Daniele Martignetti: «Sembra che Spadafora ostacoli il calcio. Inzaghi abile motivatore» – ESCLUSIVA

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Il caporedattore di Articolo Ventuno ed opinionista politico ci ha raccontato il suo parere sulla ripresa della Serie A e sulla Lazio

Tanti sono i problemi che circondano la Serie A e ne impediscono, per il momento, la ripartenza. Daniele Martignetti, caporedattore di Articolo Ventuno ed opinionista politico, ci ha raccontato in esclusiva cosa ancora manchi per la ripresa, non dimenticandosi della lotta Scudetto tra Lazio e Juventus.

Ieri è ricominciata ufficialmente la Bundesliga, pensa che manchi ancora molto per rivedere la Serie A in campo? 

«La Germania, come spesso accade, è avanti secoli rispetto agli altri Stati membri. Lo Stato tedesco non ha esitato, per dirne una, a procedere con accrediti ad hoc sui conti dei cittadini maggiorenni dopo una settimana dall’inizio dello stato di emergenza, bypassando inutili discorsi pseudogiuridici circa partite iva, diminuzioni dei fatturati, e casse integrazioni. Per giunta, l’efficienza dello Stato centrale d’oltralpe è da sempre evidenziato anche dalle loro infrastrutture, fiore all’occhiello del calcio mondiale. A volte sembra che il M5S e Spadafora osteggino il calcio, quasi a voler snaturare l’oppio del nostro popolo. In questo ambito, e tenendo conto delle comunicazioni governative, ritengo vi sia il 50% di probabilità di ripartenza, e il 50% di stop definitivo. Le attuali casse piangenti della Roma e del Milan potrebbero esser benefiche per indurre i vertici del calcio e del Governo a velocizzare la ripresa del campionato».

Come giudica l’operato del Governo nella gestione della situazione?

«La gestione dell’emergenza pandemica da parte del Governo nostrano non è stata delle migliori. Lo stop improvviso del campionato di calcio italiano ha destato scalpore non solo per le errate comunicazioni governative ma anche per talune prese di posizioni di Spadafora al limite della lesione volontaria. D’improvviso, la Lazio non ha potuto più disputare match. La settimana successiva, tuttavia, vien giocata Juventus-Inter. L’ultimo DPCM è vago, e da voci interne parrebbe che il campionato possa ripartire nella prima settimana di giugno».

In Lega continuano gli scontri per il ritiro in isolamento. Lei pensa sia una cosa fattibile?

«Qui la situazione è clinica ma, come il Presidente Lotito evidenzia, con un po’ di sale in zucca si può gestire il tutto. Da apposito comunicato parrebbe che la Sampdoria abbia tre o quattro giocatori contagiati, e giuridicamente occorre sempre creare un precendente. Pertanto, laddove il club doriano dovesse procedere al ritiro, senza dubbio la medesima soluzione potrà divenire obbligatoria in caso di ripresa del campionato».

Qualora il campionato dovesse ricominciare, crede che la Lazio potrà essere ancora una spina nel fianco della Juventus per la conquista del titolo?

«Molti sostengono che la Lazio stia facendo un grandissimo campionato, come se fossimo il Leicester della questione. La verità è tutt’altra. La gestione Lotito sta dando i suoi frutti, e noi biancocelesti ne abbiam goduto tra Coppe Italia e Supercoppe tricolore. Non solo. Per quanto io stesso, all’epoca, mi opposi ripetutamente all’operato del patron, ritenendolo inadeguato, oggi mi son ricreduto in toto. Lotito è meritevole di annalistica commercial-giuridica, esempio di gestione oculata e old style, senza follie economiche che spesso caratterizzano altre società. La Lazio oggi ha campioni come Luis Alberto che solo 5 anni addietro nessuno conosceva. Nel caso di specie, non dimentichiamoci che lo spagnolo volesse persino ritirarsi dal calcio giocato, ma la società riuscì a valorizzarlo, ed oggi tutti ne ammiriamo le giocate degne dei top club. Lo stesso operato ha riguardato anche Immobile, che all’epoca sembrava esser un acquisto rischioso considerando le precedenti ultime due stagioni sottotono, e tanti altri. Questo modus operandi lotitiano, perpetrato attraverso la triade De Martino-Tare-Diaconale, garantisce forme di successo che noi (un po’ per sana scaramanzia…) evitiamo di pronunziare. Se saremo la spina nel fianco? Capovolgerei: è la Juventus ad esser la nostra spina del fianco. Un po’ di presunzione – letteralmente, “saper prima” -, a una decina di giornate dalla fine, e con molti punti persi a inizio stagione in partite improbabili, potrebbe aiutarci. E forse, stavolta, potremmo raggiungere quel successo, senza sperare in un gol del Calori di turno…».

La cosa che l’ha più colpita della squadra di Inzaghi?

«La perseveranza del successo. Inzaghi è un abile motivatore. I biancocelesti, dal titolare alla riserva, hanno la consapevolezza del successo. Quanti match vinti nei minuti finali? Negli ultimi minuti la concentrazione aumenta. E questa è la chiave per scavalcare i gradi a due a due…».

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