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Zoff rivela: «Pensai di ritirami. Non capisco i giovani d’oggi»

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Il leggendario portiere azzurro Dino Zoff si racconta nel giorno del suo 80esimo compleanno

Dino Zoff, storico e leggendario portiere italiano, compie 80 anni e si è raccontato in una intervista a La Gazzetta dello Sport.

EPOCA MODERNA – «Mi sforzo di capire i giovani di oggi, ma faccio fatica. Come loro non riescono a capire la mia adolescenza, scandita dalle stagioni per giocare all’aperto. Il massimo della trasgressione era saltare in un campo per mangiare qualche frutto maturo, ma guai se papà se ne accorgeva. Dovevo subito restituire quanto preso». 

EDUCAZIONE – «Per educazione ho sempre preso più responsabilità di quelle che avevo. Sono stato autocritico, ero abituato ad avere tanti doveri, oltre i diritti». 

DELUSIONE PIU GRANDE – «La mancata convocazione con la Nazionale Juniores per l’Europeo di categoria, in Portogallo. Avevo 19 anni, giocavo nell’Udinese, e la Gazzetta aveva scritto che sarei stato chiamato. Tutto sembrava sicuro, dalla federcalcio ero stato contattato per i documenti. Feci il passaporto. Camminavo fiero a Mariano del Friuli. Poi niente convocazione e per la vergogna non uscivo più. Una lezione, poi ne ebbi una più pesante. Nel 1978 dopo il Mondiale venni massacrato. Avevo 36 anni e per via dei gol subiti dalla distanza contro Olanda e Brasile scrissero che “non ci vedevo”. Un insulto pesantissimo. Come se dicessero a un giornalista che non conosce la grammatica. Attaccato nella mia serietà professionale. Pensai di ritirarmi». 

DIMISSIONI DA C.T. – «Fu naturale. Era stata messa in discussione la mia credibilità. Nel contesto dell’ambiente nessuno difese l’onorabilità del ruolo, a quel punto capii – per la mia dignità – che non potevo ricoprire quell’incarico. E non ho rimpianti». 

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