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Editoriale

La realtà che non si vuol capire: Simone non chiede favori, ma uniformità

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Web, social e testate online si sono scagliati in questi giorni contro Simone Inzaghi, semplice perchè il tecnico della Lazio rivendica 7 punti in classifica

Si chiama Simone Inzaghi, è laziale fino al midollo e di regali non ne ha mai avuti, neanche sotto Natale. L’unico che aveva chiesto doveva arrivare dalla società o meglio da de Vrij, ma se arriverà, sarà solo in prossimità della Befana. Non ne ha mai avuti e non ne vuole, anche se qualche ignorante (nel senso che ignora), si diverte ad alimentare cose mai dette, a divulgare polemiche mai fatte e a sostenere battaglie che non hanno modo di esistere. Alle persone che commentano sui social network, soltanto leggendo il titolo ingannevole di qualche articolo, limitandosi a non andare oltre, consigliamo magari di aprire quel pezzo, leggerlo attentamente e poi caso mai, connettere il cervello prima di scrivere qualsiasi tipo di commento. Questa era la premessa, ora c’è il fatto. Simone Inzaghi rivendica 7 punti. Per questo è stato attaccato. Si esatto, perchè se avesse detto che con Torino e Fiorentina la Lazio è stata defraudata, mentre in altre 3-4 circostanze ci sono stati episodi dubbi andati sempre contro, che cosa sarebbe cambiato? Il riferimento non è alla gara con l’Inter e al rigore non concesso, chi è dotato di un cervello pensante e attaccato al resto del corpo lo ha capito. Il suo quesito era: ‘Dobbiamo credere che sia incompetenza e non mala fede, allora perchè a nostro sfavore si sbaglia sempre e a nostro favore mai?‘. ‘Perchè Giacomelli non rivede il mani di Iago Falque, mentre Rocchi va (GIUSTAMENTE) a riguardare quello di Skriniar?’ Ma è tanto difficile da capire?

LA VERITÀ DI SIMONE – Giorni difficili questi per chi si è visto annullare (GIUSTAMENTE) due gol dal Var nell’ultima gara, dopo aver avuto innumerevoli favori. Probabilmente coloro che in queste feste non hanno digerito panettone e torrone per colpa dei risultati della loro squadra, sono gli stessi che fino a qualche settimana fa benedivano il Var, mentre oggi la vorrebbero togliere e domani chissà. I loro cambi di umori repentini non vanno però confusi e mescolati con la Lazio e con l’uomo che più la rappresenta. Simone Inzaghi ha SEMPRE sostenuto, dall’alto della sua onestà intellettuale che gli arbitri italiani sono i migliori al Mondo. Chi gli dà del ‘piagnone’ dimentica che la sera di Lazio-Torino, questo signore di 41 anni, è andato davanti ai microfoni dopo aver subito una ladrata epocale, ribadendo questa sua convinzione. Come tutti ha anche un altro pensiero nella testa, ovvero che se il Var (‘IL’ maschile e non femminile, capito commentatori Facebook?) venisse usato con criteri giusti e senza interpretazioni e discrezionalità soggettive, sicuramente sarebbe di ausilio. Ed ora veniamo al dunque. Il concetto è semplice, ma va spiegato a coloro che fingono di avere difficile comprensione e ad altri che proprio non c’arrivano. L’allenatore della Lazio ha rilasciato le interviste a caldo senza neanche rivedere l’episodio. Il suo discorso si basava su altre considerazioni, ovvero proprio sull’utilizzo sbagliato del Var, che sta togliendo emozioni al calcio, cosa opposta avviene invece in Europa League dove il Var non c’è.

CAPITOLO 7 PUNTI – ‘7 punti: intorno a questa frase minima girano tutti gli insulti rivolti al tecnico. La domanda è una e lecita: come deve sentirsi un allenatore che constata sempre sbagli contro la propria squadra? Non si tratta di regali o elemosina. La Lazio non ne ha mai avuti, non li chiede e mai li chiederà. Ma se bisogna credere nella buona fede degli arbitri, si da per scontato che la squadra biancoceleste abbia perso quei 5 punti diciamo ‘per caso’; perchè sulla propria strada si è trovata arbitri non tanto scaltri da giudicare in maniera ‘giusta’ determinati episodi. Quindi la seconda domanda è: ‘Ma gli arbitri sono scarsi solo quando si tratta di giudicare episodi contro la Lazio, mentre a favore sono dei fenomeni? Tra le righe e con qualche puntina di nervosismo giustificata, questo dovrebbe essere quello che frullava nella testa di un Inzaghi arrabbiato per l’ennesimo episodio con Var protagonista. Alla Lazio quei 5 punti tolti in maniera ingiusta, più altri 2-3 dubbi, non li ridarà nessuno. Nessuno li vuole, nessuno aspetta regali, ma non venite a farci morali, perchè nessuno può sapere come ci si sente a sentirsi defraudati da uno strumento tecnologico che non dovrebbe sbagliare ‘quasi’ mai. Questo è l’anno 0 per il movimento italiano, che doveva fare un passo in avanti verso il calcio moderno e invece continua a farne diversi indietro. D’ora in avanti dunque, nessun episodio giusto o meno verrà preso dai laziali e dai tesserati della Lazio in maniera serena e questo è normale. Questo lo hanno voluto i signori che si sono permessi di ‘penalizzare’ la Lazio di quei 5 punti. ‘Gli errori ci stanno’, ma questa frase i tifosi laziali per il momento la lasciano in soffitta e attendono di tirarla fuori. Attendono di vedere errori da tutte le parti, a favore e contro tutte le squadre e non sempre nei confronti delle stesse. Per il resto: cari fenomeni da tastiera, il vostro ‘insultare’ il nostro allenatore su basi infondate, è il modo più semplice per dimostrare a voi stessi e a tutta l’Italia calcistica, che la Lazio è una squadra fortissima. Che la Lazio ha un allenatore invidiato da tutti, anche se non lo ammettere mai, perchè è un ‘piagnone’. Infine c’è un ultimo sassolino che fuoriesce dalla scarpa: state tutti tranquilli, quello che la Lazio meriterà le verrà dato. Che la Lazio non riceve favori l’ho già detto? Nel dubbio lo ripeto, perchè la cosa è talmente palese, che merita d’essere rimarcata. E sopratutto NON NE VUOLE. La Lazio conquisterà tutto con le proprie forze, come lo scudetto del 2000 non vinto grazie a Collina, ma grazie ai tifosi. In quello scudetto c’era anche Simone Inzaghi e su questa frase il pezzo potrebbe anche finire, senza nemmeno mettere un punto. Però è giusto andare oltre, è giusto farlo per quell’uomo di 41 anni che ha passato metà della sua vita a combattere per questi colori. Ragazzo prima e uomo adesso. Caro Simone, a me piaci così. Non cambiare mai e resta sempre ‘piagnone’, ‘incazzato’ e ‘rosicone’, perchè non te lo nascondo, quando vedo che gli altri te odiano e te insultano, sarò matto io, ma sapessi quanto me fomento.

Luca Palmieri

Articolo pubblicato il 2 gennaio

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