Hanno Detto
Baroni non dimentica: «La Lazio è stata la squadra più forte che abbia allenato»

L’ex allenatore della Lazio Marco Baroni ha rilasciato un’intervista dove ha parlato del suo periodo trascorso sulla panchina dei capitolini: le parole
L’allenatore Marco Baroni si è raccontato ai microfoni de il Corriere dello Sport, ripercorrendo la sua esperienza alla Lazio, durante la quale ha guidato la squadra in Serie A con numeri di rilievo, almeno fino ad un certo punto della stagione 2024-25.
La squadra ha chiuso con una stagione deludente seppur l’anno era iniziato in modo brillante sia in Italia che in Europa, mostrando una crescita costante nelle ultime giornate e facendo emergere giovani talenti. Tra successi sul campo e momenti difficili fuori dal rettangolo di gioco, Baroni ha condiviso le sue riflessioni sul calcio, sulla squadra e sul rapporto con i tifosi biancocelesti.
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Il commento dell’ex tecnico della Lazio ed il ricordo della sua stagione alla guida dei capitolini
CALCIO MODERNO – «È realtà. Oggi il calciatore è una società individuale all’interno di una società collettiva: ci sono mille nazionalità, mille lingue, mille atleti in rosa, mille partite concentrate, mille variabili, infortuni ed esigenze diverse di cui tenere conto. È difficile convincerli a mangiare tutti insieme una pizza, figuriamoci a farsi seguire: quando accade è entusiasmante».
ALLENATORE – «Un risolutore di problemi. Quelli, in una squadra, non mancano mai».
EVOLUZIONE DEL MESTIERE – «Tantissimo. La dinamica evolutiva del calcio corre rapida e quello che funzionava in passato, oggi non può funzionare. Ho cominciato ad allenare tagliando l’erba del campo e organizzando personalmente le trasferte, adesso sarebbe impensabile».
PASSIONE – «Continuare ad avere passione: è stato il motore iniziale e continua ad alimentarmi tutti i giorni. La passione ti fa superare le difficoltà, ti fa essere autocritico, ti riporta a ciò che sei».
IDENTITÀ – «Uno che si è dovuto conquistare tutto e che sa prendersi le proprie responsabilità. Uno che ha molte idee, ma se sbaglia non dà la colpa agli altri, uno che non molla, uno che ha preso tante musate, che sa rialzarsi e che quando ha un dolore, sa ripartire».
DOLORI E SFIDE – «Aiuta a capire. A crescere. Senza dolore non si può vivere, ma non si può vivere nel dolore. Ho molta voglia e sono totalmente determinato ad andarmi a riprendere ciò che non ho più. E me lo vado a riprendere, me lo vado a riprendere di sicuro».
TORINO – «Una ferita. Negli ultimi anni avevo sempre raggiunto gli obiettivi prefissati e per questo il dispiacere è stato più acuto»
RECRIMINAZIONI – «C’era un piano tecnico chiaro, poi saltato per tutta una serie di circostanze. Ma il presidente Cairo non mi ha mai fatto mancare il suo appoggio».
PUBBLICO E TIFOSI – «È una situazione complessa, una problematica di lunga data e un dispiacere per tutto il mondo del calcio italiano. Ma io il pubblico della Lazio allo stadio l’ho visto e soprattutto, l’ho sentito. E lo posso soltanto».
TIFOSI – «Quello laziale è un grande popolo che con la squadra ha un rapporto viscerale, ancestrale, quasi uterino. È una simbiosi che percepisci subito e che è molto difficile trovare altrove. La passione dei tifosi non è esteriore, ma viene dal profondo. Viene da dentro».
RIMPIANTI – «L’unico rimpianto utile è quello che ti serve a non comportarti come non vorresti, a incarnare ciò a cui non vorresti somigliare».
MAESTRI – «Ho avuto grandi maestri: Eriksson, Liedholm, Mazzone, Ranieri. Gente che guardava più in là, oltre le linee. Gente che conosceva gli schemi e sapeva interpretare i sentimenti degli uomini che c’erano sotto le maglie. Da tutti ho rubato qualcosa perché quando serve devi essere anche ladro».
GASPERINI E FABREGAS – «Quello che ha fatto Gasperini negli ultimi dieci anni non lo ha fatto nessuno» / «Non per questo, ma forse in parte anche per questo, mi sento di dire che Cesc è un allenatore strepitoso e che il suo caso dimostra che stare a lungo su un progetto e poterci lavorare senza avvertire il rumore della ghigliottina paghi sempre in termini di risultati».
FAMIGLIA – «Ho avuto la fortuna di sposare una donna che ha deciso di abdicare alle proprie ambizioni personali per dedicarle al nostro progetto di famiglia, a me e ai nostri figli. Le sono grato come non so spiegare».
CAMPO COME CASA – «Perché il campo è l’unico posto nel quale mi sento e sono pienamente me stesso».