Lazio, l’eterna incompiutezza che puntualmente riecheggia…

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L’analisi di Bologna-Lazio, terminata con il risultato di 2-2 grazie alle reti d Krejci, Palacio e la doppietta di Ciro Immobile

Copia, incolla, et voilà. Pause, rewind, play. Il copione è lo stesso, cambiano gli avversari, gli stadi, per una volta cambia il risultato; anziché una sconfitta arriva un pareggio. Spal, Cluj e ora Bologna, ma se ne potrebbero citare a non finire di partite giocate bene e vittorie puntualmente divorate. Quanti punti persi, lasciati per strada. Quanti obiettivi svaniti per i soliti errori. La Lazio non migliora, resta nel limbo in cui si trova da almeno due anni e questo non è certo un dettaglio. Non riesce a vincere le cosiddette partite “sporche” e nella domenica in cui gli episodi sembravano girare nel verso giusto, decide di dilapidare un rigore arrivato come fosse una manna dal cielo. Le ingenuità non si contano più e la cosa preoccupante è che adesso arrivano anche dai calciatori più esperti. L’inizio di stagione di Lucas Leiva è un disastro, ha compromesso la partita di Ferrara, Cluj e quella di ieri. Uno con la sua esperienza può e deve fare di più. Nella Lazio i calciatori sopra la media per carisma, personalità e qualità tecniche non sono moltissimi, ma se anche quei pochi commettono errori simili, allora diventa complicato. La situazione è critica e purtroppo non dura da mesi, ma da anni.

CONTINUITÀ  – La Lazio era reduce da due vittorie, una in campionato l’altra in Europa League. Dopo otto partite ufficiali era questa la migliore striscia di risultati ottenuta dai biancocelesti. Già questo dato denota un chiaro ed evidente problema alla base di qualsiasi ragionamento. Può una squadra che ambisce ad entrare tra le prime quattro non riuscire a collezionare due vittorie consecutive? Con questo andamento al massimo la Lazio riuscirà ad entrare in Europa League e già sarebbe un miracolo. Dopo ogni battuta a vuoto si continua a dire che la squadra avrebbe meritato di più, che la strada è quella giusta, che bisogna crescere, che i risultati arriveranno e che sono state commesse delle ingenuità pagate a caro prezzo. Un pareggio a Bologna ci può stare, ma se poi si va ad analizzare la gara e il momento storico in cui è arrivato, non si può essere contenti per il punto guadagnato.

NEGATIVITÀ – Il derby, la Spal, l’Inter e poi Bologna. Quattro gare in cui la Lazio ha raccolto 2 punti sui 12 a disposizione e il cui copione è stato pressappoco simile. Il fatto che poi causa maggior ira è il pensiero che in fin dei conti, la gara di ieri in un modo o nell’altro i biancocelesti l’avevano rimessa in piedi, avendo anche la grande occasione per vincerla. Simone Inzaghi al momento dell’espulsione di Leiva si è preso un grande rischio, ma ha indovinato la scelta. Correa negli spazi ha fatto la differenza sfidando nell’uno contro uno tutta la difesa bolognese, costretta sempre a stenderlo per fermarlo. Così è nata l’espulsione di Medel che ha ristabilito la parità numerica. L’argentino fa tutto bene, meno che le conclusioni. Peccato che il suo compito dovrebbe essere proprio quello di spingere il pallone in rete. Se ieri fossero arrivati i tre punti, gran parte del merito sarebbe stato attribuito a lui, più che per il rigore, per la prestazione del secondo tempo. Dopo Roma e Inter, i suoi errori di mira continuano a penalizzare la Lazio. Ora ci si fossilizza sul rigore, ma non va dimenticata l’occasione precedente, in cui ha calciato addosso a Skorupski. In molti si interrogano sul perchè il prescelto per andare dagli 11 metri fosse proprio l’argentino, ma qualcuno ha visto altri calciatori desiderosi di battere quel rigore? In quei casi è anche la personalità del calciatore a fare la differenza e alla Lazio quando si tratta di prendersi le responsabilità, spariscono tutti. La squadra è in un limbo pericoloso, monotono, irritante. La situazione non accenna a cambiare. Potrà arrivare una vittoria con l’Atalanta e tutti tornerebbero ad esaltarsi, ma poi? Per quanto durerebbe quest’euforia? La battuta d’arresto è sempre dietro l’angolo. Sono due anni che si ragiona sulle solite cose e la soluzione ancora non è stata trovata. Intanto la Lazio si avvia verso l’ennesima stagione fatta di alti e bassi, in cui la Champions non verrà centrata.