Foggia e Ledesma raccontano Zarate: “Un grandissimo talento, era ribelle per questo piaceva ai tifosi”

Zarate
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“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”, così recitava una celebre canzone che rispecchia pienamente quello che accadrà domenica all’Olimpico quando Mauro Zarate tornerà nella casa dei laziali per la prima volta da avversario. Un amore sbocciato subito, idilliaco nel primo anno ma che è andato a scemare con il tempo fino all’ultimo periodo biancoceleste, non prorpio dei migliori. Eppure Maurito ha conquistato i cuori dei tifosi e anche le simpatie di qualche compagno come svelano Pasquale Foggia e Cristian Ledesma su gianlucadimarzio.com. L’ex centrocampista Foggia rivela:“Con lui legai tantissimo, ci siamo sentiti anche quando è tornato in Italia. Un ragazzo solare, divertente, scherzoso. Poi in campo eravamo simili, ci trovavamo. Tutt’ora ho un ottimo rapporto con lui. Qualità pazzesca, impressionante. Poi Delio Rossi mise in evidenza il suo talento. Mauro è stato apprezzato, coccolato. Soprattutto amato”. Foggia svela un divertente retroscena risalente alle finale di Coppa Italia con la Samp: ” Tra il primo e il secondo tempo lo presi in disparte e gli dissi “Mauro, fammi vincere ‘sto benedetto trofeo e ti faccio un bel regalo”. Lui segnò un gran gol e vincemmo ai rigori. La sera andammo tutti al ristorante, io arrivai più tardi insieme a Pandev. Appena Mauro mi vide puntò l’orologio che avevo al polso, come per dirmi “Pasquale, ti ho fatto vincere, ora dammi ciò che mi hai promesso”. E alla fine glielo regalai…”. Infine una riflessione: “Il suo enorme talento è esploso soltanto a metà, gli ho visto fare cose che nel calcio fanno in pochi. Aveva dribbling, forza fisica, velocità. Metteva la palla dove voleva e non te la faceva mai vedere. In allenamento ancor di più. Non si è lasciato bene coi tifosi, ma alla Lazio è stato benissimo. So che ama Roma”.

E ancora a svelare altri retroscena è l’ex capitano biancoceleste Cristian Ledesma: “Il gol più bello lo fece connutro il Cagliari, tiro a giro che si infilò sotto l’incrocio dei pali, segnò bei gol anche contro la Juve, al derby con la Roma. Poi di nuovo alla Samp in finale di Coppa Italia. Già lo conoscevo, riuscì subito a far bene. Ricordo che Rossi lo bastonava un po’ a livello tattico, lo bacchettava. Veniva pur sempre dall’Inghilterra, un campionato meno tattico di quello italiano. Ma Mauro era un talento, tecnicamente molto forte. Rossi seppe gestirlo e portarlo avanti. Sicuramentem poteva dare di più, non è facile confermarsi alla Lazio. I tifosi lo amavano, ebbe un grande impatto con la gente. Ha saputo sfruttare l’entusiasmo che c’era verso di lui, dei laziali e dei bambini. Era un ribelle, ai tifosi piaceva”. Si instaurò un bellissimo rapporto tra i due argentini: “Cercai di aiutarlo in tutti i modi, gli spiegai com’era la situazione, gli feci capire qualcosa di più sulla Lazio e sulla piazza romana. Poi il calo: “Purtroppo si è un po’ perso, non è riuscito a far vedere quanto di buono fatto il primo anno”.