Brividi e gol: lo strano pomeriggio dell’Olimpico, tra spettacolo e lazialità

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L’analisi di Lazio-Benevento, terminata con il il risultato di 6-2 grazie alla doppietta di Immobile e alle reti di Caicedo, de Vrij, Lucas Leiva e Luis Alberto

Discesa, salita, discesa. Altalena di emozioni nel pomeriggio dell’Olimpico che sicuramente non ha regalato sbadigli. C’erano tutti gli ingredienti per pensare alla più classica delle beffe. Dalla partita intera giocata in superiorità numerica, all’assist di Lombardi dopo una bella azione personale, passando per il gol di Cataldi. La Roma aveva pareggiato poco prima e l’idea di farsi sfuggire l’ennesima occasione per accorciare, iniziava a concrettizzarsi. Tanta Lazio e poco Benevento mettono la parola fine su una partita rocambolesca in tutto il suo svolgimento. Nel peggior momento i biancocelesti rimettono in piedi una gara e salvano una stagione. Il protagonista è il Felipe meno atteso: Caicedo. Con il 2-2 di ieri, ha timbrato il suo secondo gol in campionato ancora pesantissimo. La sua rete cambia le sorti del match e anche l’incornata di de Vrij nasce da una sua iniziativa, sventata solo momentaneamente da Brignoli. Da lì in poi la sagra del gol, trasformata in festa dai partecipanti. Da Leiva a Luis Alberto, senza dimenticare il solito Ciro. Figli e padri che ritrovano il sorriso sul prato dell’Olimpico. Ora si che si può ripartire.


STESSA STORIA –
Miglior attacco del campionato. C’è da esserne orgogliosi, ma ancora una volta la Lazio rischia di complicarsi la vita a causa dei tanti gol subiti. Nel caso specifico, le colpe non sono principalmente del modo di difendere, dato che nella prima circostanza l’errore è individuale e del portiere. Sbaglia la posizione e la lettura del tiro Strakosha che pur conoscendo Cataldi, si dispone troppo sulla parte sinistra della porta. Danilo lo inganna tirando a fil di palo, dove il portiere non può arrivare. Secondo errore consecutivo per l’albanese che poteva costare caro. Dopo una stagione del genere gli si perdona, ma l’attenzione non può abbassarsi adesso. Nella seconda rete c’è una grande giocata di Lombardi, su cui è troppo leggera l’opposizione di Patric. E’ sbagliata la postura del corpo dello spagnolo che va dritto sull’uomo, anziché aspettarlo e chiudergli la possibilità di andare sul fondo. Non vanno comunque tolti i meriti alla giocata del giovane di proprietà della Lazio, tenace e caparbio nella sua azione. Poche altre iniziative si ricordano dei campani e questa forse è la cosa più grave. La squadra di Inzaghi, ogni qualvolta viene attaccata va in difficoltà e soprattutto subisce gol con troppa facilità. Due tiri nello specchio e due reti. Quando si segna tanto, ovviamente bisogna concedere qualcosa, ma tra subire 2 gol dal Benevento e fargliene 6, deve esserci per forza una via di mezzo. Questo atteggiamento difensivo nel doppio confronto con il Salisburgo deve essere rivisto, altrimenti la qualificazione potrebbe facilmente complicarsi.

SORRISI – Le note negative, quando il tabellino dice 6-2, devono inevitabilmente arrendersi a quelle positive. Innanzitutto basta osservare l’elenco degli indisponibili per considerare il bicchiere mezzo pieno. Tutto l’asse mancino non era a disposizione, alternative comprese. Inzaghi sulla fascia è stato costretto ad adattare Patric, che nonostante la sua grande generosità e il suo spirito di sacrificio, soffre il ruolo. Lo spagnolo non può mai cercare il fondo con naturalezza e spesso rientra cercando il fraseggio con Luis Alberto. La Lazio non riesce mai ad andare nell’uno contro uno sugli esterni, dove Marusic conferma la sua condizione precaria. Le fasce sono state il punto di forza dei biancocelesti fino ad ora, ma a causa degli infortuni e dei cali fisici di alcuni interpreti, in quella zona di campo la squadra non riesce più ad incidere. Le varietà di soluzioni hanno portato la Lazio al livello attuale e grazie alla tanta qualità le partite vengono risolte anche con le giocate nello stretto, nonostante le maglie del Benevento fossero strettissime. Da applausi le pennellate di Luis Alberto per Caicedo prima e de Vrij poi, così come le realizzazioni di quest’ultimi. Il dominio finale restituisce certezze, serenità e consapevolezza. Da qui bisogna ripartire!

GIOIE A META’ – Difficile gioire quando il tuo cuore dice altro. Era successo qualche settimana fa con Romagnoli, sempre nella stessa porta, sempre sotto la stessa curva. Questa volta l’ingrato compito spetta a Cataldi, lui che qualcosa da farsi perdonare la aveva e ieri ha finalmente sfruttato la sua occasione. Sembra un romanzo, invece è la realtà. Ad un anno di distanza Danilo ha avuto l’opportunità di dimostrare ai suoi tifosi di avere la Lazio nel cuore, perché si è riusciti addirittura a dire il contrario. Il ragazzo cresciuto a Formello non ha problemi e risponde con delle scuse nei confronti di quella che è sempre stata la sua curva. Riduttivo chiamarlo bel gesto, considerando lo scambio di frecciatine a distanza mandatosi dalla Curva della Juventus e Bonucci qualche ora dopo. Ammirevole anche il comportamento di Lombardi, che non esulta dopo essersi inventato il gol del 2-1. Nessuno avrebbe potuto rimproverargli niente se avesse mostrato qualche segnale di gioia, ma anche in questo caso, al cuor non si comanda. Piuttosto che tornare a distanza di un anno su quell’esultanza di Cataldi,( forse eccessiva ma del tutto comprensibile), bisognerebbe andare oltre e apprezzare le sue scuse. La Lazialità è un’altra cosa, ed oggi Danilo e Cristiano ce ne hanno dato un altro esempio. La speranza è che questo sentimento unico possano dimostrarlo ancora con la maglia che amano.

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