Lazio, troppa sofferenza nel finale: ecco le cause

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La Lazio soffre troppo nel finale: quali gli errori, quali le causa del problema dei biancocelesti

Il sinistro di Suso come il tapin di Inglese. Mister Inzaghi, alla lunga lista dei rimpianti, ha ricordato il rigore trasformato da Ljajic del Torino alla fine di ottobre. Era un’altra partita ormai chiusa, vinta dalla Lazio coi tre punti sottratti all’ultimo respiro. In totale sono sette punti che mancano in classifica e proietterebbero ancora la sua squadra ai confini della Champions League. La realtà, invece, racconta del sorpasso di Atalanta e Inter e dello scivolone sino al sesto posto. Analizzando la situazione in modo approfondito, il problema è riconducibile a due aspetti: il primo è che la formazione biancoceleste non raccoglie e non concretizza in termini di gol all’attivo la produzione offensiva; il secondo è meno reclamizzato, ma altrettanto significativo. L’ultima mezz’ora di partita spesso si trasforma in una sofferenza, visto che la Lazio non chiude il conto non ha la forza fisica di riparte più come prima e finisce per essere rimontata. E’ successo più di una volta, con alcune partite chiuse (alla fine vinte), rimesse in discussione con l’aiuto della stessa Lazio, tremolante e insicura all’avvicinarsi del gong finale. L’esempio lampante sono i quarti di Coppa Italia con l’Inter, oppure il successo esterno al Marassi con la Sampdoria, o ancora alla netta vittoria con la Fiorentina inchiodata in contropiede da Radu solo al novantesimo minuto (3-1).

AMBIGUITA’ – La prima ora applausi, seconda mezz’ora da cardiopalma. Questa l’analisi sulla Lazio confermata dai numeri totalizzati nella stagione in corso. I ragazzi in blu subiscono pochissimi gol nel primo tempo, ma alla lunga perdono inevitabilmente compattezza e pagano una distrazione nel finale. Il totale recita 14 gol incassati sui 28 totali dall’inizio del campionato nell’ultima mezz’ora. Non è semplice trovare le cause per spiegare il fenomeno, ci possono essere diverse chiavi di lettura, è certo che il confronto con il resto della serie A pone i capitolini al tredicesimo posto di una classifica parziale. Nella ripresa sono state compromesse le partite con Juventus, Roma e Inter durante il girone d’andata. Il club più solido invece è l’Atalanta (9 gol su 26 tra il 60’ e il 90’), allo stesso livello di Napoli e Inter, ma percorre il finale di partita con minori apprensioni persino il Chievo Verona e lo ha dimostrato proprio allo stadio Olimpico battendo la Lazio. Per chiudere il campionato in crescendo, Inzaghi e i suoi giocatori dovranno acquisire maggior maturità, si devono gestire meglio gli ultimi trenta minuti.

LE ALTERNATIVE – Ad ogni gol si cerca di trovare le colpe da attribuire al singolo: al gol di Suso ad esempio Milinkovic e Radu avrebbero potuto spazzare via la palla invece di perderla nella propria metà campo, mentre Hoedt avrebbe dovuto stringere prima la marcatura sull’esterno rossonero. Ciò significa mancanza di lucidità, una conseguenza sempre più concreta con il passare dei minuti. Il problema si risolve inserendo forze fresche, anche qui in molti hanno criticato le scelte in corsa dell’allenatore. Leggendo i nomi in panchina però, l’unico nome di sicuro affidamente era Lulic, oppure Inzaghi avrebbe dovuto rischiare le carte Lombardi o Luis Alberto. In mediana l’unica pedina è Murgia, che sta crescendo velocemente, mentre la difesa è l’unico reparto che possiede garanzie con Wallace e Bastos pronti a subentrare. Il problema è dunque a centrocampo, dove si fatica a trovare le alternative, che in realtà non esistono (poteva esserci Cataldi, ma è stato ceduto in prestito). Le partite durano 90 giri di lancette e per restare nelle posizioni alte della classifica servono almeno tre ricambi in grado di non ridurre il livello della formazione titolare.

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