mette in una posizione diversa rispetto al fermo estivo, quando tornano dalle vacanze e possono avere più fastidi. Lì hanno bisogno di una ripresa graduale con esercizi sia singoli che collettivi, per migliorare sia l’efficienza muscolare che articolare».

In caso di positività di un giocatore è giusto isolare l’intera squadra? Il modello tedesco è adottabile?

«Io credo che il medico che sta in campo, il responsabile, può gestire la situazione in maniera del tutto autonoma e rispettando la legge, non seguendo passivamente i consigli utili, ma non necessari, di chiunque. Una volta superato il problema della responsabilità penale, il dolo non c’è per il medico, perchè se l’infezione è considerata un infortunio sul lavoro e il datore di lavoro è in questo caso l’amministratore delegato della società, sarà la società responsabile in caso di contagio. Ma la società non ha dolo se qualcuno non è in grado di dimostrare con certezza la responsabilità a causa di negligenza, mancanza di assistenza etc.
Io come medico non posso considerare malato un paziente sano. Se si trova qualcuno positivo, non posso tenere chiuso in una struttura ad esempio il giornalista che accompagna la squadra, perchè non posso mettere per iscritto la malattia. È uno scoglio superabile perchè non è ammissibile».

E i controlli… 

«Coi controlli possibili, test sierologici e tampone, siamo in grado in tempo reale di sapere se qualcuno è contagiato. Se tutti sono negativi anche dopo otto giorni e il virus ha incubazione dai tre agli otto giorni, a che serve il ritiro? Io ho proposto ieri la cosa più semplice, già dal ritiro individuale noi abbiamo iniziato a fare tutti test seriologici, tutti e quattro quelli ammessi dalla CE: il CARD, il CLIA, l’ELISA e l’immunofluorescenza. Abbiamo visto che l’immunofluorescenza è sovrapponibile agli altri, costa di meno, in otto minuti si hanno la risposta e il referto scritto e i dati possono convogliare in un database che un controllore – che può essere un medico antidoping – verica che gli esami evidenziano che i giocatori non hanno nè IgM nè IgC. Se invece li hanno, vengono isolati. Controllando poi il database, prima di andare in campo, i giocatori stanno bene. Non servirebbero nemmeno i tamponi perchè hanno un 20% di falsi positivi e falsi negativi, la legge dice che bisogna farli in una struttura autorizzata, ma si possono mandare i giocatori, ad esempio, allo Spallanzani con il rischio? Allora si può mandare un terzo soggetto a fare i tamponi, che devono essere fatti esattamente come i controlli antidoping. Io devo avere la possibilità di fare una contro analisi».

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