Roma, offese a Paparelli, parla il figlio: «Ancora non capisco come certe cose si possano pensare»
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Roma, offese a Paparelli, parla il figlio: «Ancora non capisco come certe cose si possano pensare»

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Offese a Paparelli, parla il figlio: «Ancora non capisco come certe cose si possano pensare» Le parole del figlio del tifoso biancoceleste

Ancora un brutto episodio da registrare successo a Roma, dove dei tifosi giallorossi hanno imbrattato un muro della Capitale con una frase “31/5, se tirava Tzigano era centro assicurato) dedicata al compianto tifoso della Lazio, Vincenzo Paparelli, scomparso a causa di un razzo che lo ha colpito durante un derby.

Ai microfoni di notizie.com, il figlio di Vincenzo, Gabriele, ha commentato l’accaduto e l’episodio.

LE PAROLE- «L’ho vista purtroppo, stiamo cercando di intercettarla per rimuoverla. Si sono mosse un po’ di persone per capire dove sia. Non ho più parole, sono due giorni che mi sta arrivando di tutto sui social, addirittura la bara di mio padre. Cose che non riesco a capire come si possano solo pensare. Avrò ricevuto una quindicina di messaggi e insulti vari sui social, in più è uscita questa scritta stamattina, è la ciliegina sulla torta. Da 48 anni mio padre non riesce a riposare in pace. Ci sono delle forme di rispetto che non andrebbero mai oltrepassate. A Roma è bello lo sfottò, ci campiamo con questo. Però insultare un morto non è più sfottò, è qualcosa che va oltre l’essere normali»

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