Allenatore, squadra, tifosi: quella lazialità tanto attesa e finalmente ritrovata

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L’analisi tecnico-tattica di Bologna-Lazio, posticipo della 27esima giornata di Serie A, vinto per 2-0 dalla squadra di Inzaghi

Appagamento post-derby o altra vittoria? Questo era il dilemma. Si temeva un calo di concentrazione dopo la stracittadina vinta, invece la Lazio non fa sconti a nessuno e liquida con due gol anche il Bologna. Doppio Ciro e si vola in alto, davanti all’Atalanta e dietro a Napoli e Roma. Si, ora si vede da vicino anche la Roma, distante 6 punti con lo scontro diretto ancora  da giocare. Utopia? Può darsi, ma ora la zona Champions è alla portata. I biancocelesti sono la squadra più in forma della Serie A, per la prima volta in campionato hanno collezionato 3 vittorie consecutive, 4 se consideriamo anche la Coppa Italia, quindi per forza di cose, l’asticella deve essere alzata. Questa è una Lazio affamata, dall’allenatore ai calciatori. Non si vuole lasciare niente per strada, non si vogliono fare sconti a nessuno. Compatta, solida, intensa e grintosa, dall’inizio alla fine. Inzaghi ha lavorato su questa squadra e l’ha migliorata, portandola quasi alla perfezione. Chi gioca fa bene, chi entra anche. Non conta l’”io”, ma il “noi”; questo deve essere l’imperativo e questa deve essere la mentalità, di un gruppo proiettato a volare sempre più in alto, perché il 4° posto va bene, ma la musichetta della Champions è tutta un’altra cosa.

CAMALEONTICA
– La Lazio è questa: una squadra in grado di cambiare i piani anche a pochi minuti dall’inizio. Giocare 4-3-3 era la teoria, mettersi 3-4-2-1 è stata la pratica. Inzaghi sbircia il riscaldamento del Bologna e vede Helander, Oikonomu e Maietta, tre difensori centrali. Donadoni ha fatto pre-tattica e pensava di aver stupito il collega, ma non aveva fatto i conti con la duttilità avversaria. Al 5-3-2 si risponde con il 3-4-2-1, così da non aver inferiorità numerica in nessuna zona del campo. Il modulo dimostra comunque di essere una formalità, considerando la forza attuale della Lazio, in grado di giocare indifferentemente con qualsiasi sistema di gioco. Anche cambiare in corso d’opera non è mai un problema, poiché questa squadra, non sbaglia mai l’approccio alla gara. L’ago della bilancia come spesso accade è Milinkovic, in grado con i suoi inserimenti, di mandare in tilt i meccanismi difensivi avversari. Il serbo va sempre a cercarsi la posizione in campo, uscendo spesso e volentieri dagli schemi. Talvolta può anche capitare che diventi il punto di riferimento offensivo, con Immobile che si abbassa sulla fascia sinistra. Poi c’è anche Anderson, autentico jolly. Inzaghi trova sempre un posto per lui, qualsiasi sia la partita, qualsiasi sia il sistema di gioco, per non parlare di Radu e Lulic, che nel corso di 90 minuti, possono cambiare anche tre posizioni. Ruoli intercambiabili per calciatori duttili, questo è solo uno dei tanti segreti della Lazio.

SALTO DI QUALITÁ
– Ora si viaggia a velocità sostenuta, cosa che prima non avveniva. C’è stato uno scatto mentale nei calciatori, che probabilmente, fino a qualche tempo fa, non erano a conoscenza della loro reale forza. Il salto di qualità è avvenuto nella notte di San Siro, dove la Lazio ha liquidato l’Inter, dopo una gara fantastica, con il risultato che poteva assumere dimensioni molto più rotonde. Quella vittoria è stata la prima in questa stagione contro una “big” e da lì in avanti, la squadra ha acquisito una consapevolezza dei propri mezzi maggiore, complice anche la vicinanza dei tifosi, sempre più presenti sia in casa che in trasferta. Dopo la vittoria con i neroazzurri, l’unica battuta d’arresto è avvenuta contro il Milan, partita dominata e non chiusa a causa del solito poco cinismo. Quello è stato un episodio, in mezzo a 6 vittorie. Molta più sicurezza nel giro palla, molta più sfrontatezza in determinate partite e “paura di vincere”, quasi mai avuta. Adesso la Lazio ha raggiunto una maturità tale, che gli consente di non porsi limiti. In Coppa Italia è stata compiuta una mezza impresa, in campionato si viaggia spediti, quindi fissarsi degli obiettivi oggi, sarebbe quanto di più deleterio e insensato. Questo gruppo ha dimostrato di saper stupire e di sovvertire qualsiasi pronostico, basta tornare con la mente ad Agosto, quando “Simoncino” veniva visto come un ripiego dopo il rifiuto del “Maestro” Bielsa. Da allora di cose ne sono cambiate, di Lazio “loca” è stata spazzata via e dimenticata, grazie alle “banda Inzaghi”.