Uefa, Ceferin: «Usciremo insieme dalla crisi. Rinvio Europei? Giusto così»

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Uefa, il presidente Aleksander Ceferin, sul sito dell’Associated Press, ha parlato delle tematiche attuali del calcio europeo

Aleksander Ceferin, presidente della Uefa da quasi 4 anni, è abbastanza preoccupato per la grave crisi che sta attraversando il calcio, causa coronavirus. Tuttavia, il russo è fiducioso per il futuro. Ecco le sua parole riportate sul sito dell’Associated Press:

«È la più grande crisi che il calcio ha affrontato nella sua storia. Sappiamo tutti che questo terribile virus è presente in tutta Europa e ha reso il calcio e tutta la vita in Europa abbastanza impossibili. Sapevamo che dovevamo interrompere le competizioni. La situazione economica in Europa e nel mondo è grave e danneggerà anche noi. Non si tratta solo delle perdite che avremo direttamente con il rinvio dell’Europeo del 2020, ma influenzerà l’intera economia. Oggi è tempo di unità e di decisione. Da domani dobbiamo pensare di iniziare a valutare i possibili danni. Ma sono ancora sicuro che tutti insieme supereremo questo momento e ne usciremo più forti che mai. Siamo tutti nella stessa situazione e dobbiamo aiutarci a vicenda. Quando vedremo di che tipo di impatto finanziario stiamo parlando, vedremo come aiutare. Ma temo che alcuni club e alcuni campionati avranno seri problemi. Non bisogna dimenticare le federazioni nazionali perché l’unica fonte di entrate delle federazioni nazionali è principalmente la Uefa. Quindi i prossimi mesi o anni saranno un po’ difficili, ma faremo un passo insieme. E come ho detto, sono molto ottimista e risolveremo la situazione».

Sul rinvio degli Europei, Ceferin ha commentato:

«Abbiamo pensato che questa fosse l’unica possibilità per dare la possibilità ai campionati nazionali e a tutte le competizioni per club di essere portate a termine, ma anche questo non è sicuro per ora. La cosa migliore ovviamente sarebbe chiudere i campionati, ma sarà possibile considerando i tempi stretti dei calendari? Difficile dirlo. Il piano è mantenere lo stesso numero di città e di stadi, ma se le cose fossero complicate potremmo anche giocare in 11, 10, nove città. Ma l’idea è quella di mantenere intatto il programma».

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