Lotito: «Contro la violenza negli stadi, serve la prevenzione. Mercato? Ci pensa Tare…»

lotito 62 anni
© foto @sslazio

Il presidente Claudio Lotito è stato intervistato a margine dell’incontro tra Salvini e gli esponenti del calcio italiano, alla ‘Scuola Superiore di Polizia’ di Roma

Alla ‘Scuola Superiore di Polizia’ di Roma, è andato oggi in scena un incontro tra i massimi esponenti del calcio e il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, per discutere del tema della violenza negli stadi. Tra i presenti, anche il presidente della Lazio, Claudio Lotito. Il patron biancoceleste ha così risposto alle domande dei cronisti presenti: «Tutti i giorni c’è un continuo istigare e questo potrebbe spingere alcuni ad assumere degli atteggiamenti emulativi, magari in forma goliardica, che possono determinare episodi spiacevoli. Alla base di certi comportamenti poi ci sono altri interessi che devono essere debellati. Si deve fare la dicotomia tra il tifoso che va allo stadio a vedere la partita e quello che va allo stadio per altri motivi».

È cambiato qualcosa negli ultimi anni?

«Nella tifoseria della Lazio secondo lei è cambiato qualcosa? Io credo che se c’è l’impegno delle istituzioni, dei tifosi perbene, delle società e di tutti coloro che vogliono il bene del calcio in quanto patrimonio sociale che viene copiato in tutto il mondo, è giusto che questo venga valorizzato. Lo sport e in particolare il calcio, diffuso in maniera capillare in tutto il mondo, coinvolgendo milioni e milioni di persone e che ha riflessi di carattere economico, va valorizzato nel rispetto delle regole. Al tempo dei greci per le Olimpiadi si sospendevano le guerre, perché lo sport è un bene supremo che deve essere basato sui valori fondanti della società civile, il superamento degli steccati di carattere sociale, culturale, economico, razziale, il merito in quanto deve vincere chi è più bravo, il rispetto dell’attività di gruppo, ossia cose che sono alla base del vivere civile».

Che iniziative sono state intraprese concretamente?

«Noi siamo una delle poche società, spero non l’unica, che ha messo uno psicologo a disposizione non solo dei bambini, ma anche dei genitori. Io mi troverò il 9 in una scuola importante di Roma a parlare di fair play. Importante è l’aspetto della prevenzione che deve essere azionato in tutte le sedi, come le scuole e le famiglie».

Un giudizio sulla riunione di oggi

«Io ho fatto il mio intervento, hanno parlato i rappresentanti delle varie categorie. È stato detto che alcune partite a rischio devono essere giocate in orari diversi. È ora di finirla con questa comunicazione distorta, bisogna consentire ai tifosi di andare alla partita con la sciarpa della propria squadra, senza rischiare. I polacchi e gli inglesi vengono qui a scatenarsi perché glielo consentiamo, in Inghilterra vanno in galera e hanno chiuso, gli tolgono anche i diritti civili».

Lei è stato il primo ad avere una contrapposizione con i tifosi, poi ha raggiunto una mediazione?

«Mai, nessuna. La tifoseria fa la tifoseria, oggi forse ha un comportamento più responsabile e rispettoso. La mia azione ha prodotto e sta producendo dei risultati. Io non contesto il comportamento dell’appassionato, ma del mascalzone, del delinquente. La tifoseria della Lazio ora ha un comportamento diverso, forse perché non ha avuto una sponda da parte della società».

I tifosi si devono aspettare una Lazio più forte dopo gennaio?

«Se ne occupa Tare, la Lazio da come l’ho presa io ad oggi è in lotta sempre per i primi posti. Da quando sono presidente io è la società che dopo le grandi ha vinto più di tutte, ha 200 milioni di proprietà immobiliari e 600 milioni di capitale giocatori».