Nel mondo di Simone Inzaghi, più duro al secondo anno

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Niente sconti al gruppo, chi si lamenta va fuori, e meno coccole: questa la ricetta di Inzaghi

Simone Inzaghi è sempre più il condottiero della Lazio, un idolo per il popolo biancoceleste a cui ricorda anche le imprese del passato, uno stratega della panchina, abilissimo a studiare le partite e cementare il gruppo. Quattro gol al Milan dopo l’impresa nella finale di Supercoppa e gli ultimi tre derby con la Roma gli hanno consegnato l’etichetta di grandissimo allenatore. Di sicuro è attento al risultato, trasmette una mentalità vincente, altrimenti non sarebbe da mesi il tecnico con la media punti più alta della gestione Lotito. Non è un esteta, ma un interprete della scuola italiana nel senso più compiuto del termine, gioca con intelligenza ma è piacevole veder giocare la Lazio quando ribalta l’azione in velocità o lavora con gli inserimenti dei suoi centrocampisti. Nella passata stagione puntava sugli scatti e i dribbling di Keita e Felipe Anderson, adesso sta esaltando la profondità di Immobile, i ricami di Luis Alberto, la fisicità di Milinkovic. Sul campo si vede il suo lavoro, ma è soprattutto fuori che sta cambiando e imprimendo una svolta. Conosceva benissimo le difficoltà del secondo anno. Un conto è arrivare, sfruttare l’entusiasmo come aveva fatto nei mesi scorsi, ereditando le macerie lasciate da Bielsa. Un altro confermarsi e se possibile alzare ancora di più l’asticella. Sono aumentate le responsabilità e le aspettative anche per Inzaghi, chiamato a centrare i risultati. Così è diventato più pressante e asfissiante nei confronti della società e della squadra. Su Lotito ha esercitato un pressing continuo dall’inizio dell’estate che si è accentuato alla fine di agosto, quando reclamava due sostituti per Keita e Hoedt. E’ stato accontentato con Nani ma non in difesa, dove ha scontato il dietrofront di Paletta e quel rilancio del suo manager argentino non gradito dalla società biancoceleste. Anche nei confronti del gruppo è diventato più esigente e meno tenero rispetto alla passata stagione. Ragiona con più cinismo, come ogni grande tecnico privilegia la ragion di stato, l’obiettivo comune riguarda il risultato: come evidenzia il Corriere dello Sport, durante il ritiro austriaco di Walchsee, anche nel mezzo degli allenamenti, ricordava ai giocatori che in questa stagione non farà sconti a nessuno e non ci sarebbe stato spazio per gli scontenti. Malumori fuori dallo spogliatoio ed eventualmente da recapitare alla società. Hoedt non era soddisfatto dell’impiego che gli veniva garantito e chiese la cessione, ottenuta attraverso l’offerta da 17 milioni del Southampton.

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