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2013

Quando gli ultras diventano imprenditori ‘violenti’

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L’aggressione subita dal capo ultrà della Juventus Umberto Toia, leader della fazione ‘Tradizione’, nella notte tra il 23 e il 24 dicembre è solo l’ultimo episodio della silenziosa escalation di violenze legata alle faide interne delle tifoserie italiane. Ciò che deve far riflettere però, come sottolinea Il Fatto Quotidiano, è appunto che non si tratti di un’aggressione da parte di una tifoseria rivale (non giustificabile ma certamente più plausibile), ma quasi con certezza di una faida interna del tifo organizzato juventino. Il movente? Questioni economiche e guerra di spazi all’interno dello Juventus Stadium. La curva della Juve non è nuova a questi episodi: in passato si era già verificata una violenta faida tra Drughi e Fighters. Oggi invece i Drughi sono contrapposti proprio al gruppo di Toia, i Tradizione, appunto.

INTERESSI ECONOMICI – L’ingerenza delle tifoserie negli affari societari è ormai ampiamente: le fazioni ultras che popolano le curve, da sempre si fanno concorrenza nella spartizione dei vari proventi economici derivanti dalla vendita di merchandising, ufficiale e non, o ad esempio nell’organizzazione delle trasferte (pullman, charter etc.). Dinamiche queste che riguardano trasversalmente tutte le tifoserie italiane, e che portano a delle inevitabili lotte di potere intestine.

IL CASO LAZIO NEL 2005 – Un’ulteriore esempio del potere di certi soggetti presenti all’interno delle curve può essere rintracciato in quanto avvennel alla Lazio nel 2005, quando la Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma accertò i rapporti tra alcuni capi degli Irriducibili e il clan dei casalesi, che avevano unito le loro forze nel tentativo di scalata alla Lazio: per loro furono chieste condanne fino a otto anni di reclusione.