Rosa corta e stanchezza bloccano una Lazio in debito d’ossigeno

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L’analisi tecnico-tattica di Cagliari-Lazio, terminata sul punteggio di 0-0. Brutta partita della squadra di Inzaghi, stanca dopo tanti impegni ravvicinati

Troppo brutta per essere vera: stanca, affannosa, lenta, prevedibile. La Lazio sbatte sul muro del Cagliari e non riesce ad approfittare del passo falso dell’Inter. Il Napoli e la Roma scappano via portandosi via le speranze Champions biancocelesti. Quelle davanti corrono e chi insegue non può permettersi neanche un calo fisiologico, più che giustificato, vedendo i risultati precedenti. Prestazioni pessima dei migliori: quando non girano Immobile, Keita e Anderson c’è poco da fare, se in più ci si aggiunge l’assenza di Milinkovic… In Sardegna vengono fuori i limiti della rosa,  eccessivamente corta. Quando Keita parte titolare non c’è nessuno in panchina in grado di spaccare la partita. Le uniche due risorse a disposizione di Inzaghi ieri erano Luis Alberto e Djordjevic; troppo poco se si vuole ambire al podio. Le buone notizie arrivano dalla difesa, sempre più solida e sicura. I due tulipani al centro non sbagliano mai e nel finale alzano il muro, proteggendo un risultato che poteva anche cambiare. Centrocampo troppo lento, attacco prevedibile, per fortuna c’è il reparto arretrato, che regala un altro S.V. a Strakosha, di nuovo inoperoso. Sosta benedetta, peccato che lasceranno Formello in 10, i più utilizzati fino ad’ora. Due settimane per recuperare smalto, con la speranza che la Lazio possa torna a brillare presto. Insieme al campionato tornerà anche la Coppa Italia. Non serve aggiungere altro.

MANOVRA PREVEDIBILE
– Il modulo è il 4-3-3, almeno per 70 minuti, poi si passa al 4-2-“confusione”. Luis Alberto e Djordjevic non risolvono anzi, creano ancora meno degli altri, ma la differenza non deve arrivare dai loro piedi; se in questa stagione hanno avuto un minutaggio minimo, non ci si poteva aspettare granché. Le delusioni arrivano dal tridente, mai pimpante e pungente. Immobile praticamente evanescente, al pari di Keita e Felipe Anderson. I due esterni provano a dare la scossa, creando anche qualche potenziale occasione, non riuscendo però a trovare il varco decisivo. Nonostante il grande apporto dei terzini, il punto di forza della Lazio, ovvero le fasce,  viene meno. Il centrocampo senza Milinkovic è troppo piatto: Parolo e Lulic hanno provato ad inserirsi ma dai loro piedi e dai loro polmoni, proviene sempre più quantità che qualità. Il Cagliari si è difeso con ordine: due linee da 4 ben vicine tra di loro e profondità negata a una squadra che fa del contropiede la propria forza. Ottima intuizione di Rastelli, aiutato anche dalla fortuna, che gli mette difronte la Lazio più brutta della stagione. Sia Biglia che Hoedt hanno fatto fatica a far partire l’azione, quindi il pallone arrivava con poca fluidità negli ultimi 30 metri, inevitabile conseguenza di poche occasioni create. La più grande capita sui piedi di Anderson, che conclude con la solita superficialità ormai nota. Lui è uno dei più utilizzati e questo turno di stop dovrebbe aiutarlo non poco. Per tornare al top, la Lazio necessita del miglior Felipe.

PODIO DIFFICILE – Impossibile ma non troppo, Difficile? Abbastanza. Il pessimismo arriva dalla classifica, l’ottimismo dal calendario. Tutti gli scontri diretti all’Olimpico fanno guardare il bicchiere mezzo pieno, nonostante i 6 punti di ritardo dal Napoli, anche se non bisogna dimenticare l’Inter, soltanto due lunghezze più dietro. La Champions deve restare un obiettivo, non un ossessione: la Lazio sta lottando con squadre che hanno a disposizione disponibilità economiche notevoli e arrivare quarti, vorrebbe dire metterne comunque una alle spalle (l’Inter). Le prime tre hanno qualcosa in più e la squadra di Inzaghi, sta compiendo un mezzo miracolo tenendo ancora in vita la lotta Champions. A favore della Lazio c’erano i troppi impegni di Napoli e Roma, adesso diminuiti grazie a Real Madrid e Lione. il pareggio contro il Cagliari è più che comprensibile dopo un periodo fitto di partite perfette. Ora la sosta, poi campionato e Roma, tutto in 4 giorni. La stagione può girare su due partite, sarà dunque fondamentale ricaricare le pile e sfruttare la freschezza rispetto a avversari, impegnati su tre fronti fino a due settimane fa. Un pareggio da cui ripartire. Un ‘punto’ di (ri)partenza e non di arrivo.

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