FOCUS – Lazio, applausi alla società: spendere non significa vincere

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Non è necessario spendere per costruire una squadra vincente: la Lazio è un chiaro esempio

Inzaghi, la squadra e i tifosi. Un gruppo unito e compatto capace di passare dallo sconforto post rifiuto di Bielsa alla Supercoppa contro la Juventus. In un anno esatto il tecnico piacentino ha ribaltato tutto. Da seconda scelta a protagonista il passo è stato breve, nell’era Lotito ha portato la Lazio dove nessuno è mai riuscito: tra le grandi. Battute Roma e Inter in Coppa Italia la scorsa stagione, quest’anno si è preso il lusso di superare la Juve in Supercoppa e il Milan in campionato. Sì, proprio i rossoneri, coloro che hanno sborsato circa 200 milioni sul mercato e che ad oggi sono indietro di quattro punti rispetto ai biancocelesti. I vari Luis Alberto, Milinkovic, De Vrij e Immobile sono stati pagati veramente poco se confrontiamo quanto hanno speso negli ultimi anni le rivali dei capitolini per un posto Champions, vale a dire Inter, Roma e appunto Milan. Anche i nerazzurri, tranne quest’anno dove sono stati più attenti per esigenze di bilancio, non hanno badato a spese nelle ultime stagioni. Si pensi per esempio all’investimento fatto per Gabigol: 29 milioni di euro per un totale di 183 minuti disputati tra Serie A e Coppa Italia. Spesso criticata da tutto l’ambiente, la società biancoceleste sul mercato sta facendo un lavoro incredibile. Secondo quanto riportato da Transfermarkt, il ds Tare in estate ha incassato ben 71 milioni di euro dalle cessioni (63 ricavati da Keita, Biglia e Hoedt) spendendone solamente 28,5. L’affare più costoso è stato quello di Pedro Neto, preso in prestito biennale a 7,5 milioni con riscatto obbligatorio a 9,5. Dopo Mauro Zarate (pagato 20,2 milioni), il portoghese classe 2000 è l’acquisto più caro dell’era Lotito, che da anni porta avanti senza sosta il suo cavallo di battaglia: «Non vince solo chi spende di più». Igli Tare questo lo ha capito molto bene.