De Silvestri si racconta: «Completamente legato alla Lazio, ma andar via mi ha fatto diventare uomo!»

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Alla vigilia della gara contro la Lazio, Lorenzo De Silvestri si è raccontato ai microfoni de Il Messaggero, ricordando in particolar modo la sua esperienza tra le fila biancocelesti

Alla vigilia della gara contro la Lazio del ‘suo’ Torino, Lorenzo De Silvestridopo le dichiarazioni apparse ieri su La Gazzetta dello Sport – è stato intervistato da Il Messaggero. Il difensore si è raccontato a 360°, focalizzandosi in particolar modo sulla sua esperienza tra le fila biancocelesti: «Sono passati tanti anni. E’ rimasto solo Radu dai tempi in cui ero lì. Però ricordo con piacere i magazzinieri, Maurizio Manzini. Sarà piacevole, anche se ora sono abituato a da affrontarla, la Lazio. Sono del Torino e vogliamo fare una grande partita».

GLI INIZI«Non dimentico l’esordio in Serie A, il debutto in Champions, il primo derby a 19 anni, l’inno e poi lo stadio Olimpico. Un grande teatro, mi sentivo osservato. Quando guardo le foto ancora ricordo l’odore del prato. Mi immagino ragazzino, arrivato in ritardo a giocare a calcio, perché mio padre non amava il pallone e mi ha fatto fare sempre altri sport. Sci di fondo, ginnastica. Gli ho rotto talmente tanto le scatole che a 12 anni mi ha iscritto alla Romulea, aiutato anche da mio nonno, da mia mamma. Però mi disse: “Farai anche atletica”. Così facevo tre volte calcio e tre volte atletica in una settimana. Ecco, fino ad allora a calcio giocavo giusto a scuola. Dopo l’anno alla Romulea, sono passato alla Lazio e ho volato nella trafila. È stata un’evoluzione di emozioni. Ritrovarmi subito nello spogliatoio, con Di Canio, Rocchi e ragazzi molto più scaltri di me, è stato particolare».

DI CANIO«Se ho questa pettinatura, con i capelli molto corti, lo devo a Di Canio. A 17 anni avevo un taglio alla pariolina e ne andavo molto fiero. Ecco la scena: primo ritiro con la prima squadra, pausa tra un allenamento e un altro, apro gli occhi e mi ritrovo davanti Di Canio, petto nudo e macchinetta per tagliare i capelli in mano. Dice: “Questo è un rito di iniziazione, tu sei della Primavera” e, zum!, mi azzera i capelli solo nella striscia centrale della testa. Mi ha lasciato così. Cosa gli vuoi dire a Di Canio, faceva quasi paura… Poi, per fortuna, me li ha tagliati tutti e da allora li porto a zero».

ADDIO«A volte nel calcio bisogna prendere decisioni in pochi giorni, si è giovani, non si ha la maturità. Io volevo giocare e mi sentivo messo un poco da parte. È andata cosi. Ammetto di non essere stato pronto, però sono contento lo stesso. Andar via da casa mi ha fatto diventare un uomo».

ROMA«Io sono legato completamente alla Lazio. Se penso a Roma, penso alla Lazio. Me lo dicevano eccome, che ero della Roma, specie quando le cose andavano male. E un discorso puerile. Mio padre era della Roma, guardava le partite, certo. Invece io ho fatto talmente tanti altri sport che non andavo nemmeno allo stadio. Per me il calcio non era centrale».

 

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