L’ANALISI DEL GIORNO DOPO – Solo applausi per una Lazio bloccata dall’ennesima VARgogna

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L’analisi di Lazio-Juventus, partita decisa al 92′ minuto da un guizzo di Dybala. Ancora una volta i ragazzi di Inzaghi vengono frenati da buona sorte e errori arbitrali

Da mercoledì a sabato. Quattro giorni d’inferno. Tante energie spese e dea bendata che si diverte a voltarsi di spalle. La Lazio semina tanto e si ritrova con un pugno di mosche in mano. Niente va per il verso giusto, dagli episodi, agli arbitri. Giusto, era da tanto che non si parlava di loro. Tornano protagonisti e per farlo scelgono sempre la stessa squadra. Di nuovo Banti, vecchia conoscenza del popolo biancoceleste. Insieme a lui, a rompere la parità è la sfortuna, in una gara tra le più equilibrate del campionato. Quel campionato che al 92’ cambia volto. Da lì in poi solo brutte notizie per la Lazio, con la lotta scudetto e Champions completamente stravolte. Rammarico, rabbia, ma allo stesso tempo la consapevolezza d’aver dato tutto. Dopo la Coppa Italia e la Serie A, il calendario presenta l’Europa League. Giovedì ci sarà la Dinamo. Non c’è tempo per disperare e per piangersi addosso. Due batoste pesanti, ma la Lazio saprà rialzarsi ancora una volta!

PERFEZIONE – Chiamasi ‘adattamento’. Ennesimo capolavoro tattico di Simone Inzaghi, che a seconda della partita sa rimodellare la sua squadra. Quando c’è bisogno di attaccare la Lazio sa essere una cooperativa del gol, quando c’è bisogno di difendersi, non si subisce praticamente mai. Classifica alla mano, ai biancocelesti sarebbe bastato un pareggio e la gara viene preparata proprio sul doppio risultato: per fronteggiare la Juventus, Inzaghi rispolvera la Lazio dello scorso anno, abile a difendersi con ordine e a ripartire. L’intento è quello di non buttare mai il pallone e di colpire i bianconeri, giocando di rimessa e sui loro errori. Non casuale la scelta di Luiz Felipe, il difensore più tecnico insieme a de Vrij. Sulla fase di impostazione infatti, non soffrono mai i biancocelesti, sempre bravi ad iniziare l’azione da dietro. Fondamentale il ruolo di Milinkovic, chiamato a fare la battaglia su ogni pallone alto. Fatica a trovare la posizione Luis Alberto, spesso ingabbiato e raddoppiato. Si danna l’anima Immobile, costretto a lottare da solo contro i tre difensori juventini. Tutto secondo i piani, tutto perfetto. Almeno fino al minuto 92’. Ennesimo colpo difficile da metabolizzare. Inzaghi ha saputo rialzare e rimotivare la squadra dopo la batosta psicologica di mercoledì, adesso gli toccherà di nuovo l’ingrato compito. L’ha già fatto, ci è già riuscito. Dopo neve e pioggia, tornerà a splendere il sole sulla Lazio.

RIALZARSI – L’unico vantaggio dell’avere tanti impegni ravvicinati, è il poco tempo per pensare alle sconfitte. Subito mirino rivolto verso il prossimo obiettivo: Dinamo Kiev. Due partite in quattro giorni che peseranno sulle gambe e sul morale di una squadra tremendamente condannata dagli episodi. In questo momento sembra girare tutto male, così come prima del ritorno alla vittoria con il Verona. Lazio altalenante in questa seconda parte di stagione, ma la buona notizia arriva dalle prestazioni, comunque rimaste di alto livello. Ottima prova contro la squadra che probabilmente vincerà il settimo scudetto di fila e che solo i biancocelesti sono riusciti a battere due volte nella stessa stagione. La partita dell’Olimpico ha cambiato e cambierà gli scenari di un campionato equilibrato. Ancora una volta l’ennesimo torto subito dalla Lazio verrà giustificato con la solita scusa dell’incompetenza della classe arbitrale. Mai però questi episodi sono accaduti a parti inverse, e questo consegna alla coscienza di ogni tifoso biancoceleste, molte riflessioni. Quello che ieri è stato uno scontro tra la seconda e la terza forza della Serie A, poteva tranquillamente essere un big-match scudetto. Peccato che la credibilità di questo campionato è crollata oramai da un bel pezzo. Nonostante ciò la Lazio occupa la quarta posizione senza dover dire “grazie” a nessuno. L’ennesimo scempio è stato compiuto, sicuramente non sarà l’ultimo vedendo i precedenti. L’ennesimo affossamento da cui risollevarsi. Dea bendata, arbitri, Var. Ancora una volta, saremo più forti del nostro destino!

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