L’ANALISI DEL GIORNO DOPO – Var e sfortuna? Chiamiamo le cose con il proprio nome: La Lazio è in crisi!

L’analisi della partita dell’Atleti Azzurri d’Italia tra Atalanta e Lazio, decisa da un gol dopo un minuto di Duvan Zapata

«La Lazio fa diventare cinica l’Atalanta». In questa semplice frase è racchiusa l’ennesima battuta d’arresto biancoceleste. Un gol preso dopo un minuto decide la partita, senza che Strakosha tocchi mai il pallone con le mani. Sfortuna? No, troppo semplice appellarsi sempre alla mala sorte. C’è inevitabilmente dell’altro quando Saponara al 99’ colpisce indisturbato in area, proprio come fa Duvan Zapata subito dopo il calcio d’inizio. Mentalità, concentrazione, approccio. Tutti fondamentali che in questo momento stanno venendo meno.  Un momento che dura da un mese e mezzo: l’ultima vittoria in campionato risale al lunch match del 4 novembre con la Spal, a distanza di 4 giorni ci fu anche il successo sul Marsiglia. Adesso quei tempi sono talmente lontani, che vale la pena usare i verbi al passato remoto.

PERCHÉ NO MISTER ? – Ancora una volta, prima di svegliarsi deve arrivare uno schiaffo. Partita in fotocopia a quella pareggiata con la Samp. Unica differenza il minuto del gol avversario. Questa volta la Lazio è come se fosse partita dall’inizio con una rete da recuperare, ma da lì in poi non ha concesso più nulla all’Atalanta. Un merito questo, ma anche un’aggravante, dipende da che punto di vista lo si guardi. I biancocelesti hanno giocato una partita all’attacco non riuscendo mai a creare seri pericoli alla porta di Berisha. L’unica palla importante capita sui piedi di Immobile, poi niente più fino al gol annullato di Acerbi. Vogliamo ancora appellarci alla sfortuna? Ad un var che funziona bene solo contro la Lazio? Eppure con un briciolo in più di attenzione da parte della squadra, lo strumento tecnologico avrebbe portato ai biancocelesti tre punti vitali la settimana scorsa. Sicuramente il periodo non è favorevole, ma pare che non si faccia niente per invertire questo trend negativo. Il solito modulo che oramai ha stancato tutti, tranne Inzaghi. Solo quando l’allenatore è con le spalle al muro, a pochi minuti dal termine, viene cambiato il sistema di gioco e quasi per inerzia arrivano sempre i gol. La Lazio necessita di qualità, essendo rimasta quasi priva negli anni dopo le cessioni di Keita e Felipe Anderson. Manca imprevedibilità, manca tecnica. Ogni cross dei terzini è fuori dalla portata degli attaccanti, i centrocampisti danno solo fisicità così come i difensori. Inzaghi vuole iniziare l’azione da dietro, ma nessuno dei tre difensori ha piedi raffinati. Non sarà che forse è stato commesso qualche errore di valutazione, o meglio di sopravvalutazione?

UN MERCATO PAGATO CARO – La campagna acquisti della Lazio non ha portato nomi altisonanti, ma fino al 26 luglio, giorno dell’acquisto di Badelj e Correa, qualsiasi tifoso era contento del lavoro svolto dalla società. E poi? Il nulla cosmico, frutto di un mercato non sbagliato, ma incompleto. A questa squadra manco almeno un difensore, un esterno di destra in grado di cambiare un Marusic attualmente impresentabile e un vice-Immobile degno di esser chiamato tale. Non necessariamente questo doveva esser propedeutico a una cessione di Caicedo, che poteva anche restare come terzo attaccante, vista la sua abilità nel giocare da prima o seconda punta. I rimpianti più grandi portano i nomi di Lazzari e Wesley, sedotti per tanto tempo e abbandonati quando sembravano proprio a un passo. Sarebbero bastati loro per risolvere i problemi della Lazio? Forse no, ma avrebbero sicuramente rappresentato due alternative valide per Inzaghi, costretto a mandare in campo dall’inizio della stagione, calciatori acciaccati e fuori forma. Dopo cinque mesi di campionato è quasi ora dei primi bilanci. Nella stagione precedente tutti hanno reso più del proprio valore standard, logica conseguenza di una valutazione errata di determinati calciatori. Detto ciò, nulla vieta alla Lazio di lottare fino in fondo per un piazzamento in Champions. Se le competitor sono questo Milan e questa Roma, niente è impossibile e tutto sembra a portata di mano. Anche per una squadra senza vittorie da un mese e mezzo e al quinto posto in classifica.

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