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ESCLUSIVA – Toni Malco: «Situazione tragica. La Lazio ne esce danneggiata»

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Toni Malco ha raccontato ai nostri microfoni, in esclusiva, come sta vivendo questa emergenza e come la Lazio potrà ricominciare a giocare

Toni Malco, oltre ad essere un grande tifoso della Lazio è anche un formidabile cantautore e musicista. La sua fortuna è stata quella di riuscire a coniugare le sue due più grandi passioni, scrivendo l’inno che ancora oggi, dopo 36 anni, accompagna le gesta dei biancocelesti.

Oggi il padre di Vola Lazio Vola, e di tanti altri capolavori dedicati al mondo biancazzurro, ha risposto ad alcune nostre domande in esclusiva sulla situazione drastica che si sta vivendo in Italia e come questa stia influendo sul campionato italiano e sul percorso magnifico della prima squadra della Capitale.

Come sta vivendo questa drammatica situazione che ha bloccato il paese?

«Beh, è una situazione assurda, siamo agli arresti domiciliari ma lo dobbiamo fare perché cosi ci hanno detto. Il momento è veramente topico quindi dobbiamo stare a casa, sperando che il virus non ci prenda. Ho appena saputo anche che degli ex calciatori hanno contratto il Coronavirus: loro stanno a casa con moglie e figli, fortunatamente non contagiati. La pandemia si manifesta senza sintomi rilevanti, forse qualche linea di febbre. Se si ha la fortuna di essere giovani ed in salute bisogna solo pazientare ed aspettare che passi, se invece si hanno complicazioni allora la cosa potrebbe essere molto grave».

Le manca il campionato? In questi giorni si è fatto un gran parlare delle possibili opzioni per concludere in modo consono la Serie A. Secondo lei qual è la più plausibile? 

«Sono un grande appassionato di calcio quindi penso sia ovvio che mi manchi il campionato. Ieri su Sky mi sono visto le partite vecchie. Seguo questo meraviglioso sport e l’ho anche giocato a discreti livelli, quindi ne sento veramente tanto la mancanza. Oltre questo soffro anche perché non posso suonare, vedere gli amici, fare la vita di sempre. E’ una restrizione assurda. Ho sentito dire che volessero far ricominciare la Serie A verso maggio e giocare fino a giugno: magari, vorrebbe dire che siamo usciti da questo problema del Coronavirus ma non credo si riuscirà. Non voglio fare l’uccello del malaugurio, spero che la storia mi smentisca e ne sarei felicissimo. Penso che questa cosa sia molto dura perchè ahimè sto vedendo sfumare tanti impegni di spettacoli, concerti ecc. La situazione è drammatica».

Nonostante la situazione, la Lazio lunedì dovrebbe ricominciare ad allenarsi. Come secondo lei i ragazzi di Inzaghi potranno riprendere la corsa Scudetto? «Guarda, questo stop ci ha danneggiato tantissimo. Una giornata di sosta, solitamente, cambia tutto, figuriamoci quando stai fermo un mese: è pazzesco. Non voglio pensare quello che sarà però se il gruppo, qualora ci fosse la ripresa, tornasse a giocare come stava facendo, sarebbe veramente sorprendente. Io non ci credo quando si dice che necessariamente possa riprendere con il piglio giusto, possono succedere tante cose purtroppo. Lo dico con grande amarezza perché questo collettivo era lanciata. In quel momento potevamo incontrare anche il Real Madrid ed avremmo fatto una gran bella figura, invece questo stop prolungato cambierà le fisionomie del campionato».

Come tutti sappiamo, lei è l’autore dello storico inno biancoceleste, oltre che di altri successi. Cosa prova ogni qualvolta la sua canzone risuona all’interno dell’Olimpico?

«E’ sempre un piacere. L’ho scritta quando avevo 27 anni, stiamo parlando di 36 anni fa. A parte la soddisfazione del successo discografico (oltre un milione di copie vendute ndr), c’è quella del fatto che accompagna le gesta della mia squadra del cuore. A volte lo canto e mi dimentico anche che sono io l’autore (ride ndr). Mi sento più tifoso che esecutore dell’inno. Le canzone, in qualche modo, non è più mia nonostante l’abbia scritta io: una volta pubblicata poi è della gente. Sentirla mi da sempre belle emozioni. Adesso ho visto anche che si canta dai balconi, per cercare di rasserenare la situazione ed è bello anche se forse, dopo 36 anni, mi emoziono di meno però è sempre un piacere, è chiaro. Vedere anche le nuove generazioni che la cantano fa effetto. Mai avrei potuto immaginare che sarebbe durato così a lungo ed invece è diventata la colonna portante di tutte le partite della Lazio. Mi auguro durerà ancora per molto perchè è apprezzato molto anche dalle altre tifoserie. Quando giro per l’Italia mi riconoscono per l’inno. Tutto ciò mi gratifica. Se viene cantato dopo una bella vittoria è ancora più emozionante».

Qualora dovesse realizzarsi il sogno di tutti i laziali, avrebbe già pronto un nuovo pezzo?

« Ho fatto canzoni bellissime per la Lazio. Ne ho scritte 16 fino ad ora, per Re Cecconi, Chinaglia, Maestrelli, tra le altre anche Cent’anni d’amore e chi più ne ha più ne metta. Una canzone pronta ci sarebbe, ma serve un evento importante per farla uscire. Quindi vedremo però queste cose portano una iella tremenda, io non ne parlo mai (ride ndr)».

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