L’ANALISI DEL GIORNO DOPO – Distrazioni, calo fisico e solite occasioni fallite. Lazio, quando crescerai?

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L’analisi di Spal-Lazio, terminata con il risultato finale di 2-1. Al rigore di Immobile hanno risposto Petagna e Kurtic

Passano le stagioni, si susseguono partite, ma la storia non cambia. Il tempo scorre e la Lazio non migliora. Quando bisogna solo cercare di non peggiorare la situazione, ecco che arriva la beffa. Puntuale. Dopo un dominio durato tutto il primo tempo, la Lazio ha pensato bene di ritirare i remi in barca e di consegnare alla Spal i primi tre punti stagionali. A tratti la differenza tra le due squadre è sembrata imbarazzante, eppure a segnare un gol in più sono stati loro. Quella di giocare bene e di raccogliere meno di quanto seminato, è sempre stata una costante da quando in panchina c’è Inzaghi. Troppe occasioni non concretizzate e ritmi forsennati impossibili da sostenere per 90 minuti. Quando la Lazio domina e non segna, non rischia neanche di pareggiare, ma di perdere. Assurdo ma vero. Se bisogna limitare i danni, la squadra scompare riuscendo a combinare la classica frittata a cui oramai ci ha abituato. Tanti sono stati i suicidi inspiegabili negli ultimi anni; da Salisburgo al match Champions con l’Inter, senza dimenticare la partita interna con la Juve e il pareggio al 98’ con la Sampdoria dello scorso anno. Come possono dimostrare i fatti, la crescita non c’è. La Lazio appena compie un passo avanti, ne fa 10 indietro. Con certe amnesie al momento è utopistico parlare di quarto posto.

SCELTE E TURNOVER – Sul banco degli imputati c’è Inzaghi. Lo sa anche lui: «Io sono il primo colpevole» – ha commentato il tecnico, proteggendo la squadra, ma allo stesso tempo punzecchiandola. La cosa più grave che l’ambiente in questo momento rimprovera al tecnico è l’eccessivo turnover a metà settembre. Milinkovic e Correa però non hanno fatto nulla per smentire il loro allenatore, mentre continua a risultare inspiegabile l’utilizzo di Patric, puntualmente sostituito per evitare il doppio giallo. La scelta ricade spesso sullo spagnolo quando la Lazio affronta squadre che si sanno difendere bene. Inoltre, dalla parte sinistra c’era Di Francesco, troppo rapido per le lunghe leve di Vavro. Inzaghi non avendo al top Luiz Felipe e Bastos, rientrati acciaccati dalle nazionali, doveva scegliere tra quei due. Vedendo come è entrato in campo lo slovacco, la formazione iniziale nonostante la sconfitta è sembrata la più logica. I cambi non hanno inciso minimamente e anche la Lazio schierata inizialmente poteva benissimo vincere contro la Spal, lo testimonia il gran primo tempo disputato. Poi è arrivato il solito blackout, un limite troppo grande se si hanno ambizioni importanti. Il tecnico ha punzecchiato nell’orgoglio i propri giocatori nel post partita: «Non siamo ancora una grande squadra» – poche parole, ma significative. Come dargli torto? La stessa storia, i soliti errori, la sensazione di eterna incompiutezza che puntualmente si ripresenta. Per non parlare dei due gol subiti; il primo a difesa schierata con Petagna libero di concludere dopo che Felipe ha vinto il duello areo con Radu. Il secondo invece preso per un contropiede in una partita in cui la Spal aspettava il fischio finale dal gol del pareggio. E’ evidente il calo fisico nella ripresa di una squadra rimasta dentro gli spogliatoi. La Lazio di Ferrara fa quasi rimpiangere la monotonia della sosta. Di solito sconfitte come queste servono per crescere. Così si dice in questi casi. Alla Lazio invece queste débâcle sono servite solamente per vedere svanire gli obiettivi prefissati. I buoni segnali arrivati dalle prime due partite si sono dimostrati essere un’illusione. La Lazio si conferma una squadra pazza, in grado di fare grandi imprese e incappare in degli scivoloni unici. Sarà pure la terza giornata, ma il copione resta lo stesso e guardare al futuro con il sorriso, è un esercizio di positività difficile da compiere oggi. Domani chissà… La Lazio continua a seminare senza raccogliere. 4 punti che potevano essere 9. Sempre qui a parlare dei soliti, ma quando cambierà tutto questo?