L’ANALISI DEL GIORNO DOPO – Grandi prestazioni, sconfitte immeritate e sviste arbitrali: Lazio, il film è sempre lo stesso

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L’analisi di Lazio-Juventus, terminata 1-2 con l’autorete di Emre Can e i gol di Cancelo e Cristiano Ronaldo

Tanta rabbia, tanto rammarico, zero punti. Apri la mano, la richiudi e non trovi niente al suo interno. “Delusione”, forse è questa la parola che più di tutte le altre racchiude lo stato d’animo laziale. L’amarezza per essersi dimostrati all’altezza della Juventus per 74 minuti e il rimpianto per aver vanificato tutto nei restanti 20. Solo applausi per la squadra, che mai come ieri, ha messo in campo tenacia e orgoglio prima di tecnica e corsa. E poi, alla fine la beffa che puntualmente arriva sempre. L’ennesimo episodio netto o dubbio che a te a parti invertite in quel momento della partita, non avrebbero mai fischiato. Non sono supposizioni, sono i fatti. Il rigore di Marusic su Belotti assegnato per uno svenimento dell’attaccante, l’espulsione di Acerbi combinata per due non falli, anzi il primo era a favore della Lazio. Poi il penalty di ieri che rovina una prestazione quasi perfetta.  Servono altri indizi? Questa ha tanti difetti e molti limiti, ma se ogni tanto qualche decisione girasse a suo favore, forse qualche scontro diretto lo vincerebbe anche. Dai derby degli ultimi anni, al rigore su Lucas Leiva nel Lazio-Juve dell’anno scorso, per non parlare di un episodio simile ai danni di Parolo contro il Milan, nemmeno rivisto al Var. Ogni domenica sempre a parlare degli stessi errori, eppure non cambia niente.  Testa bassa e pedalare. L’unico modo per superare anche questi ostacoli è dare sempre il 110% come ieri. Con la Juventus non è bastato, ma con le altre basterà di sicuro.

ENCOMIABILI – Difficile trovare le parole esatte per raccontare la prestazione messa in campo dalla Lazio. Tutti hanno dato il massimo che potessero dare. Chiunque è andato all’estremo delle sue possibilità atletiche e fisiche. In primis Bastos e Wallace, ma anche Parolo. Tutti e tre avevano i riflettori puntati addosso per motivi diversi. I primi due non sbagliano nulla o quasi. Meglio l’angolano del brasiliano. Bastos non concede mezzo metro a Ronaldo, tant’è che Allegri dopo 20 minuti inverte gli esterni, mandando Douglas Costa a sinistra e il portoghese a destra. Meno preciso e più in difficoltà il compagno di reparto, troppo spesso incerto, ma comunque non gli si può rimproverare nulla. Poi c’è Parolo e il suo spirito di adattamento in ogni situazione. Ha corso, lottato, sofferto, ma mai mollato. Unico neo della sua gara un raddoppio in soccorso di Bastos arrivato troppo tardi in occasione del primo gol. Per non parlare di Leiva, un gladiatore con spada e scudo in mezzo al campo. Tutti i palloni che passavano vicino ai suoi piedi venivano catturati da lui. Questa gara del brasiliano ha ricordato molto la sua prima in biancoceleste, sempre con la Juventus. Da sottolineare anche le prove di Milinkovic, Luis Alberto e Correa. Tanta corsa e tecnica, che hanno mandato in tilt i meccanismi difensivi della squadra attualmente più forte al mondo. Solo Szczęsny salva i bianconeri dallo svantaggio nel primo tempo. Poco da rimproverare ai ragazzi d’Inzaghi, impagabili sotto ogni punto di vista, tranne uno: la precisione sotto porta. Non va buttata assolutamente la croce su Immobile. Grazie a Ciro la Lazio ha costruito le sue fortune degli ultimi tre anni. Tante conclusioni, poca precisione. Basti pensare che se non ci fosse stata quella carambola, forse i biancocelesti non avrebbero mai segnato. Ora l’Inter in coppa, poi il Frosinone in campionato. Dopo aver messo sotto la Juve per oltre un’ora, deve esserci la consapevolezza di poter lottare ad armi pari con tutti. Dalla partita di ieri si deve ripartire, per compiere un grande girone di ritorno. La Lazio è a tre punti dal quarto posto ed è l’unica a non dover più giocare con le prime due in classifica. Adesso deve iniziare un’altra stagione. Quella dei successi e non dei rimpianti.

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