
Gong Lei racconta Paul Gascoigne. L’ex allenatore del Gansu Tianma ha ricordato il mito della Lazio degli anni novanta
Mito indiscusso del mondo del calcio. Paul Gascoigne è diventato famoso non solo per la sua tecnica inarrivabile, ma anche per la sua personalità fatta di luci ed ombre. A fare da contraltare al suo atteggiamento esuberante e sempre al limite dell’eccesso, c’è sempre stata una profonda fragilità. Ad analizzare l’ex giocatore della Lazio, è stato Gong Lei, ex allenatore del Gansu Tianma: «L’affetto era reciproco. In campo era un cavallo, ma fuori – afferma ad AFP – un vero gentiluomo. Non aveva paura di infortuni, era motivato. Aveva un grande cuore».
«Gascoigne soffriva nel vivere in quella città nella provincia nordoccidentale della Cina, che ancora oggi è tra le più sottosviluppate del Paese. Iniziò a sentire nostalgia di casa e ad annoiarsi in hotel. Aveva figli e famiglia in Inghilterra e problemi di denaro. Si sentiva solo e beveva per alleviare le sue preoccupazioni. Con l’alcol arrivò anche il cibo spazzatura, la sua stanza era piena di cioccolato. Poi con lo scoppio dell’epidemia della Sars se ne è andato. Mi manca tanto».