Lazio, Gabriele Paparelli: «Da sempre combatto contro i cori e le scritte su mio padre»

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Gabriele Paparelli, figlio di Vincenzo, racconta il dramma della scomparsa del padre e la continua lotta contro i cori e le scritte infamanti

Si avvicina l’anniversario della scomparsa di Vincenzo Paparelli. Quarant’anni fa, un giovane padre di famiglia veniva brutalmente ucciso durante una partita di calcio a causa di un razzo lanciato all’interno dell’impianto. A proteggerne oggi la memoria, sono i tanti tifosi che lo ricordano con striscioni e bandiere ma, soprattutto, è il figlio Gabriele che lotta costantemente contro la violenza negli stadi.
A Vincenzo è dedicato il docufilm che questa sera trasmetterà Sky Sport, alle ore 20, dove viene raccontato il dramma di una famiglia condannata a convivere non solo col dolore della scomparsa, ma anche con le ferite inflitte da scritte infamanti sui muri di Roma.
«Per anni mi alzavo prima di mia madre e percorrevo la strada che lei faceva per andare al lavoro cancellandole con una bomboletta spray. Ora ci sono i social: i laziali mi avvertono e vado. L’ultima volta a San Lorenzo, nel 2017. Quegli insulti sono contronatura: forse le mie uscite forti sono servite», ha dichiarato Gabriele.

«Mi è rimasto impresso tutto. Un dolore incancellabile. E pensare che quel giorno mio papà non mi volle portare per paura degli incidenti. Non è stato bello portare questo cognome. Da sempre combatto contro cori e scritte». E quando sua figlia Giulia gli chiede: «Perché c’è la bandiera con la foto di nonno?», lui non può far altro che rispondere: «Perché era un grande laziale e gli vogliono bene»,