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Lotito: «Alla Lazio io tutelo un ente morale. Sarri? Non parlo di calcio, siamo qui per altre cose»

Claudio Lotito, presidente della Lazio, ha evitato i temi legati a Maurizio Sarri e allo stadio Flaminio e concentra il suo intervento sui valori sociali dello sport
Claudio Lotito sceglie di non entrare nei temi più caldi legati alla Lazio, dalla conferenza dei servizi sul Flaminio al possibile incontro con Maurizio Sarri. Intercettato a margine del convegno “Responsabilità e Futuro” il presidente ha preferito spostare l’attenzione sul significato sociale dello sport e sul ruolo educativo delle società calcistiche.
Il patron biancoceleste ha tagliato corto davanti alle domande sul futuro tecnico e sulle questioni societarie più immediate. Lotito ha risposto così: «Non parlo di calcio, siamo qui per altre cose. Flaminio? Io parlo la lingua italiana. Non voglio parlare di calcio, perché questa non è una manifestazione che riguarda il calcio».
IL RUOLO SOCIALE DEL CLUB – «Sicuramente chi è a capo di una società sportiva ha grandi responsabilità e non è solo il risultato. Tutti parlano di vincere, ma sono anche il custode di sentimenti e passioni fondamentali e che vivono nel tessuto sociale. La squadra rappresenta i sentimenti di tutti e ha l’obbligo di attenzionare una serie di problemi. La Lazio l’ha sempre fatto. Voglio ricordare che la Lazio è ente morale. Noi su questa scia proseguiamo in questo cammino e percorso dove ci sentiamo responsabili di questa attività civica. Noi dobbiamo formare i giovani. Non a caso abbiamo la Lazio femminile, altre squadre arrivate anche seconde in campionato non la hanno. Vogliamo far coesistere il mondo della donna e dell’uomo. Mia moglie ha messo la panchina rossa vicino al campo di calcio, perché vogliamo questa integrazione totale. Dobbiamo formare la gente, non solo allenarne il fisico, ma anche la mente e lo spirito».
EDUCAZIONE E RISPETTO – «Non a caso stiamo costruendo una chiesa. Noi andavamo a scuola impostati in un certo modo: con il grembiule, con il crocifisso in chiesa. Finita la scuola andavano in oratorio, sotto l’osservazione del prete. Poi a 18 anni c’era la leva militare che formava. Oggi esiste solo l’aspetto fenomenico. Tutti vogliono apparire. Chi non è presente nella comunicazione digitale non esiste. Kant faceva la differenza tra fenomeno e noumeno. Tutti dicono e pensano di poter far tutto, ma nessuno si pone in contestazione con sé stesso. Quello che conta è apparire e apparenza significa sopraffazione, essere più bravo degli altri dal punto di vista estetico, ma non sostanziale. Se uno appare esiste e non è così. Esisti se hai le condizioni per esistere».
IL MESSAGGIO SULLE DONNE – «I valori dello sport sono di rispetto dell’avversario. Oggi si pensa di vincere a ogni cosa, ma non è così, il più bravi deve vincere. Il calcio è un gioco di squadra, presuppone l’aiuto verso il compagno. Tutti insieme per un obiettivo. In un quadro del genere noi vogliamo esternare i valori del gioco del calcio. Durante le Olimpiadi si fermavano le guerre perché lo sport curava l’essere umano. Dobbiamo allenare il fisico, ma anche nutrirne mente e spirito. I giocatori della Lazio maschile vedono le partite della femminile. Abbiamo creato una fusione di rapporti identità e sensibilità e diverse. Uomo e donna sono un tutt’uno insieme, seppur con caratteristiche diverse per natura. Bisogna educare le persone al rispetto dell’essere umano al di là del genere».
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