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Manfredini: «Immobile deve segnare in Europa. E su Tare…» – ESCLUSIVA

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Christian Manfredini ha parlato in esclusiva ai microfoni di Lazionews24, soffermandosi sul momento dei biancocelesti. E non solo…

Archiviata la bella vittoria sul campo del Genoa, ora la Lazio inizia a pensare alla sfida di sabato contro il Torino, crocevia fondamentale nella la lotta per un posto in Europa. Ad analizzare il momento che stanno vivendo i biancocelesti, soffermandosi su alcuni singoli e sul possibili futuro, è stato Christian Manfredini, ex centrocampista dei capitolini.

Queste le sue parole, rilasciate in esclusiva ai microfoni di Lazionews24.

A tre giorni di distanza, che cosa ti rimane di Genoa-Lazio?

«Immobile, Immobile e Immobile. A parte gli scherzi, è stata una bella vittoria. Al di là  degli alti e bassi, vedremo come la Lazio finirà questo campionato, che comunque è stato positivo. L’obiettivo era arrivare tra i primi quattro posti, perché la Champions dà più ricavi. Però quest’anno non era facile andarci. Basta pensare all’Atalanta. Questa stagione sono state gettate le basi per la prossima, che mi auguro possa essere migliore».

Hai parlato di Immobile. Che cosa deve fare ancora per smettere di essere criticato?

«Deve fare quello che fanno tutti i calciatori di alto livello, ossia dimostrare quanto vale anche in Europa. Lui è un calciatore affermato e forte. Le critiche ci sono anche per i calciatori forti. Serve segnare anche in Europa e con la Nazionale. Quello fa la differenza. Ronaldo è Ronaldo perché fa gol ovunque».

Perché c’è questa differenza di rendimento tra la Lazio e la Nazionale?

«Si tratta di momenti e di fattori diversi. Non ci sono analogie. Il club è casa tua, dove vivi ogni giorno e conosci tutti. In Nazionale va ogni tanto e devi cercare di dare qualcosa in più. Poi devi anche capire che Nazionale è e che momento sta vivendo. Secondo me è questo. Non ci sono tanti giri di parole».

Potrebbe essere questione di caratteristiche, sue e dei compagni di squadra? I centrocampisti della Nazionale non giocano cercando la profondità…

«Secondo me no. Ripeto, sono momenti e situazioni diversi. Per esempio, Messi al Psg non sta rendendo al massimo. Questo perché ha cambiato compagni e ambiente Al Barcellona era a casa sua, tutti lavoravano per lui e lui era sereno. Credo sia tutta qui la questione».

Quando si parla della Lazio di quest’anno vengono in mente i tanti blackout. Il pensiero non può non andare al derby, con Sarri che ha addirittura parlato di mancanza di motivazioni. Che cosa può essere successo?

«Il derby è una partita a sé. Io non credo ci sia stata una mancanza di motivazioni, perché è già quella partita una motivazione a sé. Poi io non so cosa volesse dire il mister, perché non ho sentito l’intervista completa. Cosa è mancato? La Roma ha fatto gol subito ed è stata in discesa per loro. La Lazio non è stata capace di reagire. Sicuramente perderlo con tanti gol di scarto è diverso da perderlo 1-0».

Tu hai parlato di obiettivo Champions. Matematicamente la possibilità c’è, ma sembra impossibile. Cos’è mancato per centrarlo in questa stagione?

«Matematicamente è ancora possibile, ma è davvero difficile. Anche perché la Juve, vincendo con l’Inter, sarebbe rientrata nella corsa scudetto. Penso che sia davvero difficile, anche perché i bianconeri dovrebbero perdere tre partite. Insomma, credo che le prime quattro siano decise. Cos’è mancato? Sarri ha una metodologia di lavoro particolare e forse sono mancati dei giocatori adatti al suo modulo. Con un anno di lavoro alle spalle e giocatori più adatti penso che la Lazio possa fare meglio.. Poi ci sono giocatori che non hanno dato il 100% di quello che avrebbero potuto dare. Penso a Felipe Anderson, che per me è molto forte, ma che non ha reso al massimo».

Da calciatore, quanto è difficile passare dal modulo di Inzaghi a quello di Sarri e in generale dalla difesa a tre a quella a quattro?

«Un calciatore evoluto non dovrebbe fare fatica. I giocatori devono saper far tutto. Bisogna abituarsi a un allenatore che pensa il calcio in maniera diversa, ma alla fine i principi sono sempre gli stessi. Si tratta di un discorso che vale fino a un certo punto».

Ci sono molti dubbi sul futuro. Sarri, secondo te, è l’allenatore giusto per un progetto ad ampio respiro?

«Lui è un allenatore bravo, che insegna calcio e quindi bisogna puntarci. Poi ci sono altri fattori. Serve andare d’accordo con la società e avere gli stessi piani tecnici e tattici. Se manca questo, puoi essere bravo quanto vuoi, ma difficilmente si può andare avanti».

Milinkovic secondo te è pronto per il grande salto? Sarà questa l’estate giusta per lasciare la Lazio?

«Ha dimostrato di essere un giocatore di alto valore. Io penso che, quando ci sono delle valutazioni molto alte, come successo a lui qualche anno fa, il giocatore vada venduto. Quest’anno sta facendo benissimo, anche se secondo me non è ai suoi livelli massimali. Penso che sia pronto per una grande squadra. A questi giocatori serve mettersi alla prova per dimostrare se davvero valgono così tanto».

Cosa sta facendo oggi Christian Manfredini?

«Io ora sto lavorando con la Figc per un progetto federale a carattere territoriale. Lavoro soprattutto con i giovani. Mi piace insegnare calcio».

Una curiosità: ti sarebbe piaciuto giocare nella Lazio di Sarri?

«Sì, anche se sono passati un po’ di anni da quando giocavo io. A quell’epoca il modulo era il 4-4-4-2 e c’erano parecchi esterni che facevano entrambe le fasi. Adesso vedo pochissimi esterni: Perisic, Candreva e pochi altri. Io mi sono adattato a fare il centrocampista a tre e quindi ho imparato a fare altro. Vedo un calcio offensivo e sicuramente mi sarebbe piaciuto. Si sarebbe dovuta capire la mia collocazione tattica. Non so se davanti o dietro, magari come Lazzari. Non ho mai fatto il terzino, ma se mi fossi adattato l’avrei fatto. Ripeto, io non l’ho mai fatto, perché avevo sempre un giocatore dietro di me».

Vuoi lasciare un  messaggio ai tifosi della Lazio?

«La Curva Nord è un qualcosa che ti fa battere forte il cuore. Quando sento Lazio penso Curva Nord. Credo che la Lazio sia una grande squadra. Tornare ai livelli di Cragnotti è difficile, ma Lotito ha fatto un buon lavoro, con due qualificazioni in Champions e qualche trofeo. Alzare l’asticella? Sì, ma servono investimenti maggiori e non è facile».

Secondo te Tare ha fatto un buon lavoro? Pensi che il suo ciclo alla Lazio sia finito?

«I risultati della Lazio sono anche merito di Igli. Lui capisce di calcio e conosce giocatori. Difficile dire quando è finito un ciclo, anche se penso che nel calcio ci sia un inizio e una fine. E poi per continuare a vincere bisogna cambiare e rinnovare. Basta pensare alla Juve dei nuove scudetti di fila. Le stesse squadre difficilmente funzionano per tanti anni».