Marchegiani: “Tutto su Cragnotti, Lotito e Gazza. Mi arrivò una proposta dalla Roma ma…”

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Il Conte è tornato. Luca Marchegiani, idolo e figura di spicco della storia della Lazio, è tornato a parlare di temi biancocelesti durante la trasmissione “Signori del Calcio” su Skysport. L’ex numero 1 ha ricordato i gloriosi momenti vissuti con la maglia della Lazio. I numeri parlano per lui: un campionato di Serie A, tre Coppe Italia, due Supercoppe Italiane, una Coppa della Coppe e una Supercoppa Europea.

Il nome di Sergio Cragnotti, artefice principale della Lazio più temibile degli ultimi anni, viene subito fuori. “Credo che Cragnotti alla fine sia rimasto un po’ vittima di un sistema che gli si è sfaldato nel momento in cui lui avrebbe avuto bisogno di più solidità – ha esordito Marchegiani – Chi ha vissuto quegli anni non può non guardare con riconoscenza un presidente che ha dato tanto per la Lazio, da un punto di vista degli investimenti, della partecipazione, dell’entusiasmo. Abbiamo vinto un campionato, probabilmente all’epoca, senza quel tipo di investimenti, sarebbe stato impossibile competere con le realtà più importanti del campionato italiano”.
Il paragone con Lotito è inevitabile: “Trovare dei punti di similitudine tra la gestione Cragnotti e la gestione Lotito mi sembra abbastanza complicato, sono due filosofie completamente diverse. All’epoca c’era la possibilità, o quantomeno si credeva ci fosse la possibilità di poter investire cifre notevolissime, forse anche non sostenibili, come poi la storia ha dimostrato. Adesso c’è una gestione totalmente opposta – e questo è un grande merito della gestione Lotito, Tare e di chi li aiuta dal punto di vista tecnico – una gestione oculata, dove si cerca di mettere al primo posto l’equilibrio del bilancio societario, senza mettere in difficoltà quella che è la forza della squadra, grazie ad acquisti oculati, giocatori bravi, pagati il giusto, che vengono a Roma perché la Lazio gioca a Roma e Roma è una piazza molto appetibile per un giocatore di calcio”.
Nella lunga intervista ai microfoni di Skysport, Marchegiani trasmette il suo ricordo di Gazza Gascoigne, genio e sregolatezza del calcio degli anni ’90. “Paul è un ragazzo molto particolare, ed è particolare anche il rapporto che chiunque stabilisce con lui. Un ragazzo probabilmente poco affidabile dal punto di vista della sua autogestione, nei rapporti con gli altri. Però un ragazzo di cuore, generoso. Quando ha abbracciato Lotito e lo ha baciato, per la gioia che gli aveva dato riportandolo a Roma in un momento per lui non semplicissimo, ha dimostrato proprio la sua spontaneità. Il problema è che era spontaneo in tutto, anche in cose diciamo meno normali, dalle telefonate di notte in cui faceva finta di aver avuto un incidente in macchina e ti teneva mezzora al telefono… La prima volta che mi ha chiamato – poi io sono anche ingenuo in queste cose – l’avevo presa come un atto di amicizia, mi tenne al telefono mezzora, alle 3 di notte, e cominciò a venirmi qualche dubbio. Poi ho scoperto che lo faceva regolarmente, quando tornava a casa dopo aver bevuto un goccio in più… “.
Un retroscena clamoroso, invece, è quello che Marchegiani svela sulla clamorosa possibilità di giocare per i colori della Roma: “Ho avuto la possibilità di passare alla Roma, nell’anno che poi ho smesso, loro cercavano un portiere di esperienza per affiancargli Curci. Spalletti mi fece anche un discorso importante a livello professionale, era difficile rifiutare una offerta del genere. Ma io tutto sommato per la Lazio ho rappresentato qualcosa, mi ricordano con affetto, e quindi per me era giusto non accettare quella situazione, che in qualche modo, nell’affetto della gente, avrebbe cambiato le cose. Io amo il fatto che la gente mi fermi e si ricordi con piacere la mia appartenenza ad una società”
Lo sguardo di Marchegiani ritorna sul presente: inevitabile una sua opinione sull’attuale numero 1 biancoceleste, Federico Marchetti.Federico è un portiere molto bravo, io credo che lui sia troppo diverso da me per paragonarci, anzi credo sia proprio l’esatto opposto. Io ero un portiere molto riflessivo, se vogliamo, basavo le mie qualità sulla lettura del gioco, sul piazzamento, sulla tecnica pura, quella che si intendeva una volta per un portiere. Marchetti ha delle doti fisiche straordinarie, riesce a fare delle cose che io non sarei mai riuscito a fare. Senza fare paragoni, credo che Marchetti sia uno dei 3 migliori portieri italiani e meriti questo riconoscimento anche dal commissario tecnico della nazionale”.
Infine, un’ultima dichiarazione su Sven Goran Eriksson, inimitabile guida della Lazio dello scudetto: La grandezza di Eriksson è stata salvaguardare da tutti quelli che sono i condizionamenti esterni una squadra che aveva il talento per vincere il campionato. Io credo che adesso serva qualcosa in più, ci sono meno aspettative di prima, c’è meno pressione che all’epoca sulla squadra, serve probabilmente anche far fare un piccolo salto di qualità dal punto di vista tecnico, anche se di talento ce n’è tanto all’interno della Lazio. Però forse non quello che c’era nel 99/00.”

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