Lazzari: «Inter tosta, ma noi siamo la Lazio! Ripartiamo dallo scorso anno»

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Manuel Lazzari ha commentato la gara tra Lazio ed Inter, in programma per domani all’Olimpico. Il terzino ha anche parlato della sua carriera

Manuel Lazzari, fresco di convocazione in Nazionale, ha analizzato la gara di domani tra Lazio ed Inter. Ecco le sue parole per DAZN: «Io o Hakimi? Siamo veloci entrambi. Ci sono tanti esterni in Serie A molto rapidi, dire chi è il più veloce è molto complicato. Lui 36 km/h e io 35,5 km/h? Sì, perché avevo il vento contro (ride, ndr). A parte gli scherzi, lui è veramente un grande giocatore, domenica lo vedremo dal vivo».

ATALANTA – «Abbiamo fatto una grande partita, loro sono stati cinici. Cinque tiri, quattro gol. Il risultato è davvero pesante, ma possiamo rifarci domenica in casa con l’Inter. Quest’anno si sono rinforzati ancor di più, affronteremo una squadra tosta. Noi siamo la Lazio, sappiamo di avere una grande rosa, in una gara secca così non c’è una favorita, possiamo dire la nostra. Dobbiamo ripetere la stessa partita dell’anno scorso, dove noi tenevamo il controllo della palla. Noi facciamo del possesso la nostra forza. Metteremo la stessa intensità, fisicamente loro sono forti, soprattutto con Lukaku».

IMMOBILE – «È partito tutto dal centesimo gol, ho fatto io l’assist. Da quel giorno mi massacra sempre nello spogliatoio. Per quello che potrei fare, faccio poco. Ciro fa bene a massacrarmi (ride, ndr). Non stava festeggiando per il centesimo gol, ma per il mio assist. Davies mi ha impressionato, è molto giovane ma sono anni e anni che gioca in Champions League. Avrà una carriera pazzesca».

PERCORSO – «C’è stato un momento quando ero più piccolo, facevo il settore giovanile a Vicenza. Dovevo ripartire da zero, mi era arrivata la lettera che non mi avrebbero riconfermato. Ho fatto tutta la trafila dalla Serie D. Le categorie le ho fatte tutte, vedere dove sono arrivato in questo momento è incredibile. Quando mi guardo indietro mi viene la pelle d’oca. Ho fatto due o tre mesi di stage per lavorare in fabbrica, se non avessi giocato a calcio avrei lavorato lì, in una fabbrica di macchine utensili. Man mano che andavo allo step successivo, riuscito ad adattarmi velocemente. Arrivare in una piazza come Roma non è stato semplice. La pressione è diversa, devi essere anche forte mentalmente».

NAZIONALE – «Ero in ritiro a Torino con la Spal, erano arrivati due o tre messaggi al telefono, mi dicevano “complimenti”, ma non capivo. Ho visto le convocazioni del ct Mancini, non mi sono messo a piangere ma avevo gli occhi lucidi. Ho chiamato la mia ragazza e poi mamma, papà e mia sorella. Parolacce? Qualcuna mi sarà scappata».

 

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