Lazio, Lotito: «La squadra non ha il mio carattere. De Vrij? Io non l’avrei fatto giocare…»

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La lunga intervista di Claudio Lotito ai microfoni del Corriere dello Sport. Tanti i temi trattati, dai risultati alla partenza della Lazio

Il presidente Claudio Lotito a ruota libera ai microfoni di Corriere dello Sport: «Salto di qualità? E’ ottenibile, lei dimentica che la Lazio dopo la Juventus è quella che ha vinto più di tutti. La Fiorentina, il Napoli hanno vinto meno. Noi abbiamo un patrimonio sportivo importantissimo: le dico solamente che in Under15 ci sono sette giocatori in Nazionali. Non usiamo scorciatoie, vogliamo vincere con merito. La Lazio viene additata come società modello spesso. E’ chiaro che non sempre questo ci viene riconosciuto, le copie dei giornali si vendono con le notizie sensazionali. Conta quello che lasci, come messaggio, nella testa delle persone, soprattutto dei giovani. Che non hanno più riferimenti».

INIZIO DI CAMPIONATO – «Più che fare investimenti economici e rinunciare a vendere giocatori, avendo avuto offerte importanti alle quali nessuno nel mondo avrebbe rinunciato. Ci sono i cani da salotto, da passeggio e da combattimento. Io sono un combattente, mai un reduce. Quando hai la necessità di dimostrare, vuoi emergere, metti il 300%. E’ come quando hai una Ferrari e la fai andare a 150%. Bisogna essere coscienti delle proprie potenzialità, e quindi umili nei confronti dell’avversario. Alla Lazio manca il mio carattere, la squadra non mi rispecchia. Io cerco di agire con l’esempio. Più che fare questo, un presidente non può. Ho fatto investimenti economici e rinunciato a vendere giocatori, avendo avuto offerte importanti alle quali nessuno nel mondo avrebbe rinunciato. Non è rispettoso nei confronti della gente che si sacrifica per la propria passione, per una sana malattia. Tu devi scendere in campo e dare il 300%, poi le partite si vincono e si perdono. La squadra deve dare di più, ha le potenzialità per farlo».

INZAGHI – «Lei ha dato una Ferrari ad Inzaghi? Parlano i fatti. La Lazio può competere alla pari con tutte le squadre. Il fatto che abbia vinto la Supercoppa contro Juventus e Inter. Se questa squadra avesse il carattere di quella del Triplete, guarderebbe tutti dall’alto in basso. La Lazio fattura 120 milioni, la Juventus 480 milioni. Il club ha un patrimonio immobiliare di 200 milioni, di giocatori di 600 milioni. Il lavoro mio l’ho fatto, in campo non vado io».

MERCATO – «Li ho cambiati l’undici titolari, ho comprato altri giocatori. Sono convinto faranno bene, hanno tutte le potenzialità. Poi, la scelta di formazione non la faccio io. Se ognuno di noi avesse un po’ di umiltà, e non di supponenza, probabilmente si otterrebbero dei risultati diversi. Sono abituato a lavorare in gruppo: decido solo io, ma ascolto tutti e se dicono cose giuste le faccio mie. Tutti devono lavoro nell’interesse del gruppo. Il problema è quando qualcuno pensa di esser diventato un fenomeno…»

BUON SENSO – «Nella vita serve buon senso, che passa attraverso l’umiltà, l’interesse collettivo. I meriti sono di tutti, soprattutto di chi ha il coraggio di recepire le intuizioni. Far giocare de Vrij all’Inter? Errori che non dovevano essere commessi, la colpa è la mia, che non sono intervenuto. Io l’avevo detto, secondo me non avrebbe dovuto giocare, l’avevo comunicato ad alcune persone dello staff  A vantaggio mio ci sono i risultati. Mi sono scontrato contro corazzate. Comprai nove giocatori in un giorno, ho fatto delle cose che rimarranno nella storia. Bisogna acquisire questa mentalità. La partita dura 90 minuti, dopo si può mollare».

NUOVI GIOCATORI – «Jony è stato comprato come alternativa di Lulic. Le persone devono essere messe nelle condizioni di potersi esprimere, bisogna dargli il tempo di assorbire la mentalità del calcio italiano. Non sono automi, sono esseri umani. Il problema è che quando tu hai l’alternativa, e magari non lo usi, può capitare che c’è un processo di appiattimento. Indispensabili sono solamente i presidenti, mancano. Quando uno va in solitudine, vive in solitudine. Tre cervelli, quattro cervelli funzionano sempre meglio di uno. E’ un gioco di squadra, si vince tutti insieme, tutti devono far parte del progetto. Se tu ti consideri fuori progetto, è ovvio che non darai il 100%. Reazione di Immobile alla sostituzione? Immobile aveva accusato un malessere, Inzaghi l’ha voluto sostituire. E’ stata una reazione che non era consona all’evento e alla statura del giocatore. Dopodiché, non so quali siano state le dinamiche successive. Ho saputo questa cosa dopo il fatto».

ATALANTA«E’ un’ottima organizzazione, ho massima stima di Percassi, è una persona che sa fare calcio. Ha il vantaggio di farlo in una città meno oppressiva rispetto a Roma, che è la piazza più difficile per fare calcio. Ci sono delle pressioni istituzionali, politiche, mediatiche che non ha alcun’altra piazza. Hanno dei grandi meriti. La squadra ha un’impostazione basata più sulla fame. Stadio? E’ necessario avere uno stadio, purtroppo a Roma non è facile realizzarlo, in altre città vengono incentivate certe iniziative. Qui a Roma si tende di scongiurarlo, si vede soltanto l’effetto negativo. Bisogna far capire alla gente l’importante di costruire una struttura del genere, che è un bene sociale. Condizioni politiche? Non le ho esplorate, allo stato non posso esprimere giudizi. Non ho voluto fare quello che ho fatto da sempre, ovvero l’apripista, ho pensato di vedere quello che succederà con gli altri».