ESCLUSIVA – Stefano Mauri: «Errore riprendere subito. Fondamentale fiducia di Inzaghi per Patric». E sul gol più importante..

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Intervenuto in esclusiva ai microfoni di LazioNews24, l’ex Lazio Stefano Mauri ha parlato dei ricordi in biancoceleste e della rosa attuale

Mentre il mondo dello sport continua a dibattere per una soluzione al problema del campionato italiano, in esclusiva ai microfoni di LazioNews24 ha parlato Stefano Mauri, spaziando dagli anni passati in biancoceleste alla Lazio attuale, con un pensiero anche sulla ripresa degli allenamenti.

L’Italia sta attraversando un grande periodo di crisi dovuta alla pandemia, qual è il tuo pensiero a riguardo? 

«Conosciamo tutti la situazione, è molto grave. Questo virus continua a diffondersi, possiamo solo affidarci al personale sanitario, lasciando che svolga il loro lavoro con maggiore tranquillità possibile. Per permettere questo, però, dobbiamo affidarci alle direttive degli esperti e rimanere a casa per non peggiorare la situazione. Prima o poi passerà tutto».

Prima dell’interruzione del campionato, la Lazio era in lotta per lo scudetto. Come valuti la stagione in base alle partite disputate?

«La Lazio ha disputato una stagione sopra ogni più rosea aspettativa, raggiungendo, fino al recupero di JuventusInter, anche la vetta della classifica. La squadra era partita male, con il doppio passo falso con Spal e Cluj, ma ha saputo riprendersi alla grande, inanellando una serie consecutiva di risultati utili tale da infondere grande fiducia nei giocatori».

Nel caso di una ripresa del campionato, come credi reagirà la squadra di Inzaghi?

«Prima c’è da verificare che effettivamente la stagione possa riprendere ed essere portata a termine. A fine gara i giocatori non vedevano l’ora di affrontare un nuovo avversario, la preparazione in settimana era carica di grinta e voglia di giocare. Se si dovesse ripartire, vedo un campionato molto aperto a tutte le possibilità, si ripartirebbe da zero, quasi fosse un nuovo torneo».

Si dibatte in questi giorni su un’ipotetica data per la ripresa degli allenamenti. Qual è la tua considerazione in merito?

«Credo che riprendere ora gli allenamenti sarebbe un errore da non commettere. Il calcio in Italia fa da termometro della popolazione, riprendere ora l’attività sportiva, a distanza di pochi giorni dalle disposizioni governative che ne hanno vietato la possibilità per i cittadini, potrebbe scaldare gli animi e dare un cattivo esempio. Qualora dovesse riprendere il campionato, probabilmente la data di inizio sarebbe intorno alla metà di maggio o più in là. Far riprendere ora l’attività vorrebbe dire far allenare per 40 o 50 giorni i giocatori senza mai giocare, e questo rischia di essere controproducente. Far allenare i calciatori in gruppi da 2 o 3 con pochi esercizi e con lavoro in palestra potrebbe influire a livello psicofisico. Per non parlare del rischio di infezione di uno di loro, che potrebbe attivare una nuova quarantena e quindi un ulteriore rinvio del campionato e quindi impossibile da concludere».

La forza della Lazio quest’anno risiede nel positivo apporto anche di alcune seconde linee. Ti ha sorpreso qualcuno in particolare?

«Considerando la totalità della rosa, il giocatore migliore è stato Luis Alberto, quando lui è in campo la squadra gira molto bene. Mi ha sorpreso molto Patric, per cui la fiducia di Inzaghi è stata fondamentale. Simone lo ha schierato molte volte quest’anno, specialmente contro squadre chiuse. È un difensore che porta palla all’interno del campo e favorisce la manovra».

Le prime uscite di Patric come terzino destro, suo ruolo naturale, sono state spesso negative. Credi ci sia anche un discorso tattico, con lo spostamento a centrale destro della difesa a 3, alla base della cambio di marcia del difensore spagnolo?

«Nella Lazio ha giocato spesso da terzino destro, ma nel Barcellona nasce centrocampista. Patric ha una grande qualità: dare il 100% in ogni situazione. Sicuramente la svolta tattica può aver aiutato il giocatore, ma come detto l’ago della bilancia è stata la fiducia del mister».

C’è un giocatore della rosa attuale in cui ti rivedi?

«Ad essere onesti no. Non ritengo che nessuno degli attuali centrocampisti o seconde punte abbia le mie caratteristiche. Luis Alberto è molto più tecnico di me, è molto bravo a portare palla al piede, nel dribbling e nel creare superiorità numerica. Correa è più veloce e più tecnico, ma non ha i miei inserimenti, tende ad accentrarsi poco in area. Il giocatore che più si avvicina alle mie caratteristiche è Parolo per gli inserimenti senza palla, ma fa un lavoro anche più difensivo recuperando palla. Milinkovic ha molte qualità, può ricoprire molti ruoli ma non mi rivedo in lui, siamo molto differenti per modo di giocare».

Hai passato dieci anni alla Lazio, vivendo momenti indelebili come il 26 maggio ma anche dure sconfitte. C’è una partita ed un gol in particolare che ricordi con più emozione?

«Ho passato tanti bei momenti nella Lazio. Ricordo i tre gol realizzati nei vari derby, la rovesciata contro il Napoli, ma probabilmente quello che ricordo con maggior piacere, anche per l’importanza della partita, è stato quello nella semifinale di andata della Coppa Italia del 2013 a Torino contro la Juventus, che ci ha consentito poi, vincendo al ritorno, di  andare a scontrarci con la Roma».

Matteo Pesce

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