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Zoff ricorda Paolo Rossi: «Mi affascinava il suo modo di stare in campo»

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Dino Zoff ricorda l’amico Paolo Rossi. L’ex attaccante è scomparso nella giornata di ieri, tanti gli omaggi dagli colleghi dello sport

Dino Zoff ricorda Paolo Rossi. Il mondo del calcio si è unito per celebrare uno degli uomini che ha fatto la storia dello Sport in Italia, questo il ricordo dell’ex portiere della Nazionale per La Gazzetta dello Sport:

ZOFF«Quel Mondiale dovrebbe essere nella memoria anche dei più giovani che non l’hanno vissuto. Perché nato da un gruppo che era una grande famiglia e aveva in Bearzot il papà».

ULTIMO RICORDO –  «Un pranzo al Circolo Aniene, un paio di anni fa. Paolo era a
Roma per curare un documentario che lo riguardava. Organizzò Marco Tardelli e siamo rimasti insieme, con semplicità. Come si fa con gli amici veri. Lui era molto più giovane di me, ma mi ha sempre affascinato la sua intelligenza, il suo modo di pensare rapido, come era in campo. Anche quel giorno ci siamo punzecchiati con ironia e confidenza. Paolo poteva permetterselo con me».

NAZIONALE «E quella squadra era già molto forte. Arrivammo quasiaun
soffio daltitolo. Io stesso non fui impeccabile su alcuni tiri da fuori, ma Paolo si mostrò al
mondo a soli 22 anni».

CALCIOSCOMMESSE –  «E lì fu bravissimo a rialzarsi dopo quella mazzata incredibile. Quasi due anni fuori dal campo, con gente che ti giudica senza manco sapere. Rientrò un
paio di mesi prima del Mondiale. Non era facile».

CON BEARZOT «Noi lo sapevamo e ci sentivamo maggiormente uniti dal
senso di responsabilità. Le pressioni erano tante. Ma Bearzot aveva visto bene scegliendo
quegli uomini, e non parlo solo di Paolo e me».

BRASILE «Il Brasile era dato favorito ma noi non ci sentivamo inferiori e
sapevamo di poter vincere. Paolo fu straordinario. Io? Certo, la mia parata più bella. Forse la più importante, ma quel giorno Rossi avrebbe segnato probabilmente anche il quarto gol. Sempre uno in più di loro…».

ULTIMA STAGIONE INSIEME«E abbiamo anche condiviso la grande delusione per la finale di Coppa dei Campioni persa contro l’Amburgo. Del resto lo sport è questo. Devi anche saper perdere. Di Paolo mi resterà sempre impressa la sua velocità pure in allenamento, quando in una frazione di secondo castigava difensori e portiere. Velocità che era anche di pensiero. Di una persona intelligente e sensibile che aveva preferito non parlare della sua malattia. Tanto da sorprenderci una volta in più».

 

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