L’analisi del giorno dopo – La Lazio continua a volare alto grazie a Milinkovic

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Lazio-Atalanta, l’analisi sulle scelte di Simone Inzaghi e sullo svolgimento dal punto di vista tecnico-tattico del match

Si va sotto e si torna sopra. Si prende un gol e se ne segnano due. Tutto i difetti più lampanti si sono trasformati in pregi. Questa Lazio è cresciuta, sta crescendo e crescerà ancora e insieme a lei il suo tecnico, attualmente il miglior per media punti in Serie A. Non era semplice venire a capo di una partita così insidiosa e complicata, soprattutto quando vai sotto di un gol per un’ingenuità difensiva,  eppure con calma e senza mai perdere la lucidità, la Lazio è riuscita a conquistare i tre punti contro un’ottima Atalanta, costretta però ad inchinarsi alla legge dell’Olimpico.

A SPECCHIO – Inzaghi spesso ha adottato un atteggiamento speculare all’avversario e non poteva fare certo eccezione, un match così difficile. Il 3-4-2-1 non era mai stato utilizzato prima, probabilmente perché non si sposa a pieno con le caratteristiche dei giocatori in rosa, ma un’ora circa, la Lazio non è sembrata poi così brutta. Milinkovic e Luis Alberto avevano il compito di abbassarsi tra le linee per poi imbeccare quanto più possibile Immobile; Gasperini però non è stato a guardare ed ha cercato in tutti i modi di tenere la squadra corta, così da tenere difesa e centrocampo praticamente incollate. I due trequartisti difatti non hanno quasi mai avuto la possibilità di servire un pallone in profondità per Ciro, risucchiato spesso dai 3 centrali bergamaschi. Probabilmente questo sistema di gioco è stato scelto per limitare le scorribande di Gomez, attualmente uno dei calciatori più devastanti della Serie A. Bastos e Felipe lo costringevano a scaricare dietro e poche volte hanno concesso l’uno contro uno, il tutto è continuato anche nel secondo tempo con l’ingresso di Patric, nonostante il modulo fosse cambiato; il “Papù” veniva sempre attenzionato e si trovava sempre almeno due avversari di fronte, con Parolo subito a triplicare. Vincere contro questa intensità e questo spirito di sacrificio, sarà difficile per tutti, anche per chi da cinque anni domina incontrastatamente come la Juventus.

IL “SERGENTE” MILINKOVIC – Dai suoi piedi e dalla testa, così nascono i gol della Lazio. C’è sempre lui nel vivo dell’azione, o per iniziarla o per finirla. Sul rinvio di Marchetti va sempre a saltare e raramente non trova il pallone, così come nell’area avversaria dove comanda lui. Quarto gol in campionato, terzo di testa, fondamentale in cui è uno dei primi in tutta la Serie A. Il gol di ieri è sotto molti aspetti, simile a quello segnato contro il Pescara: si posiziona dietro all’avversario e inizia la corsa al momento del cross, così da bruciare sul tempo il suo diretto avversario. Diverso quello contro la Sampdoria, dove si denota ancor di più, il suo enorme strapotere fisico. Un mix di tecnica e potenza che si sposa perfettamente con i centrocampisti moderni. Quantità e qualità, in pochi riescono ad abbinarli e Sergej è uno di questi. La Lazio ce l’ha e se lo tiene stretto, anche perché per portarlo via da Roma, servirebbero molti soldi. Inzaghi a inizio stagione non lo considerava una riserva, mentre ora non può farne a meno. Interno di centrocampo in fase difensiva, trequartista in quella offensiva. I suoi polmoni sono continuamente sotto stress e i dati lo dimostrano: 13.775 metri percorsi. E’ ovunque, tranne che in panchina, viene identificato come uno di quei calciatori, abili nel trovarsi autonomamente la posizione in campo. A suon di gol, spallate e duelli di testa, Sergej ha portato la Lazio alla sua stessa altezza: a tre metri da terra.

A TORINO TRANQUILLI – Sei punti in due partite casalinghe, permettono alla Lazio di giocarsi il big-match contro la Juventus, con la testa libera. I ragazzi di Inzaghi non avranno l’ossessione di dover far risultato a tutti i costi e questo, volgerà sicuramente a favore,  di una squadra giovane come quella biancoceleste. I bianconeri sono reduci da una brutta sconfitta con la Fiorentina e difficilmente potranno avere un’altra battuta d’arresto, però sicuramente la Lazio farà di tutto per mettere in difficoltà i pluricampioni d’Italia, proprio come successo all’andata. La classifica dice che tutto è possibile lì sopra, soprattutto in virtù dei tanti incroci del prossimo turno, quando oltre a Juventus-Lazio, ci sarà Milan-Napoli.
L’obiettivo resta sempre un piazzamento europeo, ma Immobile e compagni hanno l’obbligo di credere fino alla fine nel terzo posto. La Lazio è una schiacciasassi, vince le partite alla portata e perde quelle proibite,  perfettamente in linea con i valori reali della squadra. Un dato però non va trascurato: nel girone di ritorno gli scontri diretti saranno quasi tutti all’Olimpico, ad eccezione del match di domenica e di quello alla terzultima giornata contro la Fiorentina. Quindi il margine di un miglioramento è ampio, soprattutto vedendo quanto si è evoluta negli ultimi mesi la squadra. Questa settimana inoltre inizierà anche l’avventura in Coppa Italia, competizione sicuramente non da trascurare e dove la Lazio si è sempre distinta. Tra sogni e realtà, il sogno biancoceleste continua. Le aquile non sanno volare basso, proprio come Sergej, un gigante abituato a vivere  a tre metri da terra.