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Sanremo: come sono andate a finire le polemiche? Facciamo il punto

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Probabilmente ne avrete sentite di tutti i colori, riguardo la prossima edizione della kermesse più famosa d’Italia: Amadeus che si impunta per la presenza del pubblico, le petizioni online per evitare che l’Ariston si riempia di persone, polemiche sui cachet e chi più ne ha più ne metta.

Certo, siamo un paese molto legato alle polemiche e più sono senza peso meglio è per tutti, forse perché questo sport, il “lancio della polemichetta”, ci aiuta a non pensare ai più grandi problemi che ci affliggono (e alle poche soluzioni che si prospettano all’orizzonte).
Sia come sia, anche questa edizione sanremese sta sollevando più di un sopracciglio. Il peggio sembra passato, i bollenti spiriti del presentatore parrebbero esser stati messi al fresco (complice Burian, forse, ma chi può dirlo), e chissà che non si possa arrivare alla prima serata indenni: le scommesse online netbet ancora non coprono questo genere di eventi -o, per meglio dire, di “mercati”- ma incrociamo le dita per il futuro, così che dalle polemiche si possa finalmente guadagnare qualcosa.
Facciamo il punto, una sorta di “dove eravamo rimasti” o, se vogliamo, un “nelle precedenti puntate di: Sanremo sì, Sanremo no, Sanremo come”.

STOP ALLE POLEMICHE! VIA AL TELEVOTO!

Finalmente ci siamo: dopo il fragoroso sbattere di piedi di Amadeus, che voleva a tutti i costi un Ariston con pubblico, seppure distanziato e mascherinato, ecco che invece il Cts ha deliberato una volta per tutte. No al pubblico, sì allo spettacolo.
La petizione su Change.org ha senza dubbio portato a casa il risultato che si era prefissata: impedire una beffa colossale.
È risaputo, infatti, che da un anno tutte le attività teatrali e i concerti live sono stati messi al bando: perché Sanremo avrebbe dovuto fare differenza? La risposta potrebbe stare nel gran pacco di milioni che la kermesse porta con sé, ma ovviamente c’è chi non ci sta, e non si tratta di soli artisti, ma di fruitori che si sono visti privare delle loro attività predilette. Ergo, grande sollevamento di cori (che niente avevano a che vedere con questioni musicali, in questo caso) e pubblico “dispensato” dall’onere della presenza.
Non solo: l’Ariston pare diventerà teatro di una lotta al virus e alla sua espansione senza esclusione di colpi, date le infinite regole a cui il Festival verrà sottoposto: obbligo di mascherina per chiunque, i cantanti se la potranno togliere solo un attimo prima di presentarsi sul palco; artisti e ospiti dovranno arrivare già belli che pronti da casa, senza cambio abito nei camerini; distributori di disinfettante per le mani saranno disseminati ovunque; gli orchestrali suoneranno separati; gli ospiti sul palco non potranno essere più di otto e i premi verranno consegnati attraverso un carrellino (ancora da indagare la dinamica di questa consegna, l’immaginazione vacilla).

Insomma, eccoci qua: sarà un’edizione specialissima, la prima nella storia senza pubblico, ma avremo uno spettacolo, il che è già qualcosa per mantenere la sensazione che i capisaldi della nostra cultura nazionalpopolare rimangano inscalfiti.
Ovviamente, non sappiamo come la gara andrà a finire, ci aspettiamo sapide polemiche anche riguardo a questo? Chi lo sa: scommettiamo?

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