Gabriele Paparelli: «Il rispetto va portato sempre. Gli insulti a mio padre non me li spiego»

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Gabriele Paparelli, figlio del tifoso della Lazio che perse la vita in un derby, ha parlato di rispetto verso la memoria delle persone morte

Gabriele Paparelli ha dovuto lottare con la sua infanzia. Oltre a dover metabolizzare la morte del padre, ha dovuto subire gli scherni del tifo giallorosso.

Proprio i tifosi della Roma in questo periodo si sono mossi per non far ripartire la Serie A in nome del rispetto per i morti. A tal proposito Paparelli ha detto la sua sulle frequenze di Radio Incontro Olympia: «Stop definitivo? Magari ci può anche stare, non mi piace puntare il dito, creare polemiche. Il rispetto va portato sempre, non solo a determinate persone. Questa è una piccola battuta, consentitemela. Ci poteva anche essere il discorso di fermare tutto, ora alcuni stanno facendo marcia indietro. L’ipotesi playoff non è definitivamente tramontata. Portare rispetto ai morti è una cosa che va fatta sempre, non solo quando ci fa comodo. Viviamo in una città in cui siamo tutti gomito a gomito, penso a mio fratello che è romanista sfegatato. Quando si tratta di queste cose, invece, c’è sempre questa differenza. Ieri ho ricordato De Falchi. Di fronte a un ragazzo di 19 anni morto per un’assurdità, non si può insultare. E lo stesso vale per papà. Dover crescere anche con gli insulti, è una cosa che non riesco mai a spiegarmi. Di fronte a queste cose, pur vivendo nella stessa città, siamo differenti. Sono cose che bisognerebbe cominciare ad evitare una volta per tutte. Se i tifosi della Lazio avessero iniziato a insultare De Falchi, sarebbe stato un altro trauma per un famiglia che ha sofferto già tanto».

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