Lazio, sei motivi per credere alla Champions

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La Lazio deve credere alla Champions. Dopo l’avvio di stagione esaltante, ecco ben sei motivi per farlo

«Stiamo disputando un campionato da vertice. Adesso non ci possiamo più nascondere», dichiarava Immobile dopo la goleada inflitta al Sassuolo. Esattamente qualche giorno prima dell’impresa di Torino. La Lazio macina vittorie. Una schiaccisassi che viaggia a ritmi da record insieme alle grandi, contro le critiche della rosa corta e la sfortuna degli infortuni. L’Europa è l’obiettivo, ma stavolta Inzaghi può guardare un po’ più in là verso quella dei grandi. L’edizione odierna de Il Tempo propone sei motivi per credere alla Champions:

LA FORMA FISICA – Man mano che i giocatori mettono minuti sulle gambe, la squadra migliora. Solo e Spal e Napoli l’hanno rallentata. A Formello gli allenamenti procedono secondo tabelle di marcia precise, curati nei dettagli in vista sopratutto della doppia competizione. Il prof. Ripert ha già in programma un richiamo atletico per affrontare meglio la seconda parte del campionato.

IMMOBILE – Ciro è sul tetto d’Europa. Accanto a lui campioni del calibro di Messi. 16 reti stagionali. Trasforma in oro tutto ciò che tocca: è il re Mida del reparto avanzato. Cresciuto coi miti di Del Piero e Trezeguet. Col viso pulito ma il cinismo di un cecchino può portare la Lazio a volare ancora più in alto.

SPOGLIATOIO – «Il segreto di questa Lazio? E’ il gruppo», ha rivelato più volte Simone. Come dargli torto. Nessuna spaccatura, nessun malumore. Ognuno lavora per il compagno. L’aver creato una vera e propria famiglia, è forse il merito più grande del tecnico piacentino. Nessuno rimane indietro: si vince e si perde, ma sempre insieme, con la stessa mentalità.

IMPEGNI – Il calendario sorride alla Lazio. Dopo lo scontro diretto con la Juventus, quattro le gare che non dovrebbero impensierire i biancocelesti: Cagliari, Bologna, Benevento ed Udinese. Partite utili per fare punteggio ed arrivare al meglio al primo derby dell’anno, il 2 novembre.

GIOVANI – Le sapienti mani del mister hanno saputo modellare talenti in grandi calciatori. L’esempio è Strakosha. Cresciuto grazie alla fiducia di Inzaghi ed oggi perno della rosa. Ha la maglia da titolare cucita addosso, nonostante la giovane età. Da vedere anche Neto e Jordão, i talenti portoghesi che aspettano solo la prima convocazione ma promettono scintille.

NANI E FELIPE ANDERSON – La Lazio incanta, ma manca ancora il suo gioiello: Felipe Anderson. Il brasiliano è fermo ai box da luglio, una tendinopatia lo ha tenuto lontano dal campo in questo avvio di stagione. Si è visto poco anche Nani, anche lui reduce da qualche acciacco. Ma gli impegni sono tanti e Simone avrà a disposizione un ampio ventaglio di scelte per mettere in difficoltà ogni avversario.