Inzaghi insegna, Spalletti prende appunti e…due gol

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L’analisi tecnico-tattica di Lazio-Roma, semifinale d’andata di Coppa Italia, vinta 2-0 dai ragazzi di Inzaghi, sui rivali cittadini

Difficile ipotizzarlo, facile sognarlo. La Lazio doma la Roma e si aggiudica il primo atto della semifinale di Coppa Italia. Un gol per tempo e gara di ritorno attesa con più serenità, anche se ancora niente è stato conquistato. I favori del pronostico pendevano tutti da una parte, ma nel derby si sa, questo conta poco. 96 minuti di grande intensità, divisi tra grinta rabbia e umiltà di una creatura tirata su, giorno dopo giorno da Simone Inzaghi. Mix di esperienza e gioventù, quello che serviva per farla da padrone, poi freschezza e ragionevolezza. La  freschezza e la strapotenza fisica di Keita e Milinkovic, la pacatezza e le geometrie di Biglia e Parolo. Il muro alzato da Bastos, de Vrij e Wallace. Le due locomotive Basta e Lukaku. Il gol, tanto atteso contro le big e finalmente arrivato di Ciro Immobile. Poi la corsa, sotto la curva Nord, per l’occasione piena e colorata come i giorni migliori. Un punto di partenza e non d’arrivo, per dare seguito a quanto di buono fatto fino a questo momento. La finale deve ancora essere conquistata e a tenere la Lazio con i piedi per terra, c’è ancora una lunga e intesa partita di ritorno.

CAPOLAVORO TATTICO – «La gara persa in campionato ci ha insegnato molto». Da lì riparte Inzaghi, da quello sbagliato, analizzato e infine corretto. La Roma di questo periodo è straripante, attacca la profondità come poche squadre in Europa e una volta sbloccata la partita, è abile nel giocare di rimessa male. Il tecnico biancoceleste lavora, studia e prepara tutto nei dettagli: 3-4-2-1, a specchio, ma non troppo. Nei numeri l’atteggiamento è speculare, ma ad essere diversa è l’interpretazione. Milinkovic è l’uomo ovunque, colui che va sempre a raddoppiare; sempre nel vivo dell’azione, sia in fase difensiva che offensiva. Felipe Anderson invece, agisce tra le linee fraseggiando bene con Immobile e creando non pochi grattacapi a una difesa troppo lenta, difronte a cotanta rapidità. Anche se il vero fattore del match è colui che non ti aspetti: Jordan Lukaku, uno degli oggetti misteriosi fino a questo momento. La copertina della stracittadina, spesso viene occupata da un calciatore poco chiacchierato e sicuramente inatteso,  questo è il caso del terzino belga, vera spina nel fianco sull’out sinistro. Peres e Rudiger lo hanno sofferto per tutta la gara, andando in difficoltà,  ogni qualvolta la Lazio attaccava dalla sua parte. Grazie al suo strepitoso cambio di passo e al grande sprint sul lungo, Lukaku diventa padrone incontrastato della sua zona di campo, risultando decisivo ai fini del risultato, pur non entrando nel tabellino dei gol. Questo modulo è perfetto per le sue caratteristiche e Inzaghi, dovendo sopperire alle assenze di Radu e Lulic, lo mette nelle migliori condizioni per esprimere il suo enorme potenziale. Dalla prova di Jordan traggono ovviamente beneficio anche Immobile e Anderson, anche loro abili a giocare sullo stretto e in rapidità. Il brasiliano si abbassava tra le linee scombussolando tutto il meccanismo difensivo giallorosso, mentre Ciro trovava pane per i suoi denti attaccando spesso e volentieri la profondità. I tre hanno parlato la stessa lingua, mal compresa dai difensori giallorossi.

DIFESA BUNKER – Mai insieme prima. Bastos-de Vrij-Wallace, tre centrali puri. Inzaghi si è sempre affidato a Radu nel centro sinistra, ma con il romeno squalificato, spetta a Wallace occuparsi delle folate offensive di Salah. A parte qualche disattenzione di de Vrij su Dzeko nella prima frazione,  i tre non sbagliano praticamente mai, risultando sempre puntuali nelle loro chiusure. L’intento era chiaro: non concedere mai la profondità ad una squadra che con i propri velocisti è in grado di far male a chiunque. La Lazio l’ha preparata bene e riesce a mettere in pratica, tutto quello che sembrava possibile solo in teoria. La squadra si fa trovare raramente allungata, riuscendo ad accorciare sempre le distanze dei tre reparti. Grande lavoro dei difensori, ma se gli 11 biancocelesti erano sempre racchiusi in 30 metri, il merito va ad Anderson e Immobile, i primi ad attaccare e i primi a difendere. Partita massacrante per i due folletti offensivi, usciti ampiamente vittoriosi dal duello in inferiorità numerica contro Rudiger, Fazio e Manolas. Il resto l’ha fatto il gruppo, l’unità d’intenti, il non mollare mai di un organico sempre più immagine e somiglianza del proprio condottiero.

GIOIA IRREFRENABILEKeita supera Manolas e crossa al centro per Immobile che deposita in rete e impazzisce di gioia. Poi la corsa, sua e di tutti i suoi compagni. Arriva Lombardi, impegnato dalla parte opposta per il riscaldamento e con lui tutta la squadra. Si vince insieme, si perde insieme. La vittoria di chi ha saputo lavorare in silenzio e oggi si gode un po’ di gloria, battendo finalmente una big. In campo c’erano soltanto due superstiti del 26 maggio; questo poteva anche essere normale, ma diventa curioso scoprire che quei due erano Thomas Strakosha e Luca Crecco. Entrambi questa sera sono scesi in campo ed hanno dato il loro contributo alla causa. Loro, come tanti altri ragazzi, provenienti dal settore giovanile e non presenti in rosa, sono lo specchio ed il segreto di una realtà tra le più rosee quest’oggi in Italia. Inzaghi era diretto a Salerno, per fortuna poi, qualcuno ci ha ripensato, sottraendosi ai propri impegni e regalando una stagione inaspettata ai laziali tutti. Questi ragazzi rendono perché a gestirli c’è chi li ha visti crescere. Un mentore in grado di mettere al posto giusto, i pezzi di un puzzle difficile da risolvere. Prima del derby di ritorno ci saranno altre partite, altre tappe decisive, e difficili iniziando già da Bologna. Per conquistare la finale bisognerà fare ancora tanto, anche se da stasera il futuro può esser visto con un pizzico di positività in più. La Lazio: la squadra, il tecnico, i tifosi. Un’alchimia ritrovata e raramente vista prima. Tutti insieme uniti verso un domani migliore, condito chissà da qualche vittoria.