Matuzalem si racconta: «La Lazio è stata un pezzo di vita. Mercato? Ho sfiorato Milan e soprattutto Roma»
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Matuzalem si racconta: «La Lazio è stata un pezzo di vita. Mercato? Ho sfiorato Milan e soprattutto Roma»

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Matuzalem ex Lazio non dimentica: «La Lazio è stata un pezzo di vita. Mercato? Ho sfiorato Milan e soprattutto Roma»

Francelino Matuzalem su La Gazzetta dello Sport si è raccontato in una lunga intervista a cuore aperto. Ecco le parole dell’ex centrocampista Lazio (e di molti altri club in Italia).


L’INFANZIA DIFFICILE
«Fino ai 15 anni giocavo per strada in un quartiere povero, pieno di disoccupati e criminali. Alcuni hanno preso un’altra strada, altri due, quelli a cui ero legato, sono stati uccisi. Giri di droga. A volte stavo anche io in mezzo a loro. Grazie al Bahia. Senza, non sarei qui. Papà lavorava in un’impresa, mamma casalinga. Una volta scappai alle 5 di mattina per giocare un torneo. Quando mi trovarono mio padre voleva darmi tanti schiaffi, ma vinsi il premio di miglior giocatore. Fu la mia salvezza».
L’ARRIVO IN EUROPA «La prima tappa fu il Napoli, estate 1999. Filippo Fusco mi vide giocare al Mondiale U20 col Brasile. C’era anche Ronaldinho, che già palleggiava con le arance. Avevo 19 anni. Dopo un paio di partite chiesi quando avremmo giocato contro Juve e Milan. Mi risposero “beh, magari il prossimo anno…”. Eravamo in Serie B e neanche lo sapevo. Per un mese mangiai solo pizza e Coca Cola. Vivevo da solo, non sapevo né cucinare né fare una lavatrice senza distruggere tutto, ma avevo un angelo custode: Walter Novellino. Quando non mi svegliavo mi veniva a prendere a casa. “Brasiliano, c’è l’allenamento”. Ha visto in me il regista che avevo dentro. A Napoli sono stato da Dio: peccato per la retrocessione del secondo anno, dopo la promozione».
SIVIGLIA HA DETTO CHE ERA UN PO’ PIRLO E UN PO? GATTUSO «Il capitano mi vuole bene, questi sono mostri sacri, ma tra vincere un contrasto e fare un assist le dico tutta la vita il primo. Oggi come me ce ne sono pochi. Non so quanto potrei valere, ma giocherei tutta la vita. Oggi i campioni veri non esistono? Haaland? Yamal? Non so se avrebbe giocato nella Spagna dei fenomeni».
LE ACCUSE DI “MACELLAIO” «Non sono mai entrato per far male, neanche a Brocchi e a Krsticic, le due scivolate più discusse. Con Cristian ci sentiamo e la gente non lo sa. Lo chiamai anche dopo quell’intervento in Genoa-Lazio del 2013. E lì qualcuno parlò a vanvera. (Baronio, ndr) Mava. Fu un fallo brutto, ma non intenzionale. La verità è un’altra: nel 2009-10, con Ballardini, Baronio giocava solo perché Ledesma era fuori rosa insieme a Pandev. Io e Lichtsteiner andammo dal mister a dirgli che avrebbe dovuto far rientrare Cristian. Baronio sapeva bene che se fosse tornato non avrebbe giocato più, e infatti così è stato. Era invidioso. La gente mi insultò per colpa sua, ma dopo quel fallo presi l’aereo… con la Lazio».
IL “PROFESSORE” «Merito di Reja, che stravedeva per me. Me lo disse dopo l’assist a Klose nel derby, all’ultimo minuto di un Lazio-Roma assurdo. Che campione, Miro: dopo gli allenamenti infilava i palloni nella sacca da solo, a Formello. Quando prese il numero 11, che prima era mio, si scusò».
LOTITO «Entrai alle 21 per firmare, uscii alle tre di notte. Si addormentava. Un grande. Quando mi mise fuori rosa fu colpa mia, ero rientrato tardi dalle vacanze. La Lazio è stata un pezzo di vita. E i tifosi mi ricordano ancora il gol decisivo in Supercoppa contro l’Inter, di naso, nel 2009. Il più brutto di tutti»
RETROSCENA DI MERCATO «Ho sfiorato Milan e soprattutto Roma. Incontrai Spalletti in hotel ai tempi dello Shakhtar. Lì ho avuto l’allenatore migliore: Lucescu».

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