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Baldini inequivocabile: «Il calcio italiano è in mano a dirigenti interessati solamente a se stessi»

Baldini ha criticato aspramente il sistema calcio italiano, illustrato le regole e la gestione del gruppo e spiegato come intende valorizzare i giovani
All’apertura del ritiro azzurro, Silvio Baldini ha parlato ai media spiegando come intende guidare la Nazionale italiana nelle prossime amichevoli. Le sue dichiarazioni denunciano l’influenza dei dirigenti interessati ai propri interessi, l’importanza di dare spazio ai giovani e di stabilire regole chiare. Il commissario tecnico ha sottolineato anche il ruolo dei convocati, il rispetto della disciplina e la filosofia di gioco che intende portare in campo.
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Baldini e l’invettiva al sistema calcio italiano
CONVOCATI – «Ho convocato il mio gruppo e due giocatori di livello come Donnarumma e Pio Esposito perché anche in funzione delle Olimpiadi vedo la possibilità di avere questi giocatori. Loro due rientrano in questa possibilità».
DISPONIBILITÀ – «È stato l’unico a contattarmi dandomi disponibilità e a me non è parso il vero. Il messaggio è chiaro: il calcio italiano vuole vedere un cambiamento. Più di così cosa si poteva fare».
CRITICA SISTEMA – «Il calcio italiano è in mano a dei dirigenti che pensano ai propri interessi e non alla crescita del gioco del calcio. Si punta a fare mercato con giocatori anziani e non coi giovani perché questo aiuta a fare i propri interessi. Non mi devo nascondere, sono cose che ho sempre detto. Alcune persone le chiamo ‘lestofanti’, e spesso questi hanno in mano le redini di questo gioco».
GIOVANI VS VETERANI – «Che senso ha tesserare un giocatore di 39 anni anziché valorizzare un giovane del proprio vivaio?».
GESTIONE GRUPPO – «Il mio obiettivo è portare in questo gruppo la libertà di esprimere il proprio talento, senza troppi condizionamenti tattici. Questo però richiede un grande sacrificio: quando non abbiamo il possesso, pretendo che si corra per recuperare il pallone il prima possibile; se qualcuno lo perde, gli altri devono scalare e stringere le linee per evitare di subire gol».
REGOLE INTERNE – «Non credo nelle multe, le trovo riduttive e penso non aiutino a comprendere l’errore; con me, chi sbaglia va a casa».
FUTURO CT – «Penso che per allenare la Nazionale Italiana ci voglia un certo curriculum. E io non ce l’ho».