‘Lazio nelle scuole’, Anderson: «Alla Lazio sono felice». Murgia: «Voglio rimanere con questa maglia!»

© foto SS Lazio Official Twitter

Torna l’iniziativa ‘Lazio nelle scuole’, oggi è toccato all’Istituto Comprensivo Perlasca: presenti Murgia, Wallace e Anderson

Torna l’iniziativa ‘Lazio nelle scuole’ e riparta dall’Istituto Comprensivo Giorgio Perlasca. Presenti Alessandro Murgia, Wallace ed Anderson, oltre a Maurizio Manzini e Juan Bernabè. Le prime parole sono state proprio quelle del team manager: «Vi ringraziamo. I giocatori riversano in campo il vostro entusiasmo. Se faremo qualcosa di buono nelle prossime partite, sarà anche grazie a voi».

Invidia o rabbia per un compagno? Anderson: Può succedere a tutti di provare rabbia per un compagno quando sbaglia. Non bisogna arrabbiarsi in campo. Invidia no, mai avuto invidia nei confronti di un compagno. Stiamo facendo tutti bene, voglio bene ai miei compagni.

Quando ti trasferisci, è facile integrarsi nella nuova squadra? Murgia: Sono felice e contento di essere qui. Non so se penserò mai di andare in un’altra squadra. E’ facile in parte, perché il calcio unisce e dà molte emozioni. Il bello di questo sport è che dà amicizia e momenti belli.

Parlate con gli avversari prima della partita? Wallace: Parliamo sempre perché abbiamo rispetto. Salutiamo gli altri giocatori, ma poi dobbiamo fare sempre il nostro bene. Comunque prima della partita c’è un nuon ambiente.

Ti aspettavi di fare una carriera così importante? Murgia: Quando inizi pensi a divertirti, a fare le cose con piacere. Poi diventa un obiettivo per la vita. Amo il calcio e lo amerò per sempre, potrà diventare il mio lavoro e farò di tutto per fare in modo che sia così.

Hai mai subito attacchi di violenza da parte dei tifosi? Anderson: Non fisica ma un po’ di pressioni sì. Giocavamo con l’Argentina con il Brasile. I tifosi volevano venire dentro il campo, siamo dovuti uscire con la Polizia. E’ stata una cosa che capita ogni tanto, non è giusto perché il giusto è tifare e contenersi anche quando le cose non vanno bene. Allo stadio ci sono persone, bambini che vanno lì per tifare.

Cosa mangia Olympia? Juan: E’ un aquila del Canada. E’ allevata in cattività, non è presa dalla natura. Noi le diamo una dieta molto pulita. Mi piace comprare il mangiare nel supermercato, perché c’è un controllo molto alto. Mischiamo carni di pollo, coniglio etc. e le mischiamo con pelli e penne. E’ importante anche che Olympia mangi tutti i giorni ossa.

Come vi integrate con i giocatori stranieri? Murgia: All’inizio non è tanto semplice, capirsi in lingue diverse non è semplicissimo. Il calcio però è uno sport che unisce persone tante diverse. E’ un feeling che si crea piano piano, senza starci troppo a pensare. E’ una cosa naturale.

I giocatori provenienti dei paesi più poveri? Wallace: Il centro di allenamento non è mai vicino casa, bisogna prendere bus. Gli allenamenti sono troppo importanti, bisogna avere fortuna e dimostrare di avere qualità. Non è facile però bisogna credre sempre, tutto è possibile. Oggi siamo qui perché abbiamo fatto di tutto quando eravamo bambini.

Quali emozioni provi durante la partita? E se ne esci scontitto? Anderson: E’ difficile, nel calcio entri sempre convinto, perché ti sei preparato bene, hai fiducia nei tuoi compagni. La giornata però può non andare bene, si provano tante sensazioni. Dobbiamo tenere sempre la testa libera, dopo un po’ si inizia a contenere di più le emozioni. Bisogna stare tranquillo. Quando si esce sconfitto, non si riesce a dormire, pensi a quello che avresti potuto fare. Dobbiamo pensare sempre al prosieguo, non si guarda indietro. Non puoi fermarti, devi lavorare.

Perché l’aquila si chiama Olympia? Juan: C’è stata una scelta, la società ha dato l’opportunità ai tifosi di scegliere il nome. Il sondaggio era tra Libera, Olympia e Vittoria.

Quanto è importante la scuola? Anderson: Studiare è la cosa più importante. La saggezza è la cosa più importante. A scuola impari anche come comportanti fuori. La scuola può formare delle persone serie. Wallace: Non ero molto bravo a scuola, volevo sempre giocare. I professori mi dicevano sempre di stare attento. Quello che studiamo ce lo portiamo dietro per tutta la vita. Dobbiamo ascoltare, la vita senza scuola è troppo difficile.

E’ stato difficile addestrare Olympia? Juan: E’ molto più difficile educare un figlio che un rapace. Olympia è proprio un eroe, ha avuto difficoltà con la luce. Non è stato difficile abituarsi allo stadio, sono un professionista e lavoro in questo ambito da 8 anni. Le aquile sono molto autoritarie, è stato difficile fargli capire che noi eravamo suoi amici.

Qual è il tuo idolo? Anderson: Ronaldo, il fenomeno.

Cosa provi a stare nella Lazio? Anderson: Siamo nell’anno che abbiamo sognato. Le cose stanno andando bene, siamo uniti. Sono felice e spero di raggiungere i traguardi di questa stagione.

Quanti anni ha Olympia? Juan: Ha 11 anni, è molto giovane. Di solito vivono 80 anni. 

I giocatori ai microfoni di Lazio Style Radio

Murgia: «Inziativa sempre lodevole, è sempre un’emozione particolare. Mi ricordano i momenti in cui andavo a scuola io, loro sono felici, ma lo siamo anche noi. Io sono sempre stato con la maglia della Lazio, non posso spiegare cosa sia un trasferimento, spero di rimanerci. Il Genoa? Ci stiamo già pensando, lunedì sarà difficile, si è ripreso, ha giocatori di livello. Noi la prepareremo al meglio come sempre. Sentiamo la forza dello spogliatoio, siamo uniti e in campo si vede».

Wallace: «Questa è una bellissima giornata bellissima, siamo contenti, l’affetto dei bambini e i loro occhi brillanti è bellissimo. Io avrei voluto tanto avere un’opportunità del genere da piccolo. Il gol contro il Genoa? Una buona opportunità per far vincere la Lazio, se lo rifacessi sarei felicissimo. Giochiamo sempre per la vittoria. Abbiamo cambiato molto mentalità: siamo più maturi, abbiamo più confidenza. Abbiamo qualità e quindi pazienza: possiamo fare bene». 

Bernabè: «Olympia ha cambiato il colore nel tempo, è cresciuta anche psicologicamente: mi fregava sempre all’inizio delle partite. Adesso è cresciuta, mi sento come un padre con un figlio. Ha imparato con la routine, sa che deve volare con l’inno, si coordina coi rumori e sa benissimo cosa deve fare. Quando i bambini vedono Olympia è veramente interessante, le loro facce parlano, soprattutto perchè con la tecnologia ci si dimentica della bellezza della natura. Grazie sempre alla Lazio per farmi vivere questo momento così importante».

 

 

 

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